Che fine ha fatto la povera netiquette?

Le vicende accadute in questi giorni sono un ottimo spunto per riflettere insieme su un argomento molto importante, ma spesso trascurato: “la netiquette”  che, per chi non lo sapesse, non è altro che il “galateo di internet”.

Cosa è accaduto? Gran parte del popolo italiano ha manifestato il proprio dissenso per una scelta adottata dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Mentre prima si poteva assistere ad uno scambio di opinioni politiche nei bar, in fila per le poste, a scuola … oggi, il nostro “luogo di ritrovo” sono i social network. Ahimè, le tre persone oggi indagate di vilipendio forse avevano trascurato il fatto di essere lette da tutto il pianeta terra! Certo, a volte scrivere sui social mentre ci si trova soli nella propria stanza, fa credere di non essere ascoltati da nessuno! Ma non è affatto così, le autorità infatti sono intervenute nella vicenda.

Scrivere un commento del tipo “dovremmo fargli fare la fine del fratello” riferendosi a colui che ha tenuto tra le braccia, appunto, il fratello morente dopo aver ricevuto 8 colpi per via del suo impegno nella lotta alla mafia, cosa vuol dire? Se volessimo basarci sull’evidenza del contenuto diremo: colui che ha scritto queste parole deve essere senza dubbio un mafioso, no? Ma, la risposta più plausibile sembra essere: si tratta semplicemente di ignoranza. L’utente ha ignorato le conseguenze del suo gesto. Tutto ciò fa paura, e non poco. Perché l’ignoranza è forza attrattiva del male, in grado di dar vita ai gesti concreti più meschini.

L’ignoranza non può essere la giustificazione a tutto. Ad una frase di un singolo segue l’approvazione degli altri consociati; ad un raduno di menti segue una scelta comune, che porta alle azioni, azioni sbagliate, se fondate su basi negative (e la storia ce lo insegna). Ma soprattutto: a parole scritte con fervore, che siano positive o negative, segue l’esempio. Adulti, che dicono ciò, non sono d’esempio per nessuno.

Qualcuno potrebbe controbattere dicendo: “solo perché è il Presidente della Repubblica le autorità sono intervenute”. Sbagliato, per due motivi,anzi, tre!. Innanzitutto è il codice penale che agli artt. 277 e 278 parla rispettivamente di: “offesa alla libertà del Presidente della Repubblica” e “offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”, con le annesse conseguenze dal punto di vista sanzionatorio. Seconda cosa da considerare è che: ignorare questi fenomeni crea un precedente, ed ecco che il circolo vizioso della esagerazione nell’uso delle parole sui social sarà sempre un fenomeno inarrestabile. In ultimo: bene che ciò sia emerso! Finalmente si può affrontare il problema!

Ma qual è questo problema? Si tratta di voler limitare la manifestazione del pensiero costituzionalmente prevista? È vero, l’art.21 Cost. ci dice che possiamo esprimere liberamente il nostro pensiero. A tutto c’è un limite però e questi limiti sono rintracciabili all’interno del nostro sistema normativo. Essi esistono proprio a tutela di diversi valori (es. ordine pubblico, salvaguardia dell’onore delle istituzioni, buon costume…).

Spesso lo schermo dello smartphone viene concepito come “scudo” che ci rende immuni dalla rintracciabilità, quindi ci porta a credere nella impunità assoluta!

Il primo passo è questo: non separare la propria identità reale da quella digitale. Anche su internet sono “io”, ho la mia identità, quella stessa identità che manifesto sul campo reale. E non solo: anche su internet sono un cittadino, e come tale ho il pieno esercizio dei miei diritti, ma anche l’obbligo di rispettare determinati doveri imposti dalla legge.

Tre parole chiave, quindi, per vivere i social in modo sano: coerenza, consapevolezza, correttezza.

Coerenza vuol dire domandarsi: “se avessi davanti a me il Presidente della Repubblica gli direi che vorrei vederlo morto?” A voi la risposta!

Consapevolezza: si è sempre rintracciabili sulla rete, anche quando usiamo profili fake.

Correttezza: il nostro grado di educazione si misura anche dal modo in cui ci esprimiamo sulla rete. Meglio quindi usare le giuste parole per tutto, anche per manifestare il proprio dissenso.

E allora, la povera netiquette, ce la farà un giorno a farsi spazio nella giungla dei “leoni da tastiera”? Questo è possibile soltanto se si riscopre il valore della sana comunicazione (reale e virtuale), basata su un sincero senso di legalità e prima ancora su una buona educazione!

Disancorandoci dagli esempi negativi dati dai salotti televisivi in cui tutto ciò si è perso, forse un giorno potremmo ancora sperare in un mondo fatto di persone capaci di dialogare, con lo scopo di confrontarsi così per cercare soluzioni.

 

-Arianna Bottigliero

Author: Caterina Bracciano

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