Governo una mossa tattica, disinformazione e furto di democrazia. Referendum in bilico.

Il referendum è alle porte e la dis-informazione in merito ai quesiti sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua, nonchè sul legittimo impedimento, del 12 e 13 giugno incalza. Sembra che l’obiettivo principale del Governo sia, non tanto impedire il voto quanto demotivarlo. Fare passare il messaggio che è “inutile, perché tanto il Governo ha già fatto marcia indietro, ha già preso la sua decisione, limitando il diritto dei cittadini ad esprimersi in merito, con lo strumento referendario, appunto” . In questo modo, una parte di indecisi si determinerà a disertare le urne e questo basterà per non raggiungere il quorum in una consultazione dove mezzo milione di voti potrebbe fare la differenza. Con il ritiro dei quesiti sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua, sarebbe un errore pensare che tutto accada in funzione solo del referendum sul legittimo impedimento, sottovalutando così la forza trasversale del blocco nuclearista e di quello delle rendite assicurate dalla trasformazione dei monopoli pubblici in monopoli privati. Qui gli interessi di “Palazzo” convergono con quelli di altri potenti. La partita referendaria si giocherà, con riguardo alla possibilità che gli italiani conoscano le contrapposte parti in campo al fine di esercitare un voto responsabile. Su questo il partito degli antireferendari da un certo punto di vista ha già la vittoria in pugno, con la “complicità” della Rai (la quale ha approvato recentemente il regolamento per l’informazione sul referendum) e della Commissione parlamentare di vigilanza. Se ci fosse un vero dibattito sul nucleare, un dibattito attivo, si parlerebbe senz’altro anche delle politiche energetiche italiane e delle oligarchie che le condizionano a loro esclusivo vantaggio e delle alternative all’energia nucleare (come quelle rinnovabili). Così come, se ci fosse una reale informazione sulla privatizzazione dell’acqua, si svelerebbero le “combriccole dei favori” rivolte agli imprenditori a cui si vuole affidare la cogestione dei miliardi di investimenti pubblici nel settore idrico. Tutto questo è tabù, l’informazione è tabù, la libertà di scelta è tabù, oramai, in Italia. È la conoscenza quella che il governo e gli antireferendari, nel caso di specie, davvero temono.

Marta Pignatiello

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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