Erri De Luca incontra gli studenti della Federico II

4 Novembre 2015. Non è passato neanche un mese dalla sentenza che ha “demolito in maniera radicale il banco di accusa” che da Gennaio 2015 ha fermato il tempo di Erri De Luca.

Aula straboccante di gente, studenti di ogni facoltà, professori, liberi professionisti tutti uniti dal desiderio di sapere, di ascoltare quello che lo scrittore napoletano ha vissuto in prima persona.

Introduce il Prof. Prisco citando il “free speech”, la libertà di parola superiore a qualsiasi diritto per gli americani, tematica che avrebbe dovuto argomentare la Prof.sa Abbondante, purtroppo assente tra i relatori.

Introduce le problematiche principali, il ruolo dell’intellettuale moderno e della possibilità di questo di attingere ad una zona franca immunizzata per esprimere le proprie opinioni, di quanto sia sottile il confine oggi tra un’idea e il mutarsi di questa in una proposta di azione. Il diritto va letto non solo nel suo significato letterale, deve essere calato nel contesto, deve aprire la mente osservandone le molteplici sfaccettature.

Segue il Prof. Moccia. I reati di opinione sono quelli che consistono nell’espressione di un pensiero. La norma va, appunto, inserita in un contesto e in democrazia l’istituzione deve tollerare la libertà di critica, anche di cattivi pensieri. L’accusa si muove esclusivamente quando l’offesa consiste in un “danno o pericolo concreto.”

“Se la pena deve servire all’integrazione sociale del soggetto, attraverso la valorizzazione dei valori costituzionali, come si può mandare in galera un tizio e rieducarlo sull’art. 21 Cost.? E’ una contraddizione vivente.” La libertà di un individuo si può sacrificare solo quando viene prodotta un’offesa ad un bene rilevante. ad un bene giuridico. Come si può rieducare una persona per aver espresso un parere?

È proprio questo che lo stesso De Luca sostiene di fare, non ha continuato gli studi, non ha frequentato università di nessun tipo se non quella della vita, si ritrova in questi luoghi semplicemente perché “scrive storie e racconta a voce a chi piace farsi raccontare storie.”

Non avrebbe mai immaginato che una malcapitata telefonata con una giornalista potesse dar vita ad una vicenda significativa e colossale. “Le mie dichiarazioni potevano dare qualche colpo di forbice alla rete, senza dubbio incapaci di abbattere un’opera tanto forte. Atto simbolico di una resistenza. Il mio era un sostegno verbale a quell’atto simbolico. Ho aderito alle ragioni di quella vallata perché mi piacciono. Mi piace quella comunità e il modo in cui ha affrontato questa oppressione.”

Così, mai prima di lui era stato accusato uno scrittore, se non per motivi di oscenità, per “Istigazione a delinquere”.

Ciò di cui si è occupato lo scrittore è il progetto di un treno ad alta velocità che collega le città di Torino e di Lione. La nuova linea ferroviaria avrebbe percorso la tratta in poco meno di un’ora rispetto a quella già esistente sul territorio, un risparmio di tempo marginale se si tiene conto del fatto che il treno si ferma ben 30 km prima della città francese, raggiungibile solo in bus o in taxi, mezzi che avrebbero riportato il tempo risparmiato con la Tav a quello utilizzato con la linea preesistente.

Erri ha sottolineato che anche se non fosse stato lui stesso l’imputato si sarebbe trovato in quell’aula a sostegno degli ideali che lo hanno sempre accompagnato: “Nessuna condanna avrebbe potuto interrompere questo circuito virtuoso per me: tenere insieme libertà di azione e libertà di parola.” Nessuno era a conoscenza del reale percorso del nuovo progetto in Val di Susa poiché oggi manca una stampa veramente impegnata, continua; la stampa disinforma e si attiene ai limiti imposti dalle grandi aziende che gestiscono le informazioni.

Uno scrittore che è stato interessato da uno “statuto speciale al contrario” poiché gli è stato chiaramente detto che a nessun “comune” cittadino sarebbe stata imputata tale accusa, un intellettuale che ha dovuto affrontare una legge “non uguale per tutti”.

Continuando nel suo racconto, un particolare ha senza dubbio suscitato l’attenzione: il verbo “perdonare” utilizzato dal Pubblico Ministero. Un verbo che ha uno spessore storico e spirituale ed è proprio su di questi che si è soffermato lo stesso De Luca, il suo stupore sul rendersi conto che alla “mera facoltà di procedere si era aggiunta anche la facoltà di assolvere dal punto di vista spirituale.”

E’ stato incriminato per la sua voce speciale in quella determinata circostanza, ma di questo lui va fiero. La voce deve avere delle responsabilità, la voce deve essere di tutti. Lui ha avuto il compito di intervenire in una vicenda pubblica, viva e motivo di urto.

Una tra gli ultimi episodi a lui più caro è quello che si sta verificando in Puglia, gli ideali che ha sposato in Val di Susa interessano anche nel pugliese dove è minacciato il diritto di decidere della propria vita e della propria salute.

La città di Taranto è avvelenata da un’azienda protetta da una legge che gli ha permesso di non rispondere dell’indennizzo dei danni che sta provocando sul territorio. Una zona che si presenta già come sismica ultimamente torturata e trivellata dalle aziende petrolifere, accompagnata da un Governo che non tiene conto delle difficoltà della popolazione e dei danni irreparabili.

Questi, sostiene, sono i fenomeni di un Governo che tratta i cittadini come “sudditi”, guidati dal tiranno di maggioranza di turno in un sistema di corruzioni tra i più grandi d’Europa per ragioni di un’economia assolutamente cieca.

Come nel caso di Lampedusa, dove una legge impediva ai pescatori di salvare la gente in mare per non essere accusati di immigrazione clandestina ma la popolazione è andata contro quest’imposizione riconoscendo il reale valore della vita.

È proprio questo ciò che succede nel nostro paese, è un continuo urto tra legalità e sentimento di giustizia. Legalità e giustizia si ritrovano spesso agli estremi opposti.

Il compito di uno scrittore non è quello di sostenere le proprie ragioni, quindi, ma è quello di dar voce alle ragioni di una moltitudine, si definisce “un’antenna” che diffonde la volontà di un gruppo. Si sente parte di questa cittadinanza e ne vuole far parte facendo sì che si possa gridare più forte. È giusto “stare”, convivere con il suo popolo.

“Credo che si studi legge all’inizio perché si nutre un sentimento di giustizia. Un bambino, prima di dire non è buono o non è bello, dice ai genitori: non è giusto.” Conclude così, il suo brillante intervento, accompagnato da lunghi e grandi applausi.

A seguito del suo intervento, molti hanno colto l’occasione per rivolgergli delle domande.

Il ruolo dell’intellettuale oggi, in quest’epoca tormentata. Per Erri è difficile immaginare l’intellettuale come singola categoria. L’intellettuale deve interessarsi degli avvenimenti del paese e schierarsi e non solo, anche insegnare.

Tra tutti un ex studente si è rivolto in maniera abbastanza critica nei confronti dello scrittore sostenendo la differenza tra manifestazione del pensiero e istigazione a delinquere. Le parole di un intellettuale hanno una capacità di coinvolgimento maggiore, non si è trattato di punire il singolo pensiero quanto piuttosto il come, il modo di manifestazione dello stesso oltre i limiti democratici di questo paese. La risposta di De Luca ha sottolineato come fosse stato irrilevante per l’accusa la “materiale istigazione a delinquere”, tutto si è incentrato sul “reato di pericolo” che il suo intervento poteva creare, un reato assolutamente astratto. Un pericolo ricollegato anche alla complicità, al concorso enunciato anche dall’art. 414 c.p. annullato dalla sua sentenza. La sua risposta, inoltre, è stata accompagnata anche dall’intervento del Prof. Moccia, professore di diritto penale. Il reato di opinione comprende anche quelle forme di istigazione che diventano di per se forme di reato, non vi è bene giuridico. Non è punibile la manifestazione libera di idee anche di cattivi pensieri.

Successivamente, anche il Prof. Lucarelli ha voluto esprimersi riguardo il tema dell’informazione e della disinformazione. Oltre la stampa strumentalizzata va ricordato che vi è anche una stampa coraggiosa, sottopagata e sfruttata che cerca di resistere.

Il tutto è stato arricchito dalle osservazioni di due avvocati. Con Erri ha vinto la libertà di parola, hanno vinto le persone che non preferiscono salire sul carro della vittoria ma quelle che preferiscono spingerlo il carro. Le persone che lottano.

Teresa Marullo

Author: Teresa Marullo

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