La Federico II festeggia con Jovanotti i suoi 791 anni: compleanno tra musica e polemiche

791 candeline non saranno facili da spegnere, ma non le teme: sono quasi otto secoli che la nostra Università forma menti illustri e combatte in nome della cultura. Era il cinque giugno del 1224 quando Federico II di Svevia fondava a Napoli la prima università laica e statale e oggi è più che mai giovane e vitale grazie ai suoi studenti. In occasione di questa lieta ricorrenza, non si è fatta mancare festeggiamenti di degno stile con importanti eventi e ospiti: dal cantautore romano Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, alla Laurea Honoris Causa a Paolo Sorrentino, premio Oscar partenopeo.

Ieri mattina, giovedì quattro giugno, si respirava un’aria particolarmente frizzante nelle strade del centro ben conosciute da noi studenti. Tra sorrisi e sguardi eccitati, i (relativamente) pochi fortunati si accalcavano contro i cancelli, mai stati così chiusi, della sede di Giurisprudenza sita in via Porta di Massa, il Palazzo Pecoraro-Albano. Circa cinquecento ragazzi aspettavano, incuranti del sole di mezzogiorno che picchiava sulle loro teste, pronti a esibire i tanto criticati e limitati coupon che davano accesso all’evento. Assieme a chi, come me, si affidava al potere della fortuna per entrare, sprezzante della security degna di un aeroporto statunitense dopo l’11 settembre: omoni in abito scuro e auricolari, membri dello staff con liste da controllare e ricontrollare, fotografi e stampa appostati un po’ ovunque. Il nostro amato Palazzo di Vetro messo sotto assedio.

E a guardar tutto questo ci si chiede: perché c’è stata così poca pubblicità nelle ultime settimane? Perché quest’organizzazione perfetta e sincronizzata non ha provveduto a informare a dovere noi studenti? Ebbene, guardavo tutto questo e non mollavo. In nome di tutti coloro che non hanno avuto possibilità di partecipare. Dopo aver vissuto una vera e propria odissea, posso rendervi partecipi di ciò di cui si è discusso nel seminario. Perché, come dice lo stesso Jovanotti, si può vivere anche di racconti ed emozioni trasmesse. E dunque dico ai miei lettori, ancora feriti dalla disorganizzata propaganda fatta, di mettere da parte l’astio e sentire – ma sentire col cuore – le mie parole.

L’incontro con Jovanotti s’inserisce in un ciclo di seminari, «I linguaggi della creatività», che vede per protagonisti gli artisti. Artisti che sono testimoni privilegiati della realtà sociale e culturale, che ne raccontano le dinamiche, i mutamenti, le emozioni. La creatività, infatti, è un elemento fondamentale nell’arte, nella musica e in tutte le attività dell’uomo. Ed è proprio con la parola “creatività” che il moderatore Lello Savonardo, docente di Comunicazione e Culture giovanili, introduce questa briosa conversazione, incontrando un Lorenzo aperto, sorridente, gioioso. Si presenta con un cappello e una camicia a fiori. Un eterno Peter Pan dalla zazzera bionda, che saluta i ragazzi in un boato di urla e applausi. «”Creatività” è una parola abusata – dice – che guardo con sospetto. Non mi fa impazzire, preferisco la parola “invenzione”. Mi piace pensare che l’universo sia stato già creato e che noi possiamo semplicemente riassemblare le cose in combinazioni infinite. Esiste l’alfabeto e con quelle ventuno lettere si può creare un altro universo»

Napoli, Italia – 04 giugno 2015. Il cantautore italiano Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, durante il seminario dal titolo: “I linguaggi della creatività” organizzato dall’Ateneo partenopeo Federico II. Durante l’incontro, l’artista ha discusso con gli studenti di musica, dei nuovi linguaggi artistici e del suo lavoro. Ph. Anna Monaco

È così, Jovanotti. Ti parla come fosse un vecchio amico, con parole semplici, efficaci. E tra un intercalare poco elegante e una risata, ti cita anche le Città Invisibili di Italo Calvino: «Nel futuro c’è tutto il passato e nel passato c’è tutto il futuro: io sto nel mezzo. Cerco di trovare degli spazi d’innamoramento all’interno del presente, “cercare cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e dargli spazio”» Dobbiamo sentire, vivere l’hic et nunc. Perché il mondo è nostro e a vent’anni abbiamo davanti il futuro. «Sentivo respirare intorno a me aria di scoraggiamento e forte la spinta a reagire. Le società decadenti non vanno da nessuna parte, non costruiscono niente. Nel brano “Il mondo è tuo” ho provato a gridare forte che il mondo non viene a prenderti. Gira e noi giriamo assieme a lui. Ma le occasioni non ti cercano, devi essere tu a cercare loro» Si rivolge così a noi studenti, trasmettendoci tutta la sua spinta vitale. E ci tiene a specificare che è un do ut des: come noi veniamo baciati da questo cherubino di nome e di fatto, così lui trae molto dai giovani, parte più viva del suo pubblico e della società «Sono bagni di allegria e di umiltà. Mi piace entrare in contatto con voi, non solo attraverso la musica. Ho avuto moltissimo dal mio mestiere: tutte le occasioni per restituire, le colgo».

-Marzia Braco

Author: Marzia Braco

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