Il sistema delle lobby: luci ed ombre

Articolo di Giusy De Rosa

A scatenare non poche polemiche è molto spesso il fenomeno del “lobbying”. In particolare, in Italia esso si presenta come un sistema, per lo più, difficile da decifrare. Chi svolge tale attività, nei confronti di chi e soprattutto con quali mezzi e con quali obiettivi? È un fenomeno “a porte chiuse” ? 

Interrogativi e dubbi che trovano la propria fonte originaria, sicuramente, in quella che è una mancata normativa di settore disciplinante il fenomeno. Circostanza che molto spesso crea una zona d’ombra e che porta, nell’immaginario di alcuni, ad uno scenario, addirittura, di sovrapposizione del concetto di lobbying con quello di corruzione.

Ma nello specifico qual è la ratio sottesa al fenomeno?

Innanzitutto, siamo nel campo del diritto Parlamentare. Una branca del diritto volta a studiare, in ambito accademico, la disciplina giuridica che studia il complesso di norme che regolano il Parlamento, ma non solo, anche infatti i fenomeni ad esso correlati come il citato. 

Lobby è un termine coniato negli Stati Uniti d’ America per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza (lobbying) su chi ha facoltà di prendere decisioni politiche , per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi , in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi.(1) Ed è proprio questo indirizzo verso specifici interessi che pone il dubbio di natura etica circa i comportamenti del lobbista e del decisore pubblico. Ma a creare una zona di luce è stata sicuramente , in Italia,  la nascita del cosiddetto “registro delle lobby”. Si tratta del regolamento della Camera che disciplina l’attività della rappresentanza degli interessi nel Palazzo. È stato approvato il 26 Aprile 2016 ed è entrato in vigore il successivo 10 Marzo. Il registro assicura che l’ attività delle lobby sia svolta secondo principi di pubblicità e trasparenza . È pubblicato sul sito Internet delle Camere ed è progressivamente aggiornato in relazione alle modifiche intervenute. Possono chiedere l’ iscrizione sia persone fisiche che giuridiche, ma devono indicare l’attività di lobby che si intende svolgere e soprattutto devono indicare i soggetti che intendono contattare . Per iscriversi bisogna essere maggiorenni, non aver subito, nell’ultimo decennio, condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione o la fede pubblica o il patrimonio; godere dei diritti civili e non essere stato interdetto dai pubblici uffici; non aver ricoperto  negli ultimi dodici mesi cariche di governo né aver svolto il mandato parlamentare. La medesima disciplina si applica anche ai parlamentari cessati dal mandato ove intendono svolgere attività di lobby. Possono iscriversi le organizzazioni sindacali e datoriali, le organizzazioni non governative, le imprese, i gruppi di imprese e le aziende, i soggetti specializzati nella rappresentanza professionale di interessi di terzi, e associazioni professionali , le associazioni di categoria di tutela di interessi diffusi, le associazioni di consumatori. Il Collegio dei Questori sovrintende alla tenuta del registro, alla sua pubblicazione sul sito Internet della Camera e alle procedure di iscrizione e svolge le attività istruttorie e di verifica. La violazione degli obblighi previsti per i lobbisti comporta la cancellazione dal Registro con divieto di richiedere l’iscrizione per un periodo previsto fino a cinque anni, ovvero la sospensione dall’iscrizione al Registro per un periodo fino a un anno.(2)

È, dunque, un fenomeno che ad oggi si presenta “regolamentato” nella penisola italiana, ma non solo. Il Lobbying , infatti, estende la sua evoluzione e regolamentazione ancora maggiormente nell’ambito delle istituzioni europee dove regna massima trasparenza. E allora perché tanta incertezza ?

Probabilmente, un’ analisi dello studio condotto nel 2007 dall’ Università di Princeton (una delle maggiori Università della Ivy League nonché mondiali) intitolato “From corruption to lobbying and economic growth” (Dalla corruzione al Lobbying e crescita economica) può ulteriormente rappresentare un elemento di luce sul punto. Dallo studio, infatti, emerge che la corruzione interessa prevalentemente i paesi poveri mentre il Lobbying i paesi ricchi. La ragione di fondo è stata intravista nella decisione delle aziende di scegliere se pagare tangenti ai burocrati per aggirare la legge  o fare Lobbying sul governo per cambiare le regole. La ricerca è, quindi, giunta alla scoperta che le imprese tendono ad effettuare attività di corruzione dei funzionari pubblici quando il livello di sviluppo è basso, mentre iniziano a fare Lobbying quando il livello di sviluppo è sufficientemente elevato. 

E allora la sua dubbia moralità si può ridurre ad un giudizio prematuro , o meglio (in gergo popolare) ad un pregiudizio? 

D’altronde, scriveva Albert  Einstein che (talvolta) è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio e un dato che prescinde da pregiudizi è certo: il fenomeno del lobbying è un fenomeno che, nonostante le sue discutibili zone d’ombra,  ormai sta diventando sempre più parte integrante di una sana democrazia.

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1) Il paradosso del lobbying  ( Diritto Penale Contemporaneo Archivio- 2010-2019)

2) “Nasce il registro delle lobby. Chi può iscriversi e come funziona” ( www.agi.it)

 

Author: Mariachiara Coppolino

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