La società di Pasolini 40 anni dopo

<<Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come.>>(Pier Paolo Pasolini )

Questa la profezia lanciata dal bolognese qualche lustro fa,ed oggi a distanza di 40 anni dalla sua scomparsa è doveroso analizzare come si sia evoluta la società da Pasolini tanto criticata. Moravia definì Pasolini come <<…una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile…>>. Definire Pasoloni come poeta,regista o scrittore sarebbe riduttivo e mortificante per lo spessore umano della persona.

Pasolini criticava una società borghese che,oggi,rispetto a ieri è cambiata,la borghesia si è economicamente impoverita ma non è socialmente diversa da quella che Pasolini criticava 40 anni fa. Non è diversa anche se sono cambiati i costumi e soprattutto ha la stessa difficoltà a parlare di determinati temi. Pasolini spesso viene identificato impropriamente come un comunista,ma secondo l’opinione di chi scrive, non era un comunista. Al massimo,per un determinato periodo della sua vita può’ essere considerato un simpatizzante. Pasolini è stato il primo,in un periodo storico difficilissimo,a spostare il dibattito su temi complessi e scomodi per quel ceto borghese che non aveva il coraggio rispondere alle sue domande.

Oggi mi trovavo a Roma, pensavo che fosse scontato sentir parlare di Pasolini al bar,pensavo che l’omicidio- che si voglia credere alla versione del Pelosi o meno-fosse servito a qualcosa,che avesse portato un cambiamento nella società. Ho tristemente notato che come prevedeva Pasolini,l’Italia si è spoliticizzata,è rimasta solo tanta demagogia in campo.

Quel campo che Pasolini amava e vedeva come l’ultimo fenomeno sociale di massa esistente nella sua società: il calcio. Anche quello è cambiato,ora il calcio è diventato business,la quarta azienda italiana per fatturato e quei valori che Pasolini decantava non trovano più spazio nella società dei tifosi. Che si voglia credere o meno alla versione del processo,Pasolini fu ucciso ad Ostia. 40 anni dopo,il Decimo municipio di Roma Capitale (Ostia) è stato sciolto per mafia e Pasolini questo non poteva prevederlo,del resto nessuno lo ha mai considerato come un veggente.

Camminando per “Roma Capitale” mi sono imbattuto in una serie di manifesti,contro l’adozione dei gay e contro l’omosessualità. Si criticava Pasolini per i costumi,si pensava che dopo la sua morte qualcosa sarebbe cambiato,che dopo il film di Marco Tullio Giordana qualcosa sarebbe cambiato. Ma dopo 40 anni è avvilente constatare che i cambiamenti auspicati da Pasolini non ci sono stati e se fosse tra noi,sono certo che criticherebbe questa società con toni ancora più forti.

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Pasolini su una cosa si sbagliava: la televisione privata. Secondo il suo pensiero creare un sistema di televisione privata sarebbe risultato l’unico modo per limitare la potenza manipolatrice della televisione pubblica. Invece con la televisione privata la situazione è peggiorata,l’informazione veicolata dai mass media è diventata sempre più influenzata dagli interessi investitori privati. Pasolini poteva sbagliare,forse ha sbagliato,come tutti gli esseri umani. Ma il patrimonio che ci ha lasciato quest’uomo non ha eguali nel secolo scorso.

Ad avviso di chi scrive, Pasolini è stato “ucciso” dalla società,con la complicità delle istituzioni e con una matrice politica. Vittima di quella società non pronta ad accoglierlo in quegli anni. Quella società che neanche ad oggi sarebbe in grado di farlo ma che avrebbe sempre più bisogno di una figura come Pasolini.

40 anni dopo l’aria di Roma Capitale è sporca e nessuno della società civile è in grado di concentrare il dibattito su determinati temi senza scadere nella banalità della demagogia. Già,quanto ci manca Pier Paolo Pasolini…

Gianmarco Apuleio

Author: Gianmarco Apuleo

Diplomato al "Liceo Classico Jacopo Sannazaro" , ora studente presso il "Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Federico II". Le mie passioni sono il cinema,lo sport e la letteratura sudamericana. Amo viaggiare e credo che alla base del nostro percorso universitario ci debba essere lo scambio di conoscenze ed informazioni,in modo da accrescere la nostra cultura all'interno di un percorso collettivo e non individuale.

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