Horror universitario: le storie che hanno terrorizzato generazioni di studenti

Ci sono barzellette tramandate, raccontate, ripetute così tante volte da chiedersi se abbiano mai fatto ridere anche quando furono dette per la prima volta da Pierino o dallo sciagurato che gliele suggerì. Sono battute talmente vecchie che, quando le si raccontano al nonno per regalargli una risata, lui fredda ogni aspettativa con un deludente “questa l’ho già sentita prima che tu nascessi!”.

Non sono diverse le parole che passano nella testa di chi l’università la frequenta da anni e che, star della sala studio e volpe del dipartimento, ascolta sorridendo le storie della povera matricola che ha timidamente chiesto udienza, disperata per le imminenti angherie che il professore ha destinato a tutti i suoi predecessori all’esame: probabilmente esisterà un network segreto, un “Facebook dei professori”, un luogo in cui ogni docente condivide le proprie cattiverie, in modo da consentire anche ai propri colleghi la possibilità di guadagnare un posto d’onore negli incubi degli studenti.
Il mio professore di privato è un infame, non passerò mai questo esame! Tempo fa, prima di firmare un 30 e lode, esclamò ad una ragazza: “ti voglio regalare il mio rolex, questa è la prova migliore mai vista in vita mia!”. Dopo aver più volte rifiutato con imbarazzo, l’esaminanda accettò timidamente la generosa offerta. Immediatamente dopo il professore si scurì in volto e disse: “solo le donazioni di modico valore si possono effettuare senza atto pubblico”. Bocciata”.

Alzi la mano chi, dopo aver frequentato la facoltà di Giurisprudenza, non ha ancora sentito questa storia comune a tutte le università nazionali. La paternità dell’esame di Diritto Privato più famoso di tutti i tempi è una guerra fra Torino, Milano e Bologna, senza dimenticare Napoli, Roma e Catania: moltissimi studenti sono disposti a giurare di aver conosciuto un testimone della storica bocciatura e c’è anche chi giura che molti professori, con sottile ironia, abbiano spesso fatto esempi riguardanti donazioni di orologi.

Non è da meno il terrore di ogni facoltà che abbia un colonnato nel cortile: “Il mio professore ha chiesto ad un ragazzo: “Quante colonne ci sono nel cortile?”, lui non seppe rispondere e gli fu detto “si vede che non frequenti mai, bocciato”. Una studentessa che aveva assistito alla scena corse a contare le colonne. Il professore la chiamò poco dopo e le pose lo stesso quesito fatto al ragazzo bocciato poco prima. Lei rispose bene, ma fu bocciata lo stesso: “e tu, anziché studiare, perdi tempo a contare le colonne?”. L’origine è in qualche ateneo del Nord Italia, ma l’esperienza non è nuova nella facoltà di Lettere e Filosofia di Napoli, in cui si tramanda da trent’anni di generazioni studentesche.

Non sono neanche salve le ragazze che provano a sfruttare il proprio sex appeal, pur di farsi graziare dai professori: “Una ragazza si presentò all’esame con una scollatura vertiginosa ed un vestitino strettissimo. Il professore, sorridendo, la accolse con gran calore e chiacchierò con lei amichevolmente. Ad un certo punto le fu chiesto se gradiva una sigaretta e lei accettò con piacere. “Adesso vattene, troia fumante!” fu la risposta del professore”.

Fu invece preso in contropiede un professore di Diritto Civile di Pavia (ma anche Napoli e Roma, Genova e Firenze) che, dopo aver bocciato un ragazzo, gli diede diecimila lire (o 20 euro) e lo salutò con un poco carino vai a consolarti con una donnetta!”. Il ragazzo, come nelle migliori soap opera, passò l’esame seguente con un bel 30 e firmò il voto. Andò poi a salutare il professore e gli consegnò una banconota da cinquemila lire. Il docente lo guardò perplesso, ma il ragazzo non si scompose: “Sua moglie mi ha fatto uno sconto”.

Dai libretti che volano dalle finestre (Con il libretto virtuale voleranno i computer?)  a professori piromani, passando per esami barattati con la lasagna della mamma: alcune storie partono da esperienze vere e raggiungono l’olimpo delle leggende, ma tutte hanno come protagonista “un ragazzo” conosciuto da tutti e senza nome, una figura ambigua ed indefinita in cui ogni studente si immedesima.
Nonostante la fantasia degli studenti non sia mai paga quando si tratta di terrorizzare e scoraggiare i propri compagni, il dato realmente paradossale è che le storie ritenute più credibili sono proprio quelle più vecchie: il professore ed il suo rolex ricordano i tempi di Aldo Moro, per non parlare delle colonne nel cortile che  probabilmente seminavano il panico anche nei monasteri del ‘600!

I racconti di folli bocciature che si leggono su Facebook nei numerosi gruppi universitari, invece, non sono molto apprezzati. Molte storie sono ritenute poco credibili, alcune esasperate dall’ira che nasce dopo un esame molto sfortunato, altre dal voler nascondere la propria scena muta, altre storie, ancora, degenerano in un climax di panico ed ansia: il requisito per distruggere animi e speranze di una intera cattedra è la totale vaghezza del racconto, ancora meglio se condito da qualche insulto all’esaminatore. In alternativa, bisogna accontentarsi di qualche compassionevole incoraggiamento.

Se non si è bravi nell’inventiva letteraria (…e se non ci sono studenti fuori corso nelle vicinanze!), meglio affidarsi ai grandi classici dell’horror universitario per terrorizzare i propri compagni: con loro non si sbaglia mai.

Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Diplomato al Liceo Sannazaro, ora studio Giurisprudenza all'Università Federico II. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho lavorato per numerose testate locali, fra cui Il Denaro e l'Inchiesta Napoli. Innamorato dei segreti e delle leggende antiche, condivido la mia passione sul mio sito web, Storie di Napoli. Sognando di poter diventare un giorno un bravo scrittore, mi ispirano le Vite di Guccini ed i romanzi di Ferdinando Russo. Leggimi su www.storiedinapoli.eu!

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