I tipi di studenti che incontri in sala studio (e che non ti faranno laureare)

La televisione ci ha assuefatto così tanto al trash da non permetterci più di apprezzare quanto i nostri compagni di sala studio siano più interessanti di una puntata di Un posto al Sole. Anzi, a ben vedere, frequentare l’università è un buon modo per vivere una soap opera in prima persona.

Partiamo però da un punto fondamentale: se credi che la sala studio sia un luogo eletto dagli studenti per studiare, o sei al primo anno o non sei mai stato all’università.

Cerchiamo quindi di capire quali personaggi si frappongono fra noi ed una serena laurea che, secondo i piani di chi progettò l’università, dovrebbe essere conseguita grazie alla frequentazione di locali dedicati alle attività culturali:

 

1. Il compagno di merenda

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No, no, niente pedofili ed altre brutte persone. Convinto che una giornata in sala studio valga bene il viaggio in facoltà, è l’enciclopedia di tutti i ristoranti del circondario: l’università è solo il luogo di reclutamento di adepti per i vari tour culinari.

Lo studio per lui è quell’attesa tra un pasto e l’altro: i primi anni è timido e si dedica all’esplorazione dei ristoranti nei dintorni. Dopo aver capito che, superato il terzo anno, ci si presenta all’università con il pigiama e si perde ogni pudore nei confronti dei propri compagni di corso, decide di creare tavolate luculliane più caloriche del pranzo di Natale: il kebab del Talebano è la portata principale, alternata con i piatti forti della trattoria di turno.

“Oggi pranzo leggero: lasagna e peperonata!” 

 

2. Il cazzaro

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Un tempo le mamme indaffarate lasciavano i bambini nell’asilo nido. Vent’anni dopo la mamma continua a lavorare, ma l’asilo nido ha cambiato nome in università. Di conseguenza, la giornata in sala studio oscilla tra un intenso allenamento con Ruzzle ed una pausa per recuperare le energie. Vaga fra i banchi senza una meta, nel tempo libero passa fra un banco e l’altro ad arrotolare sigarette, per invitare il compagno di turno alla pausa-chiacchierata.

A volte, preso da qualche senso di colpa, porta un libro con sé, ma si ricorda che avrebbe dovuto imparare a leggere alle elementari. Poco male, almeno la buona volontà c’era.

“Stai ancora studiando? Prenditi una pausa, mica la lega Pokemon si batte da sola!”
3. Il veterano

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Lui non frequenta semplicemente la sala studio. Lui È la sala studio.

C’è chi crede che dorma lì, altri pensano che abbia costruito proprio lui l’edificio universitario e ci vive all’interno, un po’ come fece l’ingegner Eiffel a suo tempo.

Racconta aneddoti e storie riguardanti le ultime 30 generazioni che hanno frequentato l’università: si ricorda la laurea di Ferdinando di Borbone e, non potendo riesumare dalla tomba i suoi antichi compagni di corso ormai anziani, passa la sua intera esistenza lamentandosi delle nuove matricole, dello sporco delle aule e della facilità dei nuovi esami.

Una volta diventato abbastanza vecchio, finisce col passare la giornata guardando i cantieri con gli operai che riparano le scale mobili della facoltà.

“Devi fare l’esame con quel professore? Mi ricordo ancora quando eravamo compagni di corso!”

 

4. Il bomber

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Il suo esame è la ragazza che sta studiando da sola nel banco più lontano. Con la rapacità del rapinatore da area di rigore, aggancia l’obiettivo, rompe il ghiaccio in un attimo e già arriva l’appuntamento per la ripetizione del giorno seguente.

Non se ne frega se il posto che sta occupando era di altri fino a qualche istante prima: la sua missione richiede sacrifici. Non gliene frega neanche se la ragazza è già fidanzata: il suo fascino stenderebbe chiunque. Anzi, il fatto che tu non gli voglia dare il tuo numero è un dettaglio irrilevante: lui lo otterrà comunque.

E, se proprio non dovesse farcela, non si arrende: la sala studio è l’area di caccia e lui è il re dei predatori!
Corteggiamento serrato fra un paragrafo e l’altro vincono forse il cuore della bionda, ma non quello del professore: dopo tanti e tanti tentativi, il libretto vuoto sarà comunque compensato da una nuova marcatura sul tabellino del bomber. Daje.

La SRL? Mah, non la chiedono mai. Piuttosto, sei libera domani sera?”

 

5. La friendzone

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O si diventa bomber o si muore: uno stillicidio durato ore, giorni, settimane al fianco della Beatrice di Dante, della Fiammetta di Boccaccio, della Giulietta di Shakespeare. Sorrisi, battute, complicità, tonnellate di appunti passati alla Musa. Alla fine è strappata una promessa: usciranno assieme per festeggiare l’esame.

Lo vedi ogni giorno, stoico, seduto vicino all’amata, in beata contemplazione delle sue labbra. Quando lei non si presenta, lui rimane comunque lì, solo, in candida ed amorosa attesa.

Arriva il giorno dell’esame. Lo passa fra mille difficoltà, ma, sorridente, saluta il professore, convinto che il premio verrà a breve: la cerca nervosamente con lo sguardo, fra le mille teste sedute ai banchetti dell’aula d’esame. Poi la vede. Sì, quel nibelungo forte e possente sta baciando proprio lei.
Addio, valoroso soldato.

“Dove volevi portarmi domani? Viene anche il mio ragazzo, sei felice?”.

 

6. San Valentino

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Il capitolo amore va seriamente approfondito, come in ogni sit-com che si rispetti: ci sono infatti i fidanzati in casa ed i fidanzati in sala studio.
Fuori dall’università San Valentino capita infatti solo una volta ogni anno. Nell’aula studio, invece, il tempo dell’amore è eterno.

Mano nella mano sfogliano il codice di procedura civile con delicatezza e dolcezza, scambiandosi sguardi, sorrisi, carezze, baci e bacetti per ogni comma dell’articolo 183; abbracciati, confondono il banco con il talamo nuziale e si abbandonano in continue, rumorose, carnali e passionali effusioni, travolti dal vortice del loro amore. La loro non è una giornata di studio: è un idillio rosa, una poesia in movimento, una luna di miele nell’università (che più o meno costa quanto un viaggio a New York, quindi, seguendo un sillogismo, le cose si dovrebbero equivalere).

 “Oh, ciccino, guarda! L’articolo 142 ricorda la data del nostro anniversario:sarà il nostro articolo dell’amore!”

 

7. Il Salvini

Lega Nord - Ultima tappa del Basta Euro Tour

Ammettiamolo: abbiamo tutti un Salvini latente dentro di noi. Ci si odia fra paesi, fra quartieri, fra vicini di casa, perché non condire anche il mondo universitario con un po’ di sano odio fra facoltà?

Nell’edificio 20 del Policlinico parecchie persone vorrebbero esporre uno striscione con su scritto “Andate a fare i giuristi a casa vostra!”, così come nella biblioteca di giurisprudenza ci si chiede perché, fra i tanti colleghi ormai arrivati in parlamento, nessuno abbia mai pensato ad una legge per cacciare gli immigrati dell’Orientale dalle biblioteche di Legge.

Il Salvini della sala studio esiste solo per un motivo: odiare lo straniero. Strenuo difensore dell’integrità morale della sua facoltà, ha deciso di scioperare con gli esami, temendo influenze di corsi di studio diversi dal suo. Quando si siede vicino a lui uno studente di Lettere, sbuffa e si scatta un selfie giuridico per spiegare al mondo di Facebook il suo disappunto, poi disinfetta il banco.
Dopo dieci anni passati a ripetere Costituzionale, prenderà una laurea in Albania seguendo l’esempio del Trota.

“Terùn! Va a lavur… aspetta, ma voi a Lettere non avrete lavoro” 

 

8. Il fuoricorso incallito

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C’era un detto che diceva “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”. Il fuoricorso, invece, vive ogni esame come se fosse l’ultimo. Anche quando ne mancano 20 alla laurea.

Lo conosci in dipartimento perché non lo distingui dall’assistente. Barba incolta, aria rilassata di chi, sul limine dei 30 anni, si è ben tenuto alla larga dalle aule di esame e prova a recuperare il corso di studi perduto. Si avvicina dicendoti “questo è l’ultimo esame prima della laurea, mi aiuti a ripetere?”. Ripeterà la stessa scena per i seguenti 19 ultimi esami prima della laurea.

 

9. Germano Mosconi

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Sostanzialmente vorrebbe studiare, ma non lo fa. Passa l’intera giornata a mugolare, lanciare occhiatacce, bestemmiare, urlare “Chiudete la porta!”, sbattere furiosamente i libri sul tavolo per chiedere silenzio. Se ci fosse una persona abbastanza intelligente, chiamerebbe Pitbull per convincerlo a musicare la nuova hit dell’estate con tutti quei rumori prodotti contemporaneamente da un solo essere umano.

Testardo come un mulo, continua a presentarsi ogni santo giorno in sala studio scegliendo scientificamente il posto vicino alla tavolata più rumorosa di tutte, per il puro gusto di lamentarsi.

“CHI E’ QUEL MONA CHE SBATTE LA PORTA?”

 

10. Il vecchio

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Cent’anni ed una voglia di studiare sicuramente maggiore della tua. Si iscrive all’università per togliersi la soddisfazione di avere la laurea prima del pensionamento. Prova ad accedere a Segrepass dal suo Nokia 3310 e ti chiede insistentemente di installargli internet sul cellulare, ignorando crudamente il tuo imbarazzo nello spiegargli che non puoi aiutarlo.

Prova a fare amicizia con gli altri compagni della sala studio sfoggiando battute stantie, prese da qualche commedia all’italiana degli anni ’70.

Alla fine si laurea prima di te. Mai sottovalutare i vecchi.

“Ragazzi, questo Segrepass lo compro in farmacia?”

 

Premio alla carriera: Il fantasma

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Merita un posto fra le persone che frequentano assiduamente la sala studio, anche se nessuno sa chi sia.
Durante l’intera giornata vedi quel posto occupato, libri, appunti ed anche un cappotto appeso alla sedia. Eppure l’occupante non lo hai mai conosciuto, nonostante tu sia stato inchiodato sul banco fino all’orario di chiusura dell’aula studio. Ti chiedi chi sia, che vita faccia, se un giorno lo incontrerai.

Per il Salvini è invece sicuramente un posto occupato da un immigrato di Filosofia che è andato a cannarsi da qualche parte: lancia via tutti i quaderni e con un grugnito occupa il posto, provando a leggere le figure del libro “Il Diritto Costituzionale secondo i Teletubbies“.

“Questi coatti fattoni rubano anche i posti a noi che studiamo!”

 

 

 -Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Diplomato al Liceo Sannazaro, ora studio Giurisprudenza all'Università Federico II. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho lavorato per numerose testate locali, fra cui Il Denaro e l'Inchiesta Napoli. Innamorato dei segreti e delle leggende antiche, condivido la mia passione sul mio sito web, Storie di Napoli. Sognando di poter diventare un giorno un bravo scrittore, mi ispirano le Vite di Guccini ed i romanzi di Ferdinando Russo. Leggimi su www.storiedinapoli.eu!

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