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CERIMONIA DI INAUGURAZIONE POSTAZIONE UNI LEO 4 LIGHT
Scritto da StudentiGiurisprudenza.it   
venerdě 20 novembre 2009

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Venerdì 27 novembre alle ore 17.00 presso l’aula Pessina della Facoltà di Giurisprudenza Federico II si terrà la cerimonia di inaugurazione della postazione Uni Leo 4 Light.

La postazione, che comprende un videoingranditore da tavolo, videoingranditori portatili, uno scanner con relativo software di sintesi e una licenza multiutente di un software per ipovedenti è stata donata all’Università degli Studi di Napoli Federico II dai Leo Club, l’Associazione giovanile del Lions Club International, nell’ambito del progetto nazionale UNI LEO 4 LIGHT, volto a sostenere ed incentivare lo studio e la crescita professionale dei ragazzi disabili della vista che decidono di proseguire il loro percorso di studi o professionale attraverso il conseguimento di lauree, diplomi o certificati. L’inaugurazione avverrà alla presenza di rappresentanti dei leo club italiani e di autorità accademiche.

L’integrazione delle persone diversamente abili nell’ambiente universitario è stato il principio di fondo che ha indotto il Multidistretto Leo a stipulare un protocollo d’intesa col la Crui e la Cnudd, grazie alla collaborazione del Prof. Paolo Valerio, del Senatore Accademico e Responsabile Leo ai rapporti con le Università Apostolos Paipais, del Presidente del Multidistretto Italy Marco Antonio del Prete e del tesoriere del Distretto 108 Ya Giuseppe D’anna, con il quale i Leo CLubs italiani si sono impegnati a donare almeno una postazione informatica per Regione in una Facoltà umanistica o scientifica, o in alternativa procedere con un interevento migliorativo alle strutture preesistenti presso le facoltà interessate dagli interventi.

 

  brochure evento

 

(11 Commenti)
 
L’esigenza di un vero mercato liberale in Italia
Scritto da StudentiGiurisprudenza.it   
martedě 17 novembre 2009

 

In Italia non abbiamo mai assimilato il concetto di flessibilità. Non per una questione culturale come vogliono farci credere, ma per una patologia che è quasi tutta Italiana. Lo stesso '“amarcord” di Tremonti con il suo “posto fisso torna tra noi”, ne è la dimostrazione lampante; la sua strategia va proprio nella direzione opposta alle tendenze delle economie mondiali.

Tutti i governi che si sono susseguiti dal 92 ad oggi hanno cercato di avviare il nostro modello economico verso quello liberale. Ma se da un lato creavano leggi per flessibilizzare il lavoro, da un altro non mettevano in condizioni la nostra economia di obbedire alla prima regola del mercato liberale: domanda/offerta. Il motivo è facilmente rintracciabile nel comportamento della recente classe politica, che rifacendosi ancora a quella gestione “pentapartitica” della cosa pubblica, ha continuato a “drogare” il nostro mercato con incentivi alle aziende (sedicenti) in crisi, con “la nazionalizzazione” delle aziende fallite o con la creazione di condizioni concorrenziali che avrebbero fatto rabbrividire qualunque antitrust del mondo.

Tra gli esempi c’è quello di Mediaset, che sebbene stia trasmettendo su tre frequenze pubbliche da 30 anni, paga solo l’1% sugli utili allo Stato, ma c’è tanto altro, ad esempio la compagnia di navigazione Tirrenia che riceve dalle casse pubbliche ogni anno diverse centinaia di milioni di euro, pur definendosi azienda privata. Il suo amministratore delegato qualche anno fa, ebbe anche il coraggio di affermare che “la nostra azienda è l'unica in attivo”. C'è l’esempio Alitalia, che in una normale economia liberale sarebbe stata acquistata dal miglior offerente (air france), invece è stata salvata con fondi statali e poi fatta sembrare “l’operazione finanziaria di una cordata di imprenditori”, che tra l’altro ha causato il licenziamento di più dipendenti di quelli previsti dal piano air france (7000 contro 3000). Poi c’è la Fiat che ogni 5 anni batte cassa al governo di turno, gridando alla crisi del settore auto. Per non parlare dei tempi della nostra pubblica amministrazione che per un libero imprenditore sono secolari, mentre per un’azienda “quotata” sono degni del modello elvetico.

Tutte queste distorsioni, non fanno altro che irrigidire il nostro modello economico. E’ stato dimostrato, anche in crisi precedenti a quella attuale, che i modelli economici più flessibili sono quelli che riescono a superare facilmente le difficoltà, proprio perché favoriscono maggiori livelli occupazionali, e soprattutto favoriscono una vera mobilità.

In Italia fino ad ora, la flessibilità è sempre stata solo uno slogan. Non riusciremo mai ad entrare nella cultura del contratto a tempo determinato, finché ci saranno aziende che grazie ad aiuti esterni dominano il mercato. L’attuale concorrenza sleale non fa altro che favorire le aziende forti e schiacciare quelle deboli. Finchè non saranno date opportunità in maniera eguale ai soggetti del mercato, in Italia non potrà mai esistere una domanda ed un’offerta libera e di conseguenza i posti di lavoro resteranno immobili.

C’è bisogno di essere realistici, di iniziare ad assomigliare ad un vero modello occidentale, dove il privato non si confonde con il pubblico, ma soprattutto dove il privato non sia più un serbatoio elettorale.

Luigi Di Maio

(11 Commenti)
 
interviste web-tv: IL TEATRO SAN CARLO A GIURISPRUDENZA
Scritto da StudentiGiurisprudenza.it   
venerdě 13 novembre 2009
(11 Commenti)
 
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