Fashion law

Articolo di Serena Ferraioli

In una società in cui l’apparire conta quasi quanto l’essere, è necessario tutelare coloro che si rapportano al mondo della moda; nasce cosi un nuovo ramo del diritto che include sia il diritto civile che penale: il fashion law.

È opportuno evidenziare che suddetto ramo del diritto si occupa dello studio di tutte le discipline che sono complementari alla filiera della moda: dai contratti alle licenze, dalle operazioni di tipo ordinario a quelle di tipo straordinario come le operazioni di fusione, private equity e acquisizione e cessione.
L’avvocato specializzato in fashion law può occuparsi di pratiche inerenti a piccole, medie, grandi imprese e anche relative, a stilisti, piccoli imprenditori; può seguire i suoi clienti in fase di produzione, di distribuzione, promozione dei servizi e del prodotto creato ed in base al Paese nel quale si vuole operare è necessario conoscerne le leggi vigenti sulla proprietà intellettuale.
La tematica più rilevante che affronta un fashion lawyer è sicuramente legata alla tutela del marchio, del design.
Il design riguarda la progettazione del prodotto e la prima tutela da prendere in esame è proprio quella del disegno modello, prevista dall’ art. 31 del codice della proprietà industriale : “Possono costituire oggetto di registrazione come disegni e modelli l’aspetto dell’intero prodotto o di una sua parte quale risulta, in particolare, dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale ovvero dei materiali del prodotto stesso ovvero del suo ornamento, a condizione che siano nuovi ed
abbiano carattere individuale.” e lo stesso afferma il Regolamento CE 12.12.2001, numero 6 del 2002 in tema di disegni e modelli europei.

Il diritto della moda, tutela, dunque, da tutte le intimazioni e dalle contraffazioni delle creazioni che vogliono essere vendute sul territorio nazionale o all’estero.
L’importanza di proteggere e valorizzare i diritti di proprietà industriale nasce da un concetto
fondamentale: la competitività!
Secondo uno studio OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel 2016 il commercio mondiale di prodotti contraffatti e piratati aveva raggiunto 509 miliardi di dollari, pari al 3,3% degli scambi contro i 461 miliardi del 2013, pari del 2,5% dell’interscambio internazionale.
La contraffazione vale infatti nel mondo ben 80 miliardi di euro ogni anno.
Uno dei settori più minacciati dalla contraffazione è proprio quello del fashion e luxury goods, dove il marchio gioca un ruolo fondamentale sia come agente attrattivo che come indicatore di qualità.
La moda italiana, in particolare, è tra le più copiate in assoluto, determinando ogni anno ben 9,9 miliardi di euro di mancate vendite.
Antonio Bana, avvocato penalista, autore del libro “Tutela del Made in Italy: tra profili giuridici, brand
storytelling e litigation pr” , tra i più autorevoli esperti in Italia di Fashion Law e diritto della proprietà industriale , afferma che l’industria della moda è uno degli ambiti economici più dinamici, a livello nazionale e internazionale, in quanto è dettato da tendenze in continua evoluzione e i marchi della moda, infatti, devono costantemente reinventarsi e lanciare sul mercato nuovi e diversi prodotti nello sforzo di
essere sempre al top e di affrontare in modo efficace le sfide del mercato digitale.
Negli ultimi anni si sono affinati gli strumenti di contrasto al mercato del falso: la legge 23 luglio 2009 n.99 ha introdotto ad esempio sanzioni più severe adeguate alla gravità del fenomeno, nuove fattispecie di reato e certezza del momento consumativo del reato a garanzia dei marchi-brevetti già oggetto di registrazione e la Legge 14 gennaio 2013 n. 9 ha consentito l’avvio e l’uso di intercettazioni telefoniche per i reati di
contraffazione.


Uno stilista potrà trovare tutela per le proprie creazioni anche attraverso la legge sul diritto d’autore che
all’art. 2 n. 10 ricomprende “le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico.”

La Suprema Corte con un recente provvedimento, depositato in data 22 gennaio 2018, ha ritenuto Integrato il reato di cui all’art.517 del codice penale per la riproduzione non autorizzata di opere di design
che, prescindendo dalla registrazione afferente la privativa industriale, siano -come sopra esposto- protette dall’ art. 2, n. 10, legge n. 633 del 1941.

Dunque tenendo anche conto che le leggi a tutela dei diritti d’autore e, in generale legate anche alle nuove
professioni strettamente collegate alla moda, sono in costante aggiornamento, la specializzazione in
fashion law si rivela sicuramente vincente.

Author: Mariachiara Coppolino

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