Laurea telematica: è davvero una laurea?

Il 17 aprile 2003 fu emanato un decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca con cui furono istituite le università telematiche.

Nel 2013 il Ministero dell’Istruzione ha nominato una Commissione di studio per analizzare le questioni attinenti alle università telematiche e per tutelare la qualità dell’offerta formativa. La Commissione ha rilevato un numero notevole di punti critici tra cui l’accreditamento, ex ante e senza verifiche, dell’attività di ricerca; la non idoneità dello svolgimento degli esami di profitto e dell’attribuzione dei CFU all’acquisizione delle competenze previste; l’inesistenza o assoluta inadeguatezza di attività di laboratorio; l’ottenimento di CFU per attività lavorative pregresse non sostenuto da adeguati criteri e, infine, l’inferiore livello di preparazione rilevato nei laureati “telematici” rispetto a quello dei laureati convenzionali.

Nonostante tali notevoli problemi, la laurea conseguita nelle università telematiche riconosciute dal Miur è equiparata in toto alla laurea tradizionale, consentendo perciò l’accesso a qualsiasi concorso pubblico o esame di stato. L’analisi della commissione deve però far riflettere e spingere il legislatore a prendere provvedimenti al più presto, in modo da colmare il dislivello esistente tra le università.

L’anomalia in realtà sembra riguardare non solo le università telematiche, ma anche alcune università private. Il problema, infatti,non sussiste nell’insegnamento telematico, ma nel provenire quest’ultimo da strutture private capaci di imporre regole proprie e avulse da quelle statali. Si rischia così di abilitare a ruoli di responsabilità alcuni soggetti che non dispongono delle conoscenze sufficienti oppure di discriminare quei laureati “telematici”, che per raggiungere l’obbiettivo hanno faticato e studiato comunque da manuali universitari.

Chi si iscrive a facoltà telematiche è di sovente mosso da una necessità: si tratta per lo più di ragazzi che si destreggiano tra lo studio e il lavoro, sfiancati da un lato dalla necessità economica, sospinti dall’altro dal desiderio di elevarsi culturalmente.

Queste facoltà quindi non vanno condannate, ma preservate ed estese alle stesse università tradizionali, in quanto sono baluardo di quei principi costituzionali che vogliono un pieno sviluppo della personalità dell’individuo, art. 2 Cost., e che vedono nell’istruzione un diritto inviolabile della persona umana, art. 33-34 Cost. e art. 26 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

 

-Giulia Maddaloni

 

Author: Caterina Bracciano

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