HUEXIT: L’UNGHERIA POST-REFERENDUM!

Prima di entrare nel vivo della questione Ungherese, sarebbe opportuno fare un passo indietro e analizzare le posizione dell’Unione Europea in materia di flusso di migranti.

E’ quasi inutile ricordare qui la difficile situazione determinata dagli ingenti flussi migratori che interessano in particolare, oltre che il nostro Paese, anche la Grecia.

Orbene, con la Decisione n. 2015/1601 del Consiglio Europeo del 22 settembre 2015, l’Unione Europea ha avviato una procedura di “ricollocazione temporanea ed eccezionale, su un periodo di due anni, di 40.000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale dall’Italia e dalla Grecia in altri Stati membri, cui partecipino tutti gli Stati membri”. In altri termini, in base ad una serie di parametri legati al numero della popolazione e al PIL, ogni stato membro dovrà accogliere un certo numero di migranti provenienti dall’Italia e dalla Grecia; per ciascuna persona ricollocata a norma della decisione lo Stato membro di ricollocazione riceve la somma forfettaria di 6.000 EURO.

Lasciando da parte le critiche che sono state mosse ai criteri di ricollocazione, si deve ribadire che Conformemente all’articolo 80 TFUE, le politiche dell’Unione relative ai controlli alle frontiere, all’asilo e all’immigrazione e la loro attuazione devono essere governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra Stati membri.

Fatta questa doverosa premessa possiamo focalizzare l’attenzione sull’Ungheria.

Il 02 Ottobre 2016 il popolo Ungherese si è recato alle urne per esprimere il proprio parere sul seguente quesito: Volete che l’Unione Europea imponga l’insediamento forzato di cittadini non ungheresi sul territorio nazionale senza il consenso del parlamento?”.

Il premier Orban ha incentrato tutta la sua campagna a favore del referendum su una politica razzista e xenofoba fomentando l’odio e la paura dei cittadini contro gli immigrati definendoli tutti terroristi. Ma nonostante i suoi sforzi i risultati sono stati deludenti, non tanto per l’esito delle votazioni in sè, in quanto il 98% degli Ungheresi votanti si è espresso per il “No“, ma per la scarsa affluenza alle urne, infatti non è stato raggiunto il quorum necessario per la validità della deliberazione (il popolo Ungherese mi ricorda quello Italiano!).

Questa è stata una pesante sconfitta politica per il Premier Ungherese che tuttavia non si è tirato indietro, affermando anzi che l’UE deve comunque tener conto dell’opinione espressa dai votanti che anche se non hanno raggiunto il quorum sono stati quasi univoci nella decisione. Infatti, Orban si dice soddisfatto dell’esito del referendum. A suo avviso ciò che conta è che 3,3 milioni di ungheresi abbiano detto no al sistema delle quote di accoglienza ai migranti “Una cosa della quale Bruxelles deve tenere conto”.

Molti si chiedono se assisteremo ad una HUexit (sembra quasi che l’UE sia un nuovo Grande Fratello). Prima dei risultati del referendum si avvertiva nell’aria questa possibilità dato che la vittoria del No era ritenuta schiacciante, ma dopo la non-votazione degli Ungheresi ci chiediamo quale sarà il prossimo passo del Governo di Orban.

Orban chiamerà nuovamente gli Ungheresi alle urne per un secondo referendum per scegliere se lasciare l’UE? Che cosa farà se Bruxelles ignorerà il parere espresso dagli Ungheresi votanti con il consueto silenzio assordante? L’idea di una uscita dell’Ungheria dall’UE non è impensabile, soprattutto ora che la Gran Bretagna è diventata “first out the door” stabilendo un precedente.

Dopo il Referendum il primo passo del Premier ungherese nella stessa direzione è stata la proposta di modifica costituzionale al parlamento che sarebbe servita a sottrarre l’Ungheria all’obbligo di ospitare migranti e profughi senza l’assenso dell’Assemblea nazionale. Ecco che per lui è arrivata la seconda pesante sconfitta! La proposta di emendamento costituzionale ha ricevuto il 65,8 % di “Sì”. Molti, ma non abbastanza per raggiungere la maggioranza qualificata di due terzi che resta necessaria per ogni modifica alla Legge fondamentale (il provvedimento non è passato per appena due voti). Questa è una disfatta della politica di potere del premier, soprattutto perché si tratta di uno dei temi caldi della sua campagna.

A quanto pare il Primo ministro Ungherese comincia a perdere colpi, infatti è la prima volta, da quando Orban è salito al potere nel 2010, che viene a mancare la maggioranza qualificata per una riforma costituzionale.

A questo punto non ci resta che aspettare e vedere se l’Ungheria avrà lo stesso coraggio e la stessa forza della Gran Bretagna di fare il salto nel vuoto e fronteggiare tutte le conseguenze di un’uscita dall’Europa.

 

di Maddalena Porciello

Author: Maddalena Porciello

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