Il lavoro nobiliterà i giovani?

di Dionea Raucci

Il sedicente salvatore della patria Mario Monti salverà anche il lavoro per i giovani? È vero però che di salvatori, duci e unti dal signore ne abbiamo visti al governo di questo politicamente sgangherato Paese che è l’Italia, e i risultati sono stati pessimi e, a volte, tragici, anzi tragicomici, come nella migliore tradizione italica.

La piagnona ministro Fornero provvederà a risolvere questo annoso problema, magari utilizzando anche i sindacati, in posizione accessoria e collaborativa?

Sui giovani la retorica si spreca, ma i fatti mancano. I giovani salveranno il nostro futuro, i giovani risorse insostituibili, i giovani bla…bla…bla…

Verrebbe da dire: “ e i vecchi”?, ovvero i padri di questi giovani? Il fatto è che il diritto al lavoro, garantito ipocritamente dalla Carta costituzionale, dovrebbe essere salvaguardato indipendentemente dal se si è giovani o meno giovani, magari tagliando con l’accetta i superstipendi dei manager pubblici o delle banche che si ingrassano con i finanziamenti statali, cioè nostri.

Qualche giorno fa il ministro Fornero ha cominciato a parlare di salario garantito o di diritto al reddito di cittadinanza, ma con concetti tanto fumosi e ambigui che anche i sindacati, sempre tiepidi e disponibili, si sono rivoltati. Certo il ministro pensava sempre alle stesse truci ricette cui ci ha abituati questo Governo: competizione e concorrenza, indicazioni pedagogiche che, in concreto, hanno portato solo al decurtamento del potere d’acquisto dei salari, alla riduzione delle pensioni medio-basse con l’allungamento scandaloso dell’età pensionabile. Insomma la ricetta “ lacrime e sangue” (sempre per gli stessi).

Siatene certi sarà così anche per il lavoro ai giovani: qualche sforbiciata qua e là, qualche aiutino alle aziende che “assumono” ma con l’unico obiettivo di eliminare anche le tante cose che vanno bene ma che ostacolano la massimizzazione del profitto degli imprenditori e lo strapotere finanziario. Magari con uno stile e un aplomb lontani mille anni luce da quello dei Governi Berlusconi che, nella loro becera ignoranza e nelle loro malsane buffonate e menzogne, avevano scambiato l’amministrazione dello Stato per un programma di varietà.

Cosa devono sperare i giovani quando i padri vengono immiseriti? Con l’alibi assurdo che per salvare il futuro, le pensioni e il lavoro dei figli bisogna impoverire i padri, scusa che sembra non solo comica, ridicola e paradossale, ma anche spietata, spietata come tutte le scelte che il Governo Monti ha fatto e a cui ci ha abituati.

Non sappiamo cosa su questo tema uscirà dal cilindro del ministro Fornero che, pur avendo pianto per i sacrifici cui sottoponeva i pensionati più poveri, non ha pensato ad un’altra soluzione per salvare le casse dello Stato. Ma se consideriamo la lettura dell’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia fatto dalla Cgia di Mestre, secondo cui l’ultimo trimestre del 2011 è stato segnato da una diminuzione dei prestiti alle imprese dell’1,5% con una punta nel mese di dicembre (col Governo Monti nella pienezza dei poteri), del 2,2%, si va incontro a un vero collasso delle piccole e medie imprese. In questo scenario le imprese non solo avranno difficoltà ad assumere ma anche a non licenziare o chiudere.

Se aggiungiamo a questo anche il quadro fosco che viene dal versante dell’impiego pubblico, i margini di soluzioni positive che non ricalchino le vecchie vie di sacrifici e tagli sono veramente poche e dimostrano che è il modello di sviluppo che non regge più. Infatti, l’impiego pubblico abbandona sempre più il turn-over e le assunzioni sono solo un miraggio che spesso, come nel caso della scuola pubblica, sono destinate a chi già da anni fa la fila per entrare stabilmente nei ruoli dello Stato. Gli unici protetti in questo senso sono coloro che riescono ad entrare nel torbido mondo del do ut des, delle raccomandazioni politiche o di posizione (ma questo è un vizio quasi genetico del genio italiano).

A questo punto la domanda è: con questa situazione nel pubblico e nel privato, con il tentativo di eliminare anche i diritti conquistati faticosamente dai lavoratori negli anni 60-70, con una prospettiva di stretta creditizia generalizzata, con il desiderio di azzerare gli ammortizzatori sociali e il tentativo (non nuovo) di mettere la generazione dei padri contro quella dei figli, con le casse statali che rincorrono sempre quel fatidico spread, dove prenderà questo Governo le risorse materiali, ma soprattutto morali e condivise, per diminuire la precarietà del lavoro giovanile e la possibilità di far rientrare il tasso di disoccupazione giovanile nell’ambito di in una percentuale accettabile?

Dionea Raucci

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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