IL CURIOSO CASO DELLA FILA AL BAGNO DELLE RAGAZZE

E’ una di quelle questioni che da sempre affascina la coscienza umana. Una di quelle domande primarie che prima o poi nella vita ci si pone. E che si può riassumere nell’espressione rassegnata di dolore misto a nervosismo dell’ennesima ragazza che, per ragioni di logica necessità, decide di intraprendere la sfida più ardua della giornata: perché fuori dai bagni pubblici delle donne c’è sempre la fila?
Una risposta a questo amletico interrogativo l’ha dato l’attivista femminista Soraya Chemaly, la quale, fedele al suo ruolo, ritiene che la lunghezza della fila al bagno delle donne sia “l’ennesima rappresentazione di un mondo maschio centrico in cui le signore sono costrette a vivere”. Secondo la nota femminista i bagni pubblici rispondono alle sole esigenze fisiologiche degli uomini, mentre non tengono conto di quelle delle donne, per le quali la semplice attività dello svuotamento della vescica diventa una missione impossibile senza avere ripiani sui quali poggiare borsa, capotto, sciarpa, ombrello. E così, soprattutto per i bagni universitari, si verifica il curioso caso per il quale una ragazza che entra in una toilette pubblica sembra in realtà aver tirato i dadi per iniziare una partita del gioco Jumanji, venendo risucchiata da un mondo mitologico abitato da bestie selvagge ed una natura ostile.

Una soluzione al problema potrebbe essere la teoria delle code, elaborata nei primi del ‘900 dal danese Krarup Erlang. Egli, cercando il numero di linee telefoniche necessario per servire al meglio il centralino di Copenaghen, elaborò una serie di complesse equazioni che tenessero conto di tutte le variabili. Queste tecniche matematiche oggi sono usate in molti campi: dalla gestione dei call center (per ottimizzare il personale e diminuire il tempo di attesa), al settore dei trasporti, fino alla progettazione di uffici, banche, negozi e supermercati, e perché no anche per la fila ai bagni pubblici.
Ma se non volete perdere tempo con calcoli matematici e se non vi spaventano le condizioni igieniche (che, per esperienza, sono molto spesso migliori di quelle dei bagni delle donne, ndr)potete sempre adottare la tecnica che chi scrive sfrutta di solito: usare il bagno degli uomini, al quale non c’è quasi mai fila, e così risparmiare tempo. Questo mondo sarà pure maschio centrico ma nessuno ci impedisce di trasformarlo in femmina centrico. Sicuramente non i maschi, i quali ormai sono sempre più rassegnati. Come il ragazzo che un giorno, vedendomi uscire dalla toilette maschile, rimasto inizialmente interdetto, mi guardò, osservò la fila e andandosene esclamò: “Mi sembra giusto!”.

-Angela Cutillo

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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