I giuristi del futuro: come evolve il diritto italiano nell’ottica del diritto europeo

Nel corso della mia carriera universitaria più di una volta mi sono imbattuta – o ci ho battuto la testa, questione di punti di vista– in manuali non aggiornati; sarà capitato anche a voi o , con molta probabilità, vi capiterà. Tralasciando le implicazioni pratiche e le imprecazioni barocche , così esecrande e fantasiose che neanche al mercato del pesce il sabato mattina, vorrei piuttosto porre l’attenzione sulla repentina evoluzione del diritto interno,chiaramente percepibile studiando da un testo di qualche anno fa, e sottolineare quanto, su questa evoluzione, abbia influito il legislatore europeo.

In una società “disarticolata” in cui il potere legislativo, esclusiva emanazione della sovranità dello stato, lascia il posto ad una nuova forma di governante multilivello, la legge ha perduto gran parte del suo significato originario al cospetto del potere dell’Unione di adottare atti normativi dotati di efficacia vincolante e in grado di prevalere su di essa. Tanto più che il TFUE non può essere eretto a baluardo di una rigida ripartizione di competenze tra UE e Stati membri dal momento che, consacrando i principi di sussidiarietà e proporzionalità,rappresenta piuttosto l’appiglio normativo per una estensione pressoché illimitata dell’area di intervento del legislatore europeo, se non per mezzo dei regolamenti, mediante direttive e raccomandazioni, nell’ottica di perseguire gli obiettivi e le finalità dell’UE in materia di politica economica, fiscale, ambientale e sociale.

Siamo di fronte ad un mutamento di prospettiva che incide profondamente anche sul modo di intendere gli stessi pilastri dell’ordinamento giuridico interno: non si discute, oggi, sulla rigidità assoluta del cd. “Nocciolo duro” della Costituzione, di quelle parti della Carta,cioè, che consacrano i principi sui quali si erge il nostro ordinamento giuridico e pertanto non sono suscettibili di revisione ai sensi del 138 Cost. Ma cosa succede in caso di contrasto più o meno diretto con le norme comunitarie? Si può pensare di essere di fronte ad uno di quei “ragionamenti per assurdo” alla maniera di Euclide, tanto amati dai professori di filosofia del liceo; in effetti l’ordinamento europeo fa propri i principi liberaldemocratici e si muove in una prospettiva di garanzia e di tutela dei diritti. Eppure si guardi alle riserve di legge in materia penale e fiscale di cui al 25 e al 53 Cost. La riserva deve essere intesa come riserva di legge statale, nel senso che sarebbe violata qualora si consentisse a norme europee di introdurre nel nostro ordinamento nuove figure di reato o di tributi. Eppure sono innegabili gli effetti riduttivi o espansivi dell’area del penalmente rilevante o l’influenza sulla politica tributaria italiana prodotti dalle norme comunitarie. Peraltro bisogna ricordare che la teorizzazione dei controlimiti è stata oggetto di critiche da parte della Corte di Giustizia che è giunta perfino a subordinare al rispetto delle norme comunitarie e dei principi internazionali quello che è una pietra miliare del nostro ordinamento giuridico, vale a dire il diritto di azione di cui al 24 Cost.

Perché tutto ciò dovrebbe interessare a noi aspiranti raffinati giuristi che ci apprestiamo ad entrare in punta di piedi nel mondo del diritto e ancora incespichiamo nello sciorinare definizioni di istituti e norme codicistiche? Noi che, nel bel mezzo della sessione invernale l’unico pensiero fisso sono le pagine del manuale che mancano da studiare, il tempo che scorre inesorabile e la preoccupazione di fallire all’esame. Cosa ne possiamo sapere noi se la dottrina ancora discute? Tralasciando l’istinto omicida che è sorto in voi leggendo quest’ultima frase, che per chi sta studiando procedura è diventata più ricorrente delle imprecazioni barocche di cui sopra, ritengo fermamente che dobbiamo ricominciare dalla passione: la passione che ci ha fatto scegliere la facoltà di giurisprudenza, la curiosità incessante di capire la realtà che ci circonda. Perché queste sono le domande del futuro, le domande a cui noi da raffinati giuristi -si spera- dovremo dare risposta; perché ciò che stiamo studiando è meravigliosamente interessante se riusciamo a tirarlo fuori dai libri .

-Francesca Bellisario

Author: Francesca Bellisario

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