Franco Imposimato, vittima innocente.

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Non sono solo i magistrati, i giudici, i commissari di polizia, i giornalisti ad essere uccisi dalla mafia e dalla camorra a causa delle loro indagini. Troppo spesso le vittime sono persone la cui unica colpa è quella di avere legami familiari con soggetti “scomodi” alle organizzazioni criminali.

È il caso di Franco Imposimato, fratello del giudice Ferdinando Imposimato. Franco era impiegato nella fabbrica FACE Standard di Maddaloni (comune in provincia di Caserta) e sindacalista della CGL.               L’11 Ottobre del 1983 venne ucciso all’uscita da lavoro mentre era in macchina con la moglie. Come ogni pomeriggio, stavano andando  a prendere i figli che uscivano da scuola, ma all’improvviso si videro sbarrare la strada da un’altra automobile, al bordo della quale c’erano tre sicari che li avvicinarono e iniziarono a sparare. Dall’agguato, riuscì a sopravvivere la moglie anche se gravemente ferita poiché colpita da due proiettili, uno dei quali le sfiorò il cuore.

Il giorno dopo il delitto, arrivò una telefonata alla sede napoletana dell’ANSA: “È stato ucciso il fratello del giudice boia”. In seguito iniziarono le indagini e si scoprì che si trattava di una vendetta trasversale decisa dalla Banda della Magliana con la connivenza di mafia e camorra per intimorire il giudice Ferdinando Imposiato, bersaglio difficile da raggiungere. Il giudice aveva seguito diversi processi di mafia e stava per scoprire la verità circa l’identità di Don Mario Aglialoro, il cui vero nome era Giuseppe Calò, quest’ultimo era capo della famiglia Porta Nuova e cassiere di cosa nostra a Roma. Pippo Calò si sentì minacciato dalle indagini e chiese ai casalesi di uccidere Franco.

Durante il processo Spartacus vennero condannati all’ergastolo i mandanti dell’omicidio (Pippo Calò e Vincenzo Lubrano), e gli esecutori materiali (Tonino Abbate e Raffaele Ligato).

 

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L’11 Ottobre del 2007, a ventiquattro anni dall’omicidio del padre, parlarono i figli:”nessun odio e nessun perdono per gli assassini di nostro padre, ma anche la società civile ha fatto fatica a starci vicino“.

 

-Fortuna Orabona

 

Author: Fortuna Orabona

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