Le donne del diritto italiano

In occasione dell’8 marzo, giornata internazionale della donna, vogliamo ricordare alcune delle personalità femminili che hanno dato un contributo significativo al diritto del nostro paese. Giuriste, cittadine, donne di politica, tutte hanno lasciato un segno indelebile e cambiato la storia delle donne italiane.

Iniziamo da Lidia Poët, prima donna ad entrare nell’ordine degli avvocati in Italia. Lidia si laurea in giurisprudenza all’Università di Torino discutendo una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne. Dopo il periodo di pratica, svolto presso lo studio legale del senatore Bertea, supera gli esami per diventare procuratore legale, chiedendo di poter entrare nell’ordine degli avvocati di Torino. L’iscrizione avvenne, non esistendo un divieto specifico, ma ciò non sembrò opportuno al procuratore generale, che presentò denuncia alla Corte d’appello.  La corte accolse la richiesta del procuratore e la Corte di Cassazione confermò successivamente tale decisione. Lidia poté perciò solo collaborare nello studio del fratello Enrico, divenendo molto attiva per la difesa delle donne e dei minori. Ciò fino al 1919, anno di approvazione della legge Sacchi, che autorizzò le donne ad entrare in (quasi) tutti i pubblici uffici. All’età di 65 anni Lidia diventa finalmente avvocato, potendo esercitare ufficialmente la professione.

Proseguiamo con Tina Anselmi, partigiana e prima donna ad essere eletta ministro della Repubblica Italiana nel nostro paese. A lei dobbiamo la legge sulle pari opportunità, ossia la legge 903 del 1997, grazie alla quale l’occupazione femminile fece un enorme passo in avanti. Principi quali il divieto di discriminazione basato sul sesso nell’accesso al lavoro, la parità salariale, la possibilità per i padri di curarsi dei figli tramite gli strumenti di sostegno alla maternità ( seppur solo in assenza delle madri stesse) si trovavano scritti ora nero su bianco, realizzando  finalmente l’attuazione dell’art 37 della nostra Costituzione, per dirlo con le parole della stessa Anselmi. Sempre a lei dobbiamo poi la “clausola di genere” inserita nella legge elettorale del 1993, che imponeva ai partiti di indicare nelle liste elettorali, in alternanza, un candidato e una candidata per la Camera dei Deputati. Infatti, la Anselmi considerava inaccettabile che a quel tempo le donne sedute in parlamento fossero solo l’8% del totale.

Una menzione è doverosa anche per Maria Gabriella Luccioli, che fu tra le prime otto a vincere il concorso in magistratura nel 1965, il primo aperto alle donne.Ha svolto le funzioni di pretore e di consigliere presso la Corte d’Appello di Roma ed è anche ricordata come la prima toga rosa in Cassazione, diventando tra l’altro presidente di sezione. Ha anche pronunciato sentenze importanti in materia di diritto di famiglia e diritti fondamentali (ricordiamo la n.21748 nel 2007, sull’alimentazione eidratazione forzata di Eluana Englaro).

In questo elenco non può mancare il nome di Tina Lagostena Bassi. Laureata all’Università di Genova è stata insegnante, avvocato e politica, nota nei tribunali italiani per il suo lavoro a tutela dei diritti delle donne. Ha difeso Donatella Colasanti nel processo sul massacro del Circeo ed è stata difensore di parte civile nel processo per stupro, cioè il processo tenutosi nel tribunale di Latina nel 1978, ripreso e mandato in onda nel 1979 dalla Rai. Lo scopo di documentare tale vicenda era quello di dimostrare come nei tribunali italiani la vittima dello stupro stesso si trasformasse in imputata. La vittima in questione, nota come Fiorella (il cognome non sarà mai rivelato), denunciò per violenza carnale quattro uomini, compreso un suo conoscente, Rocco Vallone, dichiarando di essere stata adescata tramite un  invito in una villa, per discutere di una proposta di lavoro. Divenne evidente agli occhi dell’opinione pubblica come gli avvocati difensori tentassero di manipolare dettagli della vicenda e della vita privata della vittima, per cercare di affermare l’idea che una donna di buoni costumi non potesse essere stuprata. Se lo stupro c’era stato, ciò era dovuto a una qualche provocazione della donna e in assenza di segni di ribellione, la vittima doveva considerarsi consenziente. La trasmissione fu replicata a seguito della vasta eco del documentario, seguito da 9 milioni di telespettatori.
Fu una delle fondatrici del Telefono Rosa ed è stata tra le altre cose Presidente della Commissione Nazionale parità e pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché membro del gruppo sulle pari opportunità della Comunità Europea.


Vorrei concludere con il nome di Franca Viola, alla quale dobbiamo l’abrogazione dell’art. 544 del codice penale che disciplinava l’istituto del così detto matrimonio riparatore. Esso consisteva nella possibilità di estinguere il reato di violenza carnale attraverso il matrimonio tra l’accusato di violenza e la persona offesa , unico modo tra l’altro per la donna in questione di salvare il suo onore e quello della sua famiglia secondo la morale del tempo. Franca era stata infatti rapita, violentata e segregata per otto giorni da Filippo Melodia, il quale non accettava che il padre della stessa avesse rotto il loro fidanzamento (a seguito del fatto che Melodia era stato in carcere). Melodia si aspettava di riuscire a sposare Franca costringendo i genitori di lei ad accettare il matrimonio a seguito della violenza, ma questi lo fecero invece arrestare. Nel processo che seguì, in tutti i modi gli avvocati dell’imputato cercarono di dimostrare che si fosse trattato di una fuga consenziente della ragazza e che il successivo rifiuto fosse dovuto al fatto che i genitori non approvassero il marito, ma invano. Melodia ha poi scontato 11 anni di carcere e Franca e la sua coraggiosa famiglia sono diventati simbolo di dignità per tutte quelle donne che dopo di lei subirono gli stessi ricatti, avendo però il coraggio di rifiutare il matrimonio riparatore. Quest’ ultimo è stato infine abrogato ufficialmente nel 1981, dopo 16 anni dall’episodio.

 

-Giuliana Falcone

Author: Caterina Bracciano

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