La giuria popolare in Italia e nel Common law

Capita spesso di vedere in tv, soprattutto nei legal drama, la fatidica scena dell’arringa finale dove l’avvocato si rivolge direttamente ai giurati, cercando di suscitare emozioni e di creare un contatto empatico con loro per averli dalla sua parte nel verdetto. Tutto questo iter nel nostro ordinamento non è presente.

In Italia, infatti, è persino errato utilizzare l’espressione ‘giuria popolare’ perché non esiste. Esistono i cosiddetti giudici popolari, che affiancano in sei i due giudici togati nella corte d’assise (corte penale per crimini gravi e che suscitano un forte interesse pubblico) e nella corte d’assise d’appello. I giudici popolari (detti anche laici) vengono estratti a sorte da una lista di cittadini italiani iscritti in un apposito albo, senza alcuna distinzione di sesso e di età compresa tra i 30 e i 65 anni. Devono essere in possesso della licenza media inferiore per la corte d’assise e del diploma di licenza media superiore per la corte di assise d’appello. Non possono partecipare i magistrati e i funzionari appartenenti all’ordine giudiziario, alle forze armate o a qualsiasi altro organo di polizia. Anche i ministri di culto e i religiosi sono esclusi.

Viene formato un unico collegio tra giudici togati e popolari in cui deliberano con parità di voto. I primi ad esprimere il voto sono proprio i giudici popolari, cominciando dal membro meno anziano, in modo che non siano influenzati dai voti altrui.

Nei sistemi di common law (dove la giuria popolare è nata) la selezione della giuria è il momento con cui si apre il processo e deve avvenire pubblicamente. I giurati vengono convocati in aula dal tribunale e vengono selezionati dagli elenchi elettorali. Gli avvocati dell’accusa e della difesa rivolgono loro delle domande per estrapolare le loro opinioni e i loro orientamenti personali, e per verificare se abbiano dei pregiudizi che potrebbero influenzare la formazione di un verdetto equo, obbiettivo e giusto, e inoltre hanno la facoltà di accettarli o ricusarli, entro certi limiti. Scelti i giurati (in numero di 12) la giuria è formalmente composta e dovrà restare in isolamento per tutta la durata del processo, senza avere contatti con l’esterno in modo da non essere influenzati.

Al termine di un processo penale o civile, la giuria, dopo essersi riunita per l’ultima volta in camera di consiglio, emette il verdetto finale di colpevolezza o non colpevolezza. In seguito vi è la sentenza del giudice, che stabilisce la pena o l’assoluzione in caso di processo penale oppure le conseguenze giuridiche in caso di processo civile.

 

-Luisa Sbarra

 

Author: Caterina Bracciano

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