EYE 2016: il Parlamento europeo accoglie migliaia di ragazzi

Il 20 e 21 maggio 2016 si è tenuta a Strasburgo la seconda edizione dell’”EYE”, l’European Youth Event, un evento organizzato dal Parlamento Europeo aperto a migliaia di giovani tra i 16 e i 30 anni. Dopo il grande successo della prima edizione nel 2014, il Parlamento ha spalancato di nuovo le sue porte invitando i ragazzi a vivere un’esperienza unica per sviluppare soluzioni innovative, per risolvere le sfide cruciali del futuro e per confrontare idee e aspettative su temi molto attuali come: guerra e pace, apatia o partecipazione, esclusione o accesso, stagnazione o innovazione, collasso o successo.

L’evento prevedeva dibattiti, workshop interattivi, giochi di ruolo, laboratori di idee per condividere pensieri e opinioni,  ma anche momenti di svago come ”The YO!Fest”, il festival e il villaggio dei giovani, concerti e performance varie. Le attività organizzate, i seminari e i dibattiti politici  sono stati condotti in inglese, francese o tedesco per facilitare la comunicazione tra ragazzi provenienti da tutta Europa. L’EYE è stata anche un’occasione per sperimentare la diversità culturale dell’Unione europea, per apprendere nuove lingue e conoscere ragazzi di differente nazionalità. Per l’occasione, abbiamo intervistato un ragazzo che vi ha preso parte: Simone Romano.

 

Cosa ti ha spinto a partecipare all’EYE?

Ho partecipato perché coinvolto in un progetto con l’associazione “Humaniter”, che si occupa di diritti umani. Questa associazione organizza ogni anno un concorso per le scuole superiori chiamato “Ambasciatori dei Diritti Umani” a cui partecipai l’anno scorso. Arrivai tra i primi tre e vinsi un viaggio premio alla sede di Bruxelles del Parlamento Europeo. Dopo questo primo viaggio, che si è svolto lo scorso ottobre, sono rimasto in contatto col gruppo. Il premio dell’edizione di quest’anno era appunto la partecipazione all’EYE e, in quanto ex vincitore, mi sono aggiunto a mie spese al gruppo dei nuovi vincitori.

Come era organizzata la giornata e che attività erano previste?

Prima della partecipazione all’EYE, abbiamo dovuto registrarci e prenotare le attività a cui avevamo intenzione di partecipare, poiché la scelta era davvero molto ampia e c’erano posti limitati, e inoltre molte attività combaciavano in quanto a orari. Per cui, ognuno di noi, fatta la propria scelta, ha stampato il programma delle proprie attività di modo che, una volta lì, potesse dimostrare di essersi iscritto, e poi durante l’evento ognuno ha avuto modo di partecipare. Le tipologie di attività, come ti dicevo, erano tantissime, dai workshop ai dibattiti, ai giochi di ruolo e così via. L’elemento che le accomunava era però l’interattività: non esistevano attività in cui i partecipanti avessero un ruolo passivo, ma anzi tutti erano costantemente stimolati a dare il proprio contributo. Oltre a queste attività, che si svolgevano all’interno degli edifici del Parlamento, esisteva un’altra area dedicata ad attività più ricreative ed informali, sempre nello spirito della condivisione delle idee e del dialogo, lo Yo!Village.

I dibattiti riguardavano temi ben precisi. Quale tema ti è sembrato più appassionante e perché?

Tra i cinque temi su cui ruotavano le attività dell’EYE, mi ha interessato in particolar modo il tema dell’apatia e partecipazione, infatti, non a caso, la maggior parte delle attività che ho scelto erano legate proprio a quel tema. Io sono convinto che l’Unione Europea meriti di entrare di più nelle nostre vite. Oggi è purtroppo sempre più spesso percepita come qualcosa di distante da noi, o peggio come un’organizzazione che non fa altro che imporre leggi e regole dall’alto della sua autorità. Fin dal mio primo viaggio al Parlamento nello scorso ottobre, invece, mi sono reso conto che non è così: si dimentica troppo spesso che noi, ormai, siamo cittadini europei, oltre che italiani. Noi siamo parte dell’UE, e per questo abbiamo voce in capitolo nella definizione delle politiche comuni. Per queste ragioni sono convinto che bisogna impegnarsi sempre di più per fare in modo di coinvolgere quanti più cittadini possibili nel seguire le attività dell’UE.

l motto di questa edizione era “Together we can make a change”. Cosa ne pensi?

Sono completamente d’accordo col messaggio espresso nel motto di questa edizione. “Together we can make a change”, in relazione anche a quanto ho detto nella risposta precedente, vuol dire che ogni cittadino europeo ha la possibilità di contribuire alla definizione delle leggi comuni europee, e non solo attraverso eventi come l’EYE, in cui la partecipazione diretta dei cittadini è stata evidente, ma anche nella vita di tutti i giorni, informandosi e interessandosi di ciò che accade in Europa. Inoltre, di questo motto mi piace sottolineare anche il termine “together”, insieme. Infatti, se da un lato è vero che ognuno può dare il proprio contributo, non bisogna dimenticare che anche gli altri possono farlo e che le idee di tutti, indipendentemente dalla nazionalità o dalla cultura di provenienza, meritano di essere ascoltate e prese in considerazione. Lo spirito portante dell’EYE era infatti quello di radunare giovani provenienti da tutta Europa per spingerli a confrontarsi, a lavorare insieme per un obiettivo comune: trovare, INSIEME, soluzioni concrete ai problemi comuni.

Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza? La consiglieresti?

Ho trovato questa esperienza davvero straordinaria. Non solo ho avuto modo di entrare in contatto con persone provenienti da tutta Europa, ma mi sono sentito davvero parte attiva di un cambiamento e non semplice spettatore impotente, come troppo spesso la politica vuole che siamo. La cosa che mi è piaciuta di più dell’EYE, infatti, è stata che si è avuta la possibilità concreta di fare la propria parte. A questo proposito mi piace ricordare il momento finale della cerimonia di chiusura in cui, dopo la presentazione delle migliori idee scaturite dall’insieme dei dibattiti nei vari temi, le proposte dei giovani partecipanti sono state raccolte in un’urna che è stata consegnata nelle mani della vice presidentessa del PE Mairead Mc Guinness, a significare come l’UE accoglie le idee dei cittadini, e in particolar modo dei giovani. È importante notare come questo non sia stato soltanto un gesto simbolico: nei prossimi mesi le idee scaturite dall’EYE verranno effettivamente presentate e discusse nelle sedute ordinarie del PE.

 

In conclusione, possiamo dire che l’EYE è stata un’esperienza unica da vivere che ha arricchito tutti i partecipanti, i quali, attraverso le proprie idee, hanno dato un valido contributo per creare un’Europa migliore.

 

Ilaria Nebulosi

 

Author: Ilaria Nebulosi

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