La teoria non basta: spazio alla pratica

Confrontando l’Università italiana con i sistemi universitari europei, ci rendiamo conto che il nostro Paese offre corsi poco professionalizzanti che, secondo l’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca), formano nella media europea un quarto dei giovani laureati.

I nostri diplomi di laurea, a detta dell’Agenzia, avrebbero “un alto contenuto teorico, tipico dell’istruzione universitaria tradizionale”. Ciò indica una difficoltà delle Università italiane ad adattarsi alle nuove esigenze di formazione dei giovani, alla luce delle mutate richieste del mercato. Nel nostro percorso di studi manca, in sostanza, l’approccio pragmatico che ci faccia esaminare concretamente la realtà del lavoro che ci aspetta. Una débâcle rinvenibile soprattutto a Giurisprudenza, il cui punto di forza, specialmente alla Federico II, è la profonda conoscenza tecnica degli istituti giuridici, che non può prescindere dallo studio accurato ed ineccepibile del diritto romano.

Sarebbe deformante, infatti, ritenere che ciò sia sufficiente ai fini della formazione di uno studente di giurisprudenza: l’aspetto assertivo, teorico e tecnico, che certamente deve essere impeccabile, va integrato con l’elaborazione pratica della Legge. Gli studenti lamentano la poca interattività dei corsi e la quasi totale mancanza di simulazioni di cause (Moot Court Competitions), che molti paesi europei organizzano ormai sistematicamente, riproducendo fedelmente un processo con tanto di giudice, parte vincente e parte perdente.

I libri che studiamo sono intrisi di dottrina, e materie come procedura civile, penale e amministrativa, diritto finanziario e diritto commerciale sono raramente dotate di una connotazione pratica. La capacità di individuare una norma per fini meramente conoscitivi e la semplice memorizzazione degli istituti non bastano, occorre acquisire quella flessibilità mentale che ci faccia comprendere le conseguenze giuridiche di una norma, che la rendano adeguata per la risoluzione di un caso concreto. Dobbiamo focalizzarci sui leading cases, incrementare la lettura di sentenze e l’utilizzo dei testi di legge, corredandoli di un risvolto pratico. Per sopravvivere alle numerose insidie del mondo del lavoro ed evitare di trovarci, un giorno, a fare cose mai fatte o viste prima, dobbiamo aver una preparazione eccellente, e questa non può non includere la capacità di redigere atti giuridici o, almeno, di riconoscere un testamento e distinguere un atto amministrativo da un contratto! I nostri corsi, però, sono privi di esercizi di scrittura che, oltre a tornarci utili nel momento di applicazione concreta di quanto stiamo imparando, costituirebbero un aiuto notevole per la preparazione di eventuali concorsi.
Insomma, l’Università dovrebbe impegnarsi di più nella preparazione degli studenti al mondo del lavoro, connotando i corsi di una finalizzazione pratica, la quale agevolerebbe non poco la preparazione di alcuni esami, nonché l’apprendimento di materie, il cui studio esclusivamente mnemonico richiede inevitabilmente più tempo.

Carmela Cordova

Author: Carmela Cordova

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