Guida rapida alla city tax

Durante le vacanze o nel corso di qualche viaggio a molti di noi sarà successo di dover pagare e di vedersi addebitata la cosiddetta tassa di soggiorno, city tax, sia nel nostro bel Paese, sia nel resto del mondo. Ma nello specifico cos’è?

La tassa di soggiorno è un’imposta locale che deve essere pagata, per ogni notte, dalle persone che alloggiano nelle strutture recettive di territori classificati come località turistica o città d’arte.

Dal 2017, nei Paesi Europei dove è applicata, solitamente viene inserita come extra al costo totale di stanze e servizi utilizzati durante il soggiorno. Il titolare della struttura incassa una tariffa pro-capite determinata sia dalla categoria della struttura stessa, sia dalla zona geografica. Sono previsti dei tetti massimi e dei numeri di pernottamenti oltre i quali la tassa non si applica più. I soldi versati dai turisti saranno utilizzati dal Comune per la preservazione, la ristrutturazione e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale; tali attività costituiscono e rappresentano la ratio dell’istituzione di questa tassa.

In Italia fu introdotta, per la prima volta, nel lontano 1910, pensata originariamente soltanto per i centri termali e le stazioni balneari sparse per la Penisola. Fu ampliata durante il ventennio fascista e abolita nel 1989, è stata reintrodotta con il decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, che riguardava il solo comune di Roma, e con il decreto legislativo 14 marzo n. 23 recante disposizioni sul federalismo fiscale municipale, che ha conferito ad alcuni Comuni la facoltà di applicarla. I singoli Comuni hanno la libertà di introdurre o una tassa fissa o di fissarne una in base alla categoria dell’alloggio e ai costi extra forniti durante il soggiorno e di stabilire eventuali categorie esenti dal pagamento (residenti, bambini, disabili etc.).

Recentemente, con il Decreto Crescita, per combattere la lotta all’evasione della tassa di soggiorno, è stato stabilito che i dati sulle presenze, comunicati dai gestori delle strutture, dovranno essere messi a disposizione, in forma anonima e aggregata per struttura ricettiva, dell’Agenzia dell’Entrate e quest’ultima dovrà renderli disponibili ai Comuni, in modo tale che essi possano controllare direttamente e autonomamente i pagamenti effettuati.

Ad oggi, l’Italia risulta essere uno dei Paesi Europei con una delle tasse di soggiorno più elevate. Per molti, in realtà, essa non è altro che una celata tassa sul turismo visto che la destinazione del gettito e il suo effettivo utilizzo non sono mai ben chiari e definiti, ma appare essere quello di coprire i buchi dei bilanci comunali.

Di sicuro tutto ciò non rappresenta un incentivo per aumentare il turismo nel nostro Paese…

 

 

-Luisa Sbarra

Author: Caterina Bracciano

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