Il matrimonio riparatore esiste ancora?

Articolo di Emanuela Donnici

Immaginiamo di tornare a casa in una giornata qualunque.

Immaginiamo di essere stuprate. E immaginiamo di essere affidate -dalla nostra stessa famiglia che dovrebbe tutelarci e proteggerci- nelle mani del nostro stesso stupratore.

Immaginiamo che quest’ultimo possa evadere il suo conto con la giustizia semplicemente contraendo con noi un matrimonio. E immaginiamo di dover passare i restanti giorni della nostra vita con l’uomo che, la nostra vita, l’ha distrutta per sempre, e come se non bastasse, costrette ad accettare tale situazione per non ‘’urtare’’ e destabilizzare la morale comune.

No, non è un racconto folle, ma una bruttissima pagina che ha macchiato il nostro paese e quello di tanti altri.

Fino a pochi anni fa, lo stupro veniva riconosciuto solo in base all’entità della penetrazione. Lo si poteva tamponare con il cosiddetto ‘’matrimonio riparatore’’ ed era espresso nell’art. 544  del codice penale che citava ‘’Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.’’

Quindi, contraendo matrimonio con la vittima, si estingueva il reato.

Generalmente, ad indurre la vittima a sposare il suo carnefice era la famiglia stessa. Una donna che veniva stuprata era considerata impura e “macchiava” non solo se stessa di disonore, ma anche la sua stessa famiglia.

Ancora una volta, la donna era considerata un mero oggetto, senza valore, senza alcuna possibilità di ribellarsi ad una doppia violenza, un vero e proprio atto di crudeltà che non lascia scampo.

Ma, a dare uno spiraglio di luce è una giovane diciassettenne, Franca Viola, una speranza verso la strada dell’emancipazione delle donne italiane, una vicenda che ha messo in risalto e alle strette un sistema giuridico decisamente assurdo.

Franca era fidanzata con un giovane mafioso, ignara della doppia vita di quest’ultimo. Il giovane venne presto arrestato per furto e appartenenza a  banda mafiosa: due motivi per i quali il padre di Viola la indusse a lasciarlo e a mettere fine alla loro relazione.

Il giovane, che non accettava la fine della loro relazione, la rapì assieme al suo fratellino, la tenne segretata per otto giorni, tenuta al digiuno, malmenata e stuprata.

Successivamente, contattarono la famiglia proponendo come ‘’soluzione’’ e rimedio il matrimonio riparatore. Ma i genitori di Franca, in accordo con la polizia, finsero di accettare. Così Franca fu liberata e i suoi aguzzini arrestati.

Nell’ottica di quel tempo, secondo la mentalità comune, la ragazza avrebbe dovuto sposare il suo rapitore.

Mai nessuno avrebbe minimamente pensato di poter prendere in sposa una ragazza senza onore. Sì, esattamente ‘’senza onore’’, perché sempre secondo la morale comune, sarebbe rimasta sola a vita, perché la sua vita sarebbe stata sempre macchiata di disonore e dall’impurità.

L’art. 544, infatti, definiva il reato di stupro come un attentato alla morale e non come un reato contro la persona.

Sebbene Franca Viola rappresenti, oltre ogni ragionevole dubbio, una svolta davvero importante, poiché successivamente furono tantissime le donne che si ribellarono a tale violenza, i risultati arriveranno nel 1981, con la legge numero 442, la quale abrogava non solo il matrimonio riparatore, ma anche il delitto d’onore.

Tuttavia,è importante rammendare che nel corso degli anni, ci furono -invano-  diversi tentativi di abrogazione di tale norma nel  Codice Rocco.

Nonostante tutti gli sforzi da parte delle donne, soltanto nel 1996 viene ufficialmente definito un reato contro la persona e non contro la morale.

Anni di sacrifici, di sofferenza e di resistenza, però, vengono fortemente turbati da Erdogan, che in Turchia, nel mese di Gennaio duemilaventi, ha proposto di rilanciare il matrimonio riparatore.

Già proposta di legge nel 2016- e poi ritirata perché sconvolse l’opinione pubblica-  fortemente contestata dalle associazioni per i diritti delle donne, tale proposta non farebbe altro che aggravare i problemi di violenza di genere e quelli relativi alle spose bambine, ancora in atto in alcune zone arretrate della Turchia.

Non dimentichiamo però, che ci sono ancora moltissimi paesi in cui il matrimonio riparatore è considerato ‘’abituale’’. A Madagascar, in SudAfrica, in Mauritiana, in Afghanistan, dove sono tantissime le donne che vedono la soluzione nel suicidio, pur di evitarlo.

Ci appare, dunque, profondamente evidente -ancora nel duemilaventi- come le donne siano vittime di discriminazione e di violenza  in diverse parti del mondo.

Ancora, sono profonde le  differenze radicate. Perché mentre in Italia, al tribunale di Napoli, si insedia la prima donna presidente, in tantissimi altri paesi – come in Nepal- la donna è considerata dalla stessa famiglia un fardello a causa della dote. Oppure  basta pensare al Niger, dove le ragazze che rifiutano un matrimonio forzato sono costrette alla prostituzione. Sembra assurdo pensare che avvengano nello stesso istante. Eppure…avviene.

Oltre ogni ragionevole dubbio, abbiamo compiuto sicuramente dei passi in avanti. Fino al 1919 le nostre bisnonne non potevano vendere una cosa di loro proprietà senza il consenso del marito/padre.

Hanno dovuto lottare per vedere riconosciuta loro la capacità giuridica.

Hanno lottato durante l’avvento della grande guerra mandando avanti il paese.

Perché grazie allo loro resistenza avevano dato un enorme contribuito alla conquista della democrazia.

Ma ricordiamo che queste conquiste non sono per sempre.

Non sono piovute dal cielo. Dobbiamo tenerle strette. Perché sotto macchiate di sangue, di sacrifici.

Vanno difese e tutelate sempre. Generazione dopo generazione.

Vi lascio con un parte di una poesia di Angela Matassa, estratto dal volume ‘’Teatro’’  invitando voi tutti ad uno spunto di riflessione:

‘’Simmo femmene.

Animeeannure

Anime sole

Co’ cuorpo

e ccu ll’anema

Violate, accise,

Sfruttate, stuprate

Rignute, stracciate.

E’ nera a’ vita

Pe ‘na femmena

Pure c’u l’oro e cu ‘’e brillante

Cu l’argiento e cu e’ricchezze.

Din’t o core

Paura e turmiento.

E’ tosta a’ vita

Pe ‘na femmena”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Author: Mariachiara Coppolino

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