IL PRECARIATO DEI NEOLAUREATI (video-intervento e articolo)

di Isabella Esposito

IL PRECARIATO DEI NEOLAUREATI

(intervento di Isabella esposito durante le giornate introduttive a.a. 2011/2012)

Fin dagli anni 70 la realtà napoletana e meridionale del mercato del lavoro ha gettato i più grossi dubbi sulle modalità di approccio a questa tematica incessante e dannatamente irresolubile. Quello del lavoro potrebbe definirsi un fulcro fondante della nostra storia, della storia italiana, ma via via de materializzato, de formalizzato. L’allontanamento dalla sua natura originaria, con la creazione ad hoc di contratti atipici, con il precariato, il lavoro nero, ha creato analogamente sulla stessa scena sociale il divario consistente e persistente dei giovani verso il mondo istituzionale con annessa sfiducia verso i propri sogni, verso la concreta possibilità di poter dare una ragione ai propri studi. “Vendo la mia laurea, causa inutilizzo”. Tanti sono gli annunci di questo tipo su internet. Come Stefano Lento di 26 anni, originario di Pomigliano d’Arco, a cui la laurea alla Federico II in architettura ha portato solo stage e stage. Con al massimo un rimborso spese da desiderare. Un diritto ad essere dottori che non sempre c’è. E’ la storia di medici, di ingegneri, di giuristi e di chi dopo la laurea ingannato da stage dai 3 ai 12 mesi, entra in circolo vizioso, in una morsa del lavoro, fino ai call center. Il dramma  è che l’80% delle aziende e dei datori, richiedono giovani con un’esperienza di almeno 1-2 anni, un’esperienza che difficilmente può iniziare a costruirsi se mai ti è concessa l’opportunità. La potrebbero definire la schiavitù moderna. Sono i racconti di chi, si paga gli studi lavorando, di chi dopo la laurea crede di essere libero verso un mercato del lavoro in cui può mietere i tanti sacrifici coltivati, ma disilluso o si mette in fila e aspetta o abbandona tutto o parte.   Ho avuto la fantastica esperienza di poter trascorrere quindici giorni da alcuni amici a Parigi. Anche loro studenti come me. Uno studente medio in Francia, ad esempio ha la possibilità di conseguire titoli di studio molto più velocemente, non essendo costretto da rigidi sistemi didattici. E avendo la possibilità di conseguire la maturità a 16 anni ad esempio e di poter già fare stage, capirete la grande possibilità di entrare nel mercato del lavoro molto più velocemente. Gli stage in Francia sono obbligatoriamente retribuiti dopo tre mesi. Vi è da dire che gli studenti possono, grazie alle loro facoltà, durante gli anni di studio ricercare il percorso lavorativo, magari con una multinazionale, iniziare ad essere indipendente, poter avere un piccolo alloggio a Parigi e fare curriculum.

Quando si pensa agli aspetti del lavoro e del precariato come piaga dello stesso,  non si può tralasciare quelli di carattere sociologico. “Non si può” affermava Antonio Marselli Prof della Facoltà di Economia a Napoli nel 1977 ipotizzare un interveto nel mercato del lavoro astraendolo dalla realtà socio-culturale” L’indagine affrontata in numerosi studi ha portato al di là di quelli che sono gli aspetti meramente tecnici, a guardare al mondo del lavoro giovanile e nella specie a quello dell’apprendistato professionalizzante. Un rapporto di lavoro in cui dipendente e datore di lavoro pattuiscono condizioni contrattuali anche peggiori di un normale modello contrattuale in termini di retribuzione, durata del rapporto e ammortizzatori sociali volto a dotare il giovane delle effettive competenze lavorative professionali. Un rapporto partorito con le migliori intenzioni, con idee di avviamento al lavoro, specializzazioni settoriali, ma troppo spesso lontano dall’origine e “abusato”.

In questo contesto, caratterizzato da giovani che entrano sempre più tardi nel mercato del lavoro per lo più con contratti atipici e poco remunerati, l’indagine dell’ILO evidenzia come il principale ammortizzatore sociale sia la famiglia: se nel 1971 i trentenni che vivevano con i genitori erano 10 su 100, nel 2010 si parla di oltre 4 su 10. La mancata uscita dalla famiglia di origine è legata, oltre che al mutamento degli stili di vita e delle abitudini sociali, all’impossibilità di raggiungere una reale indipendenza economica. L’Italia è il terzo Paese più vecchio del mondo e le riforme altrettanto vecchie per accettare un modo di pensare, come quello francese, che ovunque, anche al ristorante giapponese fa sconti agli studenti. Un distacco profondo quello tra il mondo del lavoro e i giovani che troppo spesso crea disagio anche solo nel discuterne. Il problema culturale al quale si fa riferimento è un problema che ci si trascina dietro fin dal 1861, un problema che inevitabilmente, da sempre in Italia ha rilevato come la cultura non appartenesse a tutti, non consentisse una conoscenza diretta ad ampio raggio e permettesse la mobilità sociale verticale, verso la trasformazione, verso il progresso, verso il diritto di poter “sfondare”. Secondo Datagiovani, da quanto riporta l’ILO la crescita generale del livello di istruzione nel Paese era nel 1971 i giovani laureati erano 1 su 100 mentre nel 2010 ben 14 su 100. Tuttavia, guardando al mercato del lavoro attuale, questi titoli risultano in molti casi “difficilmente spendibili”. E’ per questo che l’Università è il trampolino verso un lavoro, se ancora così può chiamarsi, concreto. E’ la sede in cui maggiormente si può tener conto dei mutamenti sociali, e dunque delle richieste del mercato, ma soprattutto il luogo in cui i linguaggi possono incontrarsi a vari livelli, e consentire di elevare il percorso formativo, che si rimetta in gioco, che guardi alla possibilità di dotare gli studenti di valide argomentazioni, che ne sostenga le idee per affrontare les elitès intellettuali, di cui la storia d’Italia si è sempre servita per cambiare il suo volto, forse se non soprattutto con l’Unità d’Italia. Se all’Università vanno chiesti i presupposti verso il mondo del lavoro, alle istituzioni vanno chieste responsabilità. Si potrebbe ad esempio iniziare a capire dove sia finito il testo unico 14/ 2009 nato nei dipartimenti di questa facoltà e volto a far sorgere figure di apprendistato alta formazione per i giovani laureati campani, con sperimentazioni mediante le università, rilascio di titoli riconosciuti a livello nazionale ed europeo. Una figura di formazione e lavoro che con forme di incentivazione avrebbe permesso il passaggio di contratti di apprendistato in contratti a tempo indeterminato, con incentivi economici per l’assunzione e la formazione, rilasciati unicamente ad aziende AQL (Livello qualità accettabile). Obiettivi questi, che aldilà dei tanti progetti, vanno pretese dalla politica, una politica che deve abbandonare le vesti del populismo, dell’interesse e ritornare a spendersi per il proprio Paese.

 

Isabella esposito

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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