Intervista al prof. Antonio Cavaliere: Aspetti problematici del caso Sallusti

 

“UNA CHIACCHIERATA CON…”

il prof. Antonio CAVALIERE

Aspetti problematici del caso Sallusti

=Buongiorno professore Cavaliere.

=Buongiorno

=Negli ultimi giorni siamo stati bombardati da media, giornalisti ed opinionisti sul caso Sallusti. Quello che è mancato, e di cui forse avevamo davvero bisogno, è l’opinione di un penalista che ci permettesse di andare al di là del caso concreto per poter compiere determinate riflessioni di carattere generale. Perciò stamattina sono venuto a farle visita.

=Mi dica, sono felice di aiutarla.

=Premesso che tutti noi siamo informati sul caso materiale, innanzitutto le chiedo, poteva il giudice decidere diversamente?

=Direi di sì, il giudice ha sempre una forte discrezionalità.

=Crede alle male voci che affermano che nel caso di specie ci sia stato conflitto d’interessi?

=Assolutamente no. A questo punto dovremmo dubitare di ogni decisione presa sul conto di un altro giudice.

=Ma è davvero frequente la condanna per diffamazione?

=Caspita! Io ho un amico avvocato che quotidianamente difende imputati in processi di diffamazione. Mi racconta che lui evita di sollevare la questione di costituzionalità perché sa cha la Corte difficilmente la accoglierebbe.

=Anche perché se la accogliesse il suo amico si ritroverebbe senza lavoro!

=(sorriso)

=Mi scusi la battuta. Comunque in questi giorni spesso il dibattito si è incentrato sulla differenza tra reati d’opinione e diffamazione. Ci può illuminare al riguardo?

= Nei reati d’opinione c’è una manifestazione di pensiero invisa al potere costituito, rivoluzionaria, ma non offensiva. Pensiamo ai reati di apologia, propaganda, vilipendio. Mentre i reati di diffamazione ed ingiuria non vengono compresi in senso stretto tra questi. Nel caso di diffamazione si offende l’onore e la reputazione di un soggetto.

=Dunque la falsità non è un tratto essenziale del reato di diffamazione?

=No, il codice Rocco di regola non ammette l’exceptio veritatis. Questo perché anche opinioni vere possono essere offensive. Fatto sta che viene punita una persona semplicemente per aver manifestato un pensiero.

=Ma qual è il bene giuridico protetto dal reato di diffamazione?

=La reputazione della persona.

=Dunque non anche la “tranquillità” della collettività che resta scossa dall’episodio?

=Per favore! Non è necessario, né utile fare quello che accade spesso nel codice Rocco, ovvero pubblicizzare beni giuridici fittizi.

=Benissimo. Dunque, la domanda sorge spontanea: non era sufficiente un semplice processo civile per risarcimento danni?

=Il prof. Roxin a lezione faceva un esempio che le voglio riproporre. Poi lei mi risponderà. Mettiamo che il suo vicino di casa ogni mattina quando la vede uscire di casa le urla <maiale!>. Per lei è meglio denunciarlo e metterlo in galera o è meglio ricevere 1000 euro ogni volta che lo dice?

=Beh, ricevere 1000 euro!

=Lo credo bene. Però mi rendo anche conto che per far funzionare bene il principio di extrema ratio del diritto penale bisognerebbe prima far funzionare bene i controlli civili ed amministrativi, cosa ben lontana dalla realtà.

=Lei sarebbe favorevole ad una riforma del reato di diffamazione?

=Certamente

=Propende per una depenalizzazione o per un cambio di pena?

=Depenalizzazione. La giustizia penale ha altro di ben più importante di cui occuparsi. Se poi i condizionamenti politici non lo permetteranno, spero almeno in un mutamento di pena. Sicuramente la pena detentiva è eccessiva e non proporzionale. Quella pecuniaria andrebbe più che bene.

=Tocchiamo adesso l’altra nota dolente. Che mi dice dell’art. 57 cp, per il quale Sallusti è stato condannato semplicemente in qualità di direttore del giornale in questione?

=L’art 57 è una norma che si potrebbe tranquillamente eliminare perché esiste il concorso di persona. Evidentemente il codice Rocco non aveva molto a cuore la libertà di stampa. Nel suo assetto originario prevedeva la responsabilità oggettiva per il direttore del giornale. Nel 1958 si è cercato di migliorare, ma non del tutto, trasformando l’art. 57 in reato omissivo colposo.

=È pacifica la necessità della colpa?

=Spesso è stato sollevato il problema in dottrina. Ovvero, se si possa davvero parlare di colpa, giacché sul piano sostanziale si finisce per far rispondere anche quando la colpa in realtà non c’è. Qualcuno parla anche di responsabilità oggettiva occulta.

=Premesso che lei non fa l’avvocato, se lei fosse stato il difensore di Sallusti avrebbe sollevato la questione di legittimità Costituzionale?

=Sì. Credo che noi abbiamo una costituzione stupenda che dobbiamo difendere. Da essa la dottrina penalistica più attenta ricava i principi di extrema ratio, proporzionalità e personalità della responsabilità penale. Mi sembra che tutti essi abbiano a che fare con questa storia.

=Quali rimedi concreti si possono avere per evitare la pena a Sallusti?

=Innanzitutto l’abolitio criminis, che appunto avrebbe effetti anche sulla condanna passata in giudicato. Così come il cambiamento in pena pecuniaria. Questo sarebbe un servizio reso a tutti, non solo al caso concreto.

=E la Corte Europea dei diritti dell’uomo?

=Si puo’ adire, ma non mi aspetto grandi risultati.

=La grazia del presidente della repubblica?

=Trovo che sia non auspicabile. Per una ragione ben precisa. Le garanzie vanno difese per tutti e senza fare casi personali. In questi giorni si sta discutendo del problema del sovraffollamento delle carceri. Uno dei rimedi a cui si pensa è l’ennesimo provvedimento di clemenza. Questo è un rimedio che non risolve il problema. Bisogna addivenire a rimedi strutturali e non emergenziali!

=Abbiamo finito, grazie mille professore!

=Grazie a lei.

Giuseppe F. D’Orsi

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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