La “notte prima degli esami” dello studente di Giurisprudenza

Se il buon Lessing avesse studiato Giurisprudenza, probabilmente avrebbe asserito che “l’attesa dell’esame è essa stessa l’esame” e pensandoci bene, non avrebbe poi avuto tutti i torti. Se ognuno di noi avesse la lucidità di analizzare razionalmente il fenomeno fisico “esame” astraendolo dall’annesso fenomeno fisico “ansia”, giungerebbe tranquillamente alla conclusione che, tutto sommato, è più atroce aspettare l’esame che sostenerlo.

Per nostra somma sfortuna, tuttavia, nessuno di noi è dotato di tale capacità di astrazione, quindi dobbiamo tutti, necessariamente rassegnarci ad affrontare tutti gli step pre-esame, il più temibile dei quali è senza dubbio la notte che precede il fatidico giorno. Non c’è un modus vivendi univoco per questa specifica tappa, ciascuno di noi la vive in maniera singolare (o singolarmente disperata, a voi la scelta).

Parte della “dottrina” concorda sul fatto che il giorno e la notte prima degli esami sia un bene chiudere i libri e dedicarsi ad opportune attività ricreative quali, ad esempio, rendersi umani, dormire, rendersi presentabili, abbandonare l’outfit pigiama/tutone anti-acchiappanza, fare una passeggiata sul lungomare con relative cuffiette nelle orecchie, scambiare qualche parola con qualche essere vivente (abbandonare, quindi, l’adorato peluche di turno che ha assunto frattanto le mitologiche sembianze del professore con cui il giorno dopo bisognerà combattere).

La maggior parte dei malcapitati studenti, tuttavia, non apprezza le distrazioni del giorno prima, quindi ritiene che l’80% della preparazione per l’esame si acquisisca durante le ultime 24 ore, anzi, addirittura la notte prima dello stesso. Ecco che, quindi, dal nulla sbucano immani caraffe di ottimo “caffè dello studente” e lattine di “redbull”, “burn”e altre gradevolissime bevande, un toccasana per la gastrite che ci assale in quei momenti, che, malgrado tutto, sono l’unico supporto per studiare i quattro testi di cui, fino a qualche ora prima, ignoravamo anche l’esistenza. E così, forti dei nostri potentissimi mezzi per affrontare le emergenze, studiamo dalle 22.00 alle 5.00; alle 5.01 ci appoggiamo due secondi sul letto, impostiamo la sveglia alle 5.30, giusto per dire“sì, ho dormito un po’stanotte”, ma, in quei 29 minuti, la sensazione di ansia e vuoto interiore mista ai sensi di colpa ci assale, quindi ci alziamo di nuovo, riprendiamo i libri, riprendiamo a leggere senza effettivamente capire più nulla e, dopo un’ora abbondante passata a ostinarci a far entrare qualcos’altro nella nostra testa, ci rassegniamo e ci avviamo verso la doccia, verso il novantaquattresimo caffè consecutivo e verso il nostro ineludibile, inesorabile destino.

La verità è che il vero esame è proprio superare questa fase, perché ciascuno di noi è conscio del fatto che quando giungerà a quella fantomatica sedia, tutta l’ansia, le paranoie e le incertezze svaniranno e comunque vada sarà un’enorme liberazione perché, in ogni caso, dopo un pianto liberatorio o un’ubriacata, la sera stessa potremo tornare a dormire ed essere persone normali.

Ilaria Valente

Author: Ilaria Valente

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