L’abominevole condanna di Nasrin Sotoudeh

Lo scorso 9 aprile gli avvocati romani hanno protestato davanti all’ambasciata iraniana in via Nomentana e a lei è stato dedicato il Congresso Nazionale Forense di quest’anno,svoltosi da poco nella capitale.

Stiamo parlando dell’abominevolte condanna pronunciata nei confronti di Nasrin Sotoudeh.

Pochi giorni dopo la festa delle donne viene diffusa su tutti i giornali del mondo la notizia della condanna a 33 anni di carcere e a 148 frustate. Sì, 148 frustate. Una pena aberrante e disumana inflitta ad un’avvocatessa e attivista, la cui unica colpa è quella di voler far valere i diritti delle donne in Iran e che per questa ragione è stata definita una criminale.

Nasrin è una donna che si è schierata sin dall’inizio della sua carriera in favore dei diritti umani e che ha sempre combattuto in modo pacifico per essi.

Nel corso di tutta la sua vita si è impegnata in diverse battaglie per legittimare i diritti umani nel suo Paese, ha rappresentato molti attivisti, politici dell’opposizione iraniana, diversi giornalisti e persino il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Ha difeso numerose donne condannate per essere apparse in pubblico senza hijab ed è stata una dei maggiori attivisti per la protesta contro l’obbligo di indossare il velo. E’ stata inoltre l’avvocato di diverse madri e bambini, che subivano abusi familiari.

Era stata condannata già nell’agosto del 2018 a scontare 5 anni di carcere, che sommati ai 33 di adesso, formano un totale di 38 anni, ai quali si aggiungono le 148 frustate legate al fatto di essere comparsa davanti alla Corte senza velo. Secondo quanto riportato da Amnesty International, i giudici iraniani avrebbero applicato l’articolo 134 del codice penale, che autorizza ad emettere una sentenza più alta di quella massima prevista se l’imputato ha più di tre imputazioni a carico.

I capi di accusa contro di lei sono sette tra cui: incitamento alla corruzione e alla prostituzione, apparizione in pubblico senza velo, atti peccaminosi in luogo pubblico, turbamento dell’ordine pubblico, disturbo dell’opinione pubblica, minaccia per la sicurezza nazionale. Come se non bastasse, la sentenza in questione impedisce a Nasrin di vedere il marito e i figli,così come di continuare a svolgere il suo lavoro. Tra l’altro la signora Sotoudeh si trova già in carcere dal giugno scorso per una condanna inferta nel 2016.

Tutto il mondo si è mobilitato per chiedere il suo immediato rilascio e per far cadere tutte le accuse contro di lei. Numerose le petizioni e le manifestazioni in tutto il globo, ma lei continua ad essere tenuta ingiustamente in carcere.

Quante persone ancora dovranno soffrire per rendere effettivi i diritti, che noi spesso diamo per scontati?

 

-Luisa Sbarra

Author: Caterina Bracciano

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