Il nuovo esame di abilitazione alla professione forense: cosa c’è da sapere?

Con la legge, n. 247 del 31 dicembre 2012 (GU n.15 del 18-1-2013) il parlamento ha approvato la “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”. Indipendentemente dai contenuti, quello che non tutti sanno è che per l’entrata in vigore definitiva della stessa, sarà necessario un tempo compreso tra i sei mesi e i due anni.

Le principali modiche concernono l’obbligatorietà di una polizza di assicurazione per la responsabilità civile, l’obbligo di un costante e continuo aggiornamento, la reintroduzione del divieto di patti di quote lite, il praticantato ridotto dagli attuali ventiquattro mesi a diciotto di cui i primi sei esclusivamente a titolo gratuito e la possibilità (non l’obbligo) di un compenso dal settimo.

Ulteriori, e per noi studenti di grande importanza, modifiche riguardano invece l’esame di Stato (art 46  e ss della legge n. 247/12) da oggi così strutturato

-Tre prove scritte (senza l’ausilio di codici commentati):

 

a)      Redazione di un parere motivato, da scegliere tra due questioni in materia regolata dal codice civile;

b)      Redazione di un parere motivato, da scegliere tra due questioni in materia regolata dal codice penale;

c)       Redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto  privato, il  diritto penale ed il diritto amministrativo.

 

-Prova orale che postula la conoscenza delle seguenti materie:

 

Ordinamento e deontologia forensi, diritto civile, diritto penale, diritto processuale civile, diritto processuale penale;

 

Ulteriori altre due materie, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti:

diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto  del  lavoro, diritto commerciale, diritto comunitario ed  internazionale  privato, diritto tributario, diritto ecclesiastico, ordinamento giudiziario  e penitenziario.

 

Rilevanti infine, per gli interessati, sono la Disciplina transitoria per la pratica professionale e la Disciplina transitoria per l’esame (art. 48 e 49 cui rimandiamo).

Emergono da una situazione siffatta l’inasprimento e l’aumento di difficoltà riguardanti l’abilitazione all’esercizio della professione forense (obiettivo, tra gli altri, dichiarato della riforma); ed è su questo punto che l’opinione si divide: unanime fu la protesta delle associazioni e dei rappresentanti del dipartimento di giurisprudenza della Federico II.

Oggi invece vi proponiamo uno spunto di riflessione che attinge dalle esperienze comunitarie; ci riferiamo in questa sede alla legislazione spagnola in merito.

In questo momento l’esame di avvocato in Spagna è disciplinato dalla ley 34/2006 (in vigore dopo una vacatio legis durata cinque anni) cosi come modificata dalla ley 5/2012. L’esame di abilitazione in Spagna è, a detta della maggior parte degli interessati, più semplice rispetto a quello che, prima della riforma italiana dell’ordinamento forense, dovevano sostenere gli aspiranti candidati italiani.

Questa disparità spingeva i più (sfruttando la direttiva CE 36/2005 e il d.lgs. 96/2001, secondo cui se consegui il titolo di avvocato in uno dei paesi dell’UE, puoi chiedere il riconoscimento immediato in Italia mediante l’iscrizione nell’Albo degli avvocati stabiliti italiani) a spingersi oltralpe per tentare di conseguire  l’abilitazione.

Oggi però un attuale progetto di legge sulle professioni (El anteproyecto de Ley de Servicios Profesionales) prevede, per quel che riguarda la professione degli avvocati, la possibile abolizione dell’esame stesso rendendo necessario la sola frequentazione di un master dopo la laurea (il che ha provocato immediata protesta da parte della categoria).

Tra i motivi che ispirano il progetto di legge c’è la volontà di migliorare la competitività in un settore (quello delle professioni appunto) che impiegherà il 30 per cento degli studenti universitari spagnoli.

La domanda sorge pertanto spontanea: com’è possibile che in due paesi, entrambi membri dell’Unione Europea, si possa agire (in nome di un obiettivo analogo -la concorrenza-) attraverso discipline tanto diverse tra loro?

 

Raimondo Iusto

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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