La drammatica vita degli studenti disabili in facoltà: chi se n’è accorto?

Con la Convenzione Onu del 2008 sui diritti delle persone con disabilità, gli Stati si sono impegnati a proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento dei diritti umani e le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità. Ratificata anche dal Parlamento italiano, è ora legge dello Stato.

Gli obiettivi sono quelli di sostenere la vita indipendente di ogni disabile e promuovere la consapevolezza del loro contributo alla società. E’ la prima Convenzione che prevede espressamente un forte coinvolgimento della comunità, che deve imparare ad includere la diversità, e a lasciarsi arricchire da questa. “Includere”, che è diverso da “integrare”. Integrare vuol dire che chi arriva deve adattarsi ai modelli e alle regole predominanti. Includere i disabili nella comunità, invece, vuol dire che la società cambierà le regole, per far si che ogni suo membro sia libero di scegliere il proprio futuro, in linea con ciò che desidera, con i suoi talenti e ambizioni, e non con ciò che gli è possibile fare. E’ questo un approccio culturale completamente rivoluzionario, per quanto naturale e normale esso sia. Una sfida che ha bisogno di ognuno di noi, e consiste nell’avere un sistema che non sia teso esclusivamente alla cura e all’assistenza dell’individuo con interventi speciali, ma uno in cui tutti possano, in condizioni di parità, accedere agli stessi strumenti e servirsene.  Perchè la responsabilità degli ostacoli causati alle persone disabili, è di una organizzazione sociale che non provvede a rimuovere le barriere culturali e ambientali.

Purtroppo, nonostante l’Italia si sia dotata di un quadro normativo tra i più avanzati al mondo, nonostante, alle giuste condizioni, una persona con disabilità sia in grado di vivere una vita completamente autonoma, le città italiane sono ancora tra le più inaccessibili d’Europa. Il Paese delle cose fatte fino ad un certo punto. Napoli ne è un esempio, e la zona universitaria è una delle più critiche.

Per uno studente in carrozzina frequentare i corsi, e dividersi tra le sedi di Porta di massa, Via Marina e Corso Umberto potrebbe essere una vera impresa.

Chi ancora non vi abbia posto attenzione, lo faccia. Noterà come quello stesso marciapiede che percorre ogni giorno distrattamente sia in realtà troppo alto per chi non può salire un gradino. Noterà, mentre cammina, quanto siano rare da scovare le rampe d’accesso ai marciapiedi, la maggior parte delle quali essendo nascoste da contenitori di rifiuti, auto e motorini parcheggiati, bancarelle di venditori ambulanti che ne impediscono l’accesso.  Noterà che quelle buche, le parti dissestate, o i rifiuti per le strade, che può evitare agevolmente spostandosi, siano un grande ostacolo per lo studente in carrozzina.

Anche prendere un semplice caffè, o acquistare un libro, o comprare una penna può esser vietato loro, dato che non tutti i locali sono dotati dello scivolo per l’accesso. Inoltre si potrebbe rischiare di aspettare ore e ore alla fermata dell’autobus, dal momento che soltanto uno su sei è dotato dell’apposita pedana.

Questa è una città che non rispetta la Convenzione, che non ne ha compreso lo spirito, e che sembra non averne alcun interesse: si pensi anche soltanto al fatto che la maggior parte dei parcheggi per disabili sono occupati da persone che disabili non sono.

Forse non tutti sanno che l’Università Federico II prevede un centro specifico, “SInAPSi, che è il Centro di Ateneo per tutti gli studenti che si sentono esclusi dalla vita universitaria a causa di disabilità, Disturbi Specifici dell’Apprendimento(dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) o difficoltà temporanee. Offre servizi e sostiene iniziative per favorire la partecipazione di tutti gli studenti alla vita universitaria. Collabora con le strutture dell’Ateneo per assicurare l’accessibilità degli ambienti. Promuove e svolge attività di ricerca e di studio per migliorare l’inclusione degli studenti.”  Questo è quello che tutti possono leggere sul sito www.sinapsi.unina.it, ed è un’attività che da speranza, che crea un futuro.  Accanto a questo, i servizi di cui gli studenti possono in genere beneficiare sono la riduzione delle tasse universitarie, la tessera ADISU per i buoni pasti che prevede ulteriori riduzioni per gli studenti con disabilità, strumenti multimediali e aule informatiche, anche se non in tutte le sedi. Tuttavia questo non è ancora sufficiente; lo dimostra il fatto che la maggior parte di essi non segue i corsi, e quei pochi si arrangiano con mezzi propri, con l’aiuto della famiglia e degli amici, piuttosto che ricorrere ai servizi offerti dall’Università. La diffidenza e la sfiducia arrivano al punto tale che spesso si rinuncia a far valere un proprio diritto, perchè tanto la burocrazia ha tempi lunghi.

E’ necessario che le cose cambino: l’obiettivo cui si deve tendere, non è solo quello di assistere e sostenere il disabile nel suo percorso, ma è quello di permettergli di vivere una vita universitaria indipendente; che a scoraggiarlo possa essere soltanto quel corso particolarmente difficile, o quel professore particolarmente noioso, e niente altro; che  nessuno debba sentirsi a disagio nel chiedere una qualsiasi misura che possa soddisfare le proprie esigenze. Quello cui si deve auspicare è la creazione di una nuova normalità, che non sia caratterizzata dalla certezza dell’inutilità delle proprie pretese, perchè certamente resteranno insoddisfatte, una normalità in cui vi sia partecipazione attiva in tutte le attività e strutture, che sia l’Università ad adeguarsi alle nostre esigenze, non il contrario.

-Francesca Alfieri

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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