Il bagaglio a mano come diritto: antitrust e low cost a confronto

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato(AGCM), istituita dall’articolo 10 della legge n. 287 del 1990 con il compito di vigilare sull’assetto concorrenziale del mercato (di qui la denominazione corrente “Antitrust”), ha progressivamente esteso[1] la propria attività d’indagine alle pratiche commerciali scorrette[2] poste in essere dai professionisti a danno dei consumatori: essa, in tempi recenti, ha sovente esercitato i poteri istruttori e sanzionatori conferiti dalla legge nei confronti della compagnia aerea irlandese Ryanair DAC, la cui politica di trasporto passeggeri è stata sottoposta al vaglio della predetta Autorità amministrativa indipendente.

Da ultimo l’Authority ha incentrato la propria attenzione sulle regole di trasporto del bagaglio a mano grande, la cd. trolley bag (di dimensioni pari o superiori a 55x40x20 cm), adottate consecutivamente dalle compagnie aeree low cost Ryanair e Wizz Air Hungary Ltd con effetti sfavorevoli per i consumatori: a partire dall’1 novembre 2018 i vettori avevano scorporato dalla tariffa standard per i servizi di trasporto aereo la possibilità di trasportare il bagaglio a mano grande, richiedendo ai consumatori un supplemento per l’imbarco del trolley d’importo variabile (dai 5 ai 25 euro) a seconda della modalità di trasporto (a bordo o in stiva) e del momento di perfezionamento dell’acquisto (ad es., all’atto della prenotazione online o in aeroporto); qualora il passeggero non avesse pagato il nuovo servizio aggiuntivo e facoltativo, avrebbe potuto portare a bordo esclusivamente un bagaglio a mano piccolo (borsa o zainetto), idoneo, in conformità alle misure predeterminate dal professionista, ad essere riposto sotto il sedile.

L’Autorità, sulla base delle segnalazioni dei consumatori e delle associazioni di consumatori, aveva dunque contestato alle compagnie aeree la violazione degli articoli 20, 21, 1° comma, lettere b) e d), e 22 del codice del consumo[3], presumendo l’ingannevolezza e la contrarietà agli standard di diligenza professionale nel settore del trasporto aereo di persone[4] del prezzo praticato e comunicato alla clientela finale, in quanto suscettibile di rappresentare falsamente[5] il reale costo del biglietto per il servizio di trasporto passeggeri mediante la separazione ex ante di un onere non eventuale e prevedibile quale il bagaglio a mano grande: precisamente, a norma dell’articolo 23 del Regolamento(CE) n. 1008/2008 recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, il prezzo finale dev’essere sempre indicato e deve includere e specificare, oltre alla tariffa aerea applicabile, tutte le tasse, i diritti ed i supplementi inevitabili e prevedibili al momento della pubblicazione, relativi anche alle abitudini di viaggio dei consumatori che emergono dalle statistiche di mercato; i supplementi di prezzo opzionali devono essere espressi in modo chiaro, trasparente e non ambiguo all’inizio di ogni processo di prenotazione, e la loro accettazione da parte del consumatore deve fondarsi su un’esplicita manifestazione di consenso (cd. opt-in).

I vettori adducevano argomentazioni difensive sostanzialmente univoche: in primo luogo, invocavano la libertà commerciale e tariffaria garantita per i servizi aerei intracomunitari dall’articolo 22 del Regolamento; in secondo luogo, citando la giurisprudenza eurounitaria[6], circoscrivevano la nozione di bagaglio indispensabile da recare gratuitamente in cabina, individuandolo nel collo di dimensioni sufficienti a contenere gli effetti personali – documenti, chiavi di casa, portafogli, indumenti di ricambio -; ritenevano, inoltre, ragionevole la deduzione del trolley dal prezzo base al fine di garantire la sicurezza dei passeggeri e la regolare operatività dei voli, soprattutto in termini di ritardi e dunque di esatto adempimento; asserivano, infine, che l’inclusione del bagaglio a mano grande tra i servizi opzionali era stata adeguatamente comunicata ai consumatori, mediante informative specifiche in fase di prenotazione e l’aggiornamento dei termini e condizioni generali di trasporto.

L’AGCM, dopo aver preliminarmente ricostruito la ratio dell’articolo 23 del Regolamento, ossia permettere al cliente di confrontare efficacemente le tariffe per i servizi aerei proposte dalle diverse compagnie – tramite una rappresentazione corretta ed esaustiva dei prezzi dei biglietti, che renda immediatamente e chiaramente percepibile l’esborso finale -, ha constatato l’indispensabilità del bagaglio a mano grande, quale elemento essenziale del contratto di trasporto aereo e conseguentemente supplemento inevitabile e prevedibile da annettere al prezzo del servizio: l’Authority ha richiamato non solo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea(CGUE) Vueling Airlines invocata dai medesimi professionisti, la quale al punto 40 statuisce che i bagagli non registrati (bagagli a mano) devono essere considerati un elemento indispensabile del trasporto di passeggeri e che al loro imbarco non possono essere applicati costi addizionali[7], ma anche gli Orientamenti per l’attuazione/applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali della Commissione Europea del 25 maggio 2016 (cd. Linee Guida), alla stregua dei quali il bagaglio in stiva, a differenza di quello a mano, può essere annoverato tra le spese facoltative, ed il D.M. n. 001/36 del 1987 in materia di bagagli a seguito del passeggero, il quale consente di trasportare in cabina un bagaglio a mano la cui somma delle tre dimensioni non superi i 115 cm ed una borsa piccola[8].

Sul fondamento delle evidenze istruttorie l’Autorità ha altresì accertato che non solo la quasi totalità dei passeggeri (con percentuali che si assestano attorno al 95%) viaggia con il bagaglio a mano grande, ma che la modificazione delle condizioni di trasporto ha sensibilmente ridotto lo spazio a disposizione per gli effetti personali di ciascun passeggero (del 65% per Ryanair e del 52,6% per la Wizz Air), venendo adibite le cappelliere (lo spazio dell’aeromobile naturalmente destinato al deposito dei trolley) ad un servizio a pagamento indebitamente escluso dalla tariffa standard[9] senza che ciò trovi riscontro in esigenze di sicurezza; in aggiunta, la necessità di assicurare la puntuale operatività dei voli non può giustificare la violazione delle norme imperative del codice del consumo.

Ciò che infine viene in rilievo, non è l’adeguatezza della comunicazione commerciale ai fini dell’assunzione di una decisione consapevole da parte del consumatore, ma l’assenza di trasparenza nella rappresentazione del prezzo del servizio di trasporto offerto dal professionista: dovendo considerarsi il bagaglio a mano grande un onere prevedibile, al termine della procedura di prenotazione la quasi generalità dei consumatori pagherà un importo diverso e maggiormente elevato rispetto a quello prospettato all’inizio della procedura medesima, quando il consumatore entra in contatto con la politica tariffaria del professionista e si determina in ordine all’acquisto.

In conclusione, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha riconosciuto l’ingannevolezza e la contrarietà alla diligenza professionale delle pratiche commerciali poste in essere dai vettori, diffidando questi ultimi dalla relativa diffusione e continuazione; ha comminato sanzioni amministrative pecuniarie, quantificate in considerazione della gravità (comprensiva dell’idoneità della pratica a raggiungere un numero considerevole di passeggeri in relazione al mezzo utilizzato, il sito internet della compagnia)[10] e della durata della violazione, di ammontare pari rispettivamente a €3.000.000 (Ryanair) e €1.000.000 (Wizz Air); ha ordinato ai soggetti sanzionati di comunicare, entro 60 giorni dalla notificazione del provvedimento, le iniziative intraprese per conformarsi alla deliberazione dell’Autorità.

Per i provvedimenti dell’Antitrust, qui (Ryanair) e qui (Wizz Air).

[1]Si v., da ultimo, il d.lgs. n. 21 del 2014, che ha apportato modifiche al d.lgs. n. 206 del 2005 (cd. codice del consumo) in attuazione della Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.

[2]L’articolo 20, 2° comma, del codice del consumo definisce scorretta la pratica commerciale “contraria alla diligenza professionale, e […] falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori”.

[3]Articolo 21, 1° comma, lettere b) e d): “È considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio riguardo ad uno o più dei seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso:
b) le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, l’esecuzione, la composizione, gli accessori, l’assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l’idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l’origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto;
d) il prezzo o il modo in cui questo è calcolato o l’esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo”.
Articolo 22: “È considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonchè dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e induce o è idonea ad indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
Una pratica commerciale è altresì considerata un’omissione ingannevole quando un professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo le informazioni rilevanti di cui al comma 1, tenendo conto degli aspetti di cui al detto comma, o non indica l’intento commerciale della pratica stessa qualora questi non risulti già evidente dal contesto nonché quando, nell’uno o nell’altro caso, ciò induce o è idoneo a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
Qualora il mezzo di comunicazione impiegato per la pratica commerciale imponga restrizioni in termini di spazio o di tempo, nel decidere se vi sia stata un’omissione di informazioni, si tiene conto di dette restrizioni e di qualunque misura adottata dal professionista per rendere disponibili le informazioni ai consumatori con altri mezzi […]

[4]Ai sensi del codice del consumo, per diligenza professionale s’intende il normale grado di competenza specifica e di attenzione che il consumatore ragionevolmente attende nei suoi confronti dal professionista in relazione ai principi generali di correttezza e di buona fede nel settore di attività di quest’ultimo.

[5]Il codice del consumo sanziona l’impiego delle pratiche commerciali che alterino sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una consapevole decisione di natura commerciale e lo inducano ad assumere una decisione di siffatta natura che altrimenti non avrebbe preso.

[6]Corte di giustizia del 18 settembre 2014, Vueling Airlines SA c. Instituto Galego de Consumo de la Xunta de Galicia, C-487/12

[7]Purchè i bagagli siano di peso e dimensione ragionevoli e rispettino le prescrizioni applicabili in materia di sicurezza.

[8]Ad avviso dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dalla distinzione operata dalla fonte regolativa deriva una differenza funzionale tra i due colli, i quali assolverebbero funzioni d’uso autonome.

[9]Ai consumatori, peraltro, non viene offerta alcuna effettiva alternativa, se non quella di sostenere il pagamento del supplemento.

[10]Ryanair costituisce la prima compagnia aerea operante in Italia per numero di passeggeri trasportati (oltre 36 milioni), mentre Wizz Air la sesta.

Author: Rossella Giuliano

Share This Post On

Rispondi