Interessi anatocistici e condizioni di applicazione: la disciplina italiana

Il termine anatocismo è ormai diventato di uso frequente soprattutto quando si parla di banche e di conto corrente, ma non tutti ne hanno compreso l’effettivo significato. L’anatocismo è un istituto giuridico emerso in Gran Bretagna alla fine degli anni ’90, molto diffuso nella cultura anglosassone ed ha ricevuto formale riconoscimento in Italia con la L. 248/2005

Si tratta di una pratica messa in atto da banche e società finanziarie che consiste nell’applicare un tasso di interesse (il cosiddetto “interesse composto”) sugli interessi stessi di un mutuo o di un finanziamento: il termine anatocismo, infatti, deriva dal greco ἀνατοκισμός e sta a significare ” di nuovo usura”. Gli interessi maturati si “capitalizzano”, si trasformano cioè in capitale, si sommano all’ importo dovuto e producono ulteriori interessi.

Dunque, può l’anatocismo essere definito come una forma di usura? Per il legislatore, no: il codice italiano disciplina questo istituto all’articolo 1283 c.c. ammettendo l’anatocismo,ma sottoponendolo a penetranti limiti al fine di tutelare il debitore proprio dal reato di usura (art. 644c.p.p).La norma ammette anatocismo:

 – con solo riguardo a interessi scaduti e dovuti almeno per sei mesi;

 -con richiesta di domanda giudiziale pattuita posteriormente alla scadenza degli interessi semplici;

 -in mancanza di usi contrari.

La questione della natura degli usi concernenti l’anatocismo è stata da sempre dibattuta, nel 2004 però la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha affermato che gli “usi contrari” suscettibili di deroga al precetto ex art. 1283 c.c. sono veri e propri “usi normativi”, consistenti nella ripetizione generale, uniforme e costante di un determinato comportamento, conforme a una norma che già esiste nell’ordinamento giuridico. Gli usi contrari, quindi, al fine di poter superare il precetto codicistico devono avere carattere normativo, ossia operare sullo stesso piano di tale norma.

Nonostante la legge ne avesse previsto questi limiti stringenti, in passato si riteneva che gli interessi anatocistici fossero pienamente legittimi in quanto nel settore bancario si era diffuso l’uso di applicarli ai contratti di conto corrente. Questo orientamento è rimasto tale sino al 1999, quando la Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità della clausola relativa all’anatocismo in quanto non basata su un uso riconosciuto valido dalla legge. La conseguenza è stata che migliaia di titolari di un contratto di conto corrente hanno richiesto alla propria banca la restituzione (tecnicamente ripetizione) di tutti gli interessi illegittimamente calcolati e versati. Questa circostanza ha dato vita ad un ampio contenzioso nei confronti delle banche e per questa ragione negli ultimi anni  si sono registrati diversi interventi legislativi e si è prodotta numerosa giurisprudenza sul punto.

Attualmente, il d.m.n. 343/2016 del ministro dell’economia ha vietato anatocismo solo per gli interessi debitori(quelli al carico del cliente) ed inoltre, per i conti correnti affidati (cioè caratterizzati da un’apertura di credito) tale divieto è derogabile con l’autorizzazione preventiva del cliente.

Dunque, anatocismo e usura sono modi diversi di ottenere una remunerazione fuori mercato dei capitali “prestati”, e sono illeciti radicalmente diversi anche dal punto di vista giuridico: il primo è un illecito civile, privo di risvolti penali, invece l’usura è vietata dal codice penale.

Come è opportuno difendersi nel caso in cui le banche continuassero ad applicare interessi anatocistici? Oltre alla normale strada del contenzioso civile, il correntista ha a disposizione lo strumento della mediazione, che può essere avviata rivolgendosi ad un organismo accreditato dal Ministero della giustizia. Un’altra strada possibile da percorrere è quella di rivolgersi all’Arbitro Bancario finanziario o all’Arbitro per le controversie Finanziarie (ACF), istituito presso la Consob il 3 Giugno 2016 e operativo dal 9 Gennaio 2017. Occorre precisare che in materia di contratti bancari il tentativo di risoluzione stragiudiziale delle controversie è condizione di procedibilità della domanda giudiziale e che spesso, negli ultimi anni, ha portato ad esiti positivi, soprattutto in ragione della riservatezza che è in grado di garantire alle banche.

Questa situazione italiana riguardo l’anatocismo bancario si differenzia da quella europea. A metà 2015, infatti, l’Unione Europea ha chiesto un chiarimento al governo italiano riguardo gli aggiornamenti giuridici in cui, di fatto, era stato vietato l’anatocismo. Negli altri paesi europei l’ anatocismo è legale (entro determinati limiti) e non ha mai scatenato il clamore che ha suscitato in Italia; ciò in parte grazie all’uso di tassi d’interesse più bassi  che hanno comportato in minor casi il superamento dei tassi soglia.

 

-Stefano Imparato

Author: Caterina Bracciano

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