Il lato oscuro dell’università: le cose belle che non fanno notizia

Mazzini distingueva gli uomini dei diritti dagli uomini del Dovere. “Conoscere i loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento importante e durevole. – diceva- I diritti sono una conseguenza di doveri adempiti, e bisogna cominciare da questi per giungere a quelli.”

Lo studente medio, si sa, è uomo dei diritti: diritto di essere promosso, diritto di non avere la domanda difficile e quello, inviolabile, “di mettere la firma per essere corsista”, difeso sempre con le unghie e con i denti.

Lo studente spesso però dimentica che è il dovere adempiuto a corroborare il diritto corrispondente: il dovere di partecipare pienamente, con uno studio serio e attento, alla crescita culturale dell’istituzione universitaria, il dovere di renderla produttiva ed equa, di rispettare il lavoro e le competenze di chi si ha di fronte, rafforzano il diritto a una buona didattica, che abbia come fine l’acquisizione di conoscenze e coscienza critica.

Non è forse questo ciò a cui l’università deve mirare? Formare le nuove generazioni, e dare loro tutti gli strumenti necessari per poter vivere da uomini, concorrere alla crescita e al progresso della società, permettere loro di dare il miglior contributo possibile. Per riuscirci, è bene che ognuno di noi veda non solo quello che di sbagliato ha la Federico II, ma anche quel bene che infonde fiducia; e va scovato tanto negli studenti quanto nei professori, risultato di attività che si muovono su binari distinti, ma paralleli.

Scorgere il buono richiede sempre uno sforzo in più.

Figuriamoci, poi, quando si è terrorizzati da agghiaccianti aneddoti, tramandati di generazione in generazione, che scoraggiano lo studente, soprattutto all’inizio del suo percorso. Proprio quando, invece, avrebbe bisogno di sapere che la dedizione, la serietà, il senso di responsabilità, possono essere riconosciuti e premiati. E non è vero che questo non accade mai, accade eccome.

Sembra però molto più difficile credere nella meritocrazia che alle mille, talvolta assurde storielle: quel professore che lancia il libretto dalla finestra, quell’altro che boccia l’amico dell’amico senza farlo nemmeno sedere, e quello studente che aveva studiato tanto, ma poi “ quel giorno il professore era di cattivo umore “(classica frase che ognuno di noi accamperà almeno una volta nella vita), e l’assistente, quello strano, che chiede cose che non ci sono sul libro (nella maggior parte dei casi la risposta è in quell’unica parte non evidenziata della pagina, e che magari non lo sapevamo, ma era pure importante).

Questo scoraggia e abbatte, e, al momento dello “scontro finale” conduce inevitabilmente ad affrontare la situazione con uno spirito remissivo e spaventato, che non è quello adeguato, combattivo e sicuro di sé.

Ma non tutto è come viene raccontato: ogni cosa del resto è influenzata dalle esperienze personali. Non è detto che un professore esigente non sia in grado di discernere l’impegno e l’intelligenza, e di premiarla: ci sono Docenti, Ricercatori ed Assistenti, che comunicano l’amore per la materia, a lezione o durante gli orari di ricevimento, che non si limitano ad impartire l’argomento, ma sono disponibili a chiarire ogni dubbio, a discuterne insieme, a consigliare, talvolta anche incoraggiare; per trasmettere un metodo di studio, e un approccio che sia scrupoloso, ragionato, maturo. Ed è un insegnamento che ciascuno in qualche modo porterà con sè nei proprio percorsi, servendosene per gli esami che non soltanto l’Università ci presenta, ma anche e soprattutto il mondo del lavoro e la vita stessa. E’ bello che gli studenti, così critici e combattivi quando devono far valere un loro diritto calpestato, riescano a riconoscere anche questo.

Per far si che l’Università sia un luogo in cui l’impegno e la passione degli studenti e dei docenti siano sostentamento per entrambi, che gli studenti non siano scoraggiati dai racconti horror e catastrofici, che chi insegna non sia scoraggiato, a sua volta, dallo scarso interesse e da quelle decine di persone che frequentano per fini prettamente utilitaristici.

Ci sono studenti che, mettendosi al servizio di tutti senza chiedere nulla in cambio, condividono ogni informazione utile, rispondendo a domande, dubbi, richieste, attraverso i social network, per permettere di affrontare al meglio la realtà universitaria, e fornire un mezzo di aggregazione per lo scambio di opinioni e di idee, anche mediante attività culturali, convegni, seminari.

Sarebbe bello guardare le cose da una prospettiva diversa, che abbatta, ma che sappia anche costruire, sarebbe bello avere fiducia, e volerla diffondere, ed estendere il più possibile quello che di buono c’è, ma spesso non si vede.

-Francesca Alfieri

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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