Intervista a Rosa Schiano, l’attivista Napoletana a Gaza

Rosa Schiano, nata a Napoli, ha 30 anni ed è una attivista per i diritti umani attualmente impegnata a Gaza.
Il suo primo viaggio è immediatamente successivo alla laurea. Da allora i suoi occhi azzzurri con dentro tutto il tempo del mondo non hanno smesso di osservare e documentare quanto accadeva in quella terra martoriata. Noi di Studentigiurisprudenza.it l’abbiamo intervistata:

Che cosa è l’international solidarity movement?

Si tratta di un movimento che esiste da molti anni, formato da attivisti per i diritti umani provenienti da tutte le parti del mondo. Io sono arrivata a Gaza proprio come volontaria di questo movimento che attualmente non esiste piu in Palestina. noi attivisti abbiamo infatti formato da poco un altro movimento che svolge sostanzialmente le stesse attività dell’ ISM”.

Cosa ti ha spinto a a partire per Gaza?

“In realtà il mio impegno per la difesa dei diritti umani risale ai tempi della scuola. Durante il liceo ed università sono sempre stata impegnata come attivista per i diritti umani, fino a quando ho aderito ad Emergency e con loro raccoglievo fondi per costruire ospedali in Iraq ed in Afghanistan; dopo la laurea ho sentito che era il momento di partire: era mio dovere andare in Palestina per dare voce a questo popolo”.

Come si svolgono le tue giornate a Gaza e in cosa consiste il tuo impegno li?

“Le nostre giornate variano a seconda dei periodi e quindi delle necessità, da aprile a giugno, periodo di raccolta del grano, e da ottobre a dicembre, periodo di semina, lavoriamo con i contadini dalle sei del mattino fino alle 13. Il nostro è un lavoro di accompagnamento e di interposizione: la nostra presenza dovrebbe fungere da deterrente ed indurre l’ esercito isreaeliano, posizionato al confine, a non sparare direttamente contro i contadini palestinesi.”

Che cosa è successo a gaza nel 2006 ,dopo la vittoria di Hamas?

“Gaza è un territorio sotto assedio: dopo che Hamas ha vinto le elezioni, Israele ha reagito imponendo severe restrizioni di movimento che interessano sia beni che persone. In particolare ha imposto ai palestinesi il divieto di accedere in una zona che dal confine con Israele si estende per circa 300metri nel territorio palestinese. In questa zona i contadini palestinesi non possono accedere perché rischiano di essere colpiti dai proiettili dell’esercito israeliano posto al confine. Da qui la nostra attività di accompagnamento. La presenza di noi internazionali dovrebbe indurre l’esercito a non colpire direttamente i contadini. Lo stesso discorso vale per il mare: Israele ha imposto il rispetto di 3 miglia nautiche dalla costa, ma nelle 3 miglia non c’ è abbastanza pescato per questo i pescatori palestinesi hanno spesso superato questo limite ,rischiando di essere arrestati dalla marina israeliana, ecco perché noi volontari svolgiamo anche in questo caso attività di accompagnamento come con i contadini.”

Il 21 novembre, durante la guerra denominata “pillar of cloud”, un aereo israeliano ha colpito un auto in cui viaggiavano due cameramen. Secondo te perché le autorità israeliane avrebbero dovuto colpirli?

“Ciò che è successo ai due cameramen è stato sconvolgente per me perché proprio in quei giorni stavo svolgendo la loro stessa attività: riprendere, documentare con la mia camera l’arrivo di centinaia di civili feriti all’ospedale di Gaza City. Noi attivisti, infatti, sopperiamo alla mancanza di informazione su quanto sta accadendo a Gaza svolgendo attività anche di reportage. Sicuramente l’attacco ai due cameramen è stato deliberato perché stavano svolgendo un’attività di denuncia che ha infastidito e continua ad infastidire le autorità israeliane: mostrare al mondo che,a differenza di quanto Israele lasciasse pensare, venivano colpiti non solo obiettivi militari e governativi ma anche e soprattutto obiettivi civili”

Secondo te come potrebbe intervenire la comunità internazionale?

“Noi attivisti chiediamo costantemente che la comunità internazionale intervenga , facendo pressione sul governo israeliano.Tuttavia fino a questo momento gli interventi della comunità internazionale sono stati poco incisivi, invece sarebbero necessarie severe sanzioni nei confronti delle autorità israeliane.”

Cosa chiede il popolo di Gaza?

“Il popolo palestinese vuole vivere in pace. I palestinesi chiedono ,innanzitutto, il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dalle convenzioni internazionali ed in particolare che il governo israeliano osservi quanto sancito nella 4 convenzione di Ginevra: la potenza occupante, in questo caso Israele, deve garantire ai palestinesi, in quanto popolazione occupata i servizi essenziali., invece a ciò provvedono le organizzazioni internazionali. Basti pensare che da più di 60 anni molti palestinesi vivono ancora nei campi dei rifugiati e dipendono dagli aiuti delle nazioni unite. I palestinesi , quindi, chiedono di essere un popolo libero che vive in uno stato sovrano, indipendente ed autonomo politicamente ed economicamente”.

Ad Aprile ripartirai per gaza. Hai paura?

“In realtà ho molta paura di ritornare a Gaza, però sento che sia mio dovere stare lì perché la presenza degli internazionali è una necessità. Ciò che mi spinge a ritornare è l’affetto, la stima che i palestinesi hanno per noi volontari”.

Chi era Vittorio Arrigoni?

 “Vittorio era un attivista dell’ISM impegnato a Gaza come me. È morto qualche anno fa, vittima di un attentato ad opera delle autorità israeliane: la sua eredità morale è racchiusa nel suo ormai celebre motto ‘ restiamo umani’.

Mi rendo conto che, non solo di fronte a quanto accade a Gaza, ma semplicemente nella vita di tutti i giorni sia difficile restare umani. Dobbiamo però cercare di mantenere l’umanità perché l’umanità sarà la nostra forza.”

 

Elisabetta Di Fraia

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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