DOVE SEI? CI VEDIAMO A PDM! Quando un acronimo genera confusione

Sarà capitato almeno una volta nella nostra carriera universitaria da giuristi modello di utilizzare quest’espressione: ma siamo sicuri del suo significato? Apparentemente, per un ingenuo osservatore, non è altro che l’acronimo di “Porta di Massa”, una delle sedi dove si dovrebbero, e sottolineo DOVREBBERO, seguire i corsi (il bar, anche se di fronte, NON VALE, cari ragazzi). In realtà è tutt’altro: dietro ansiogeni giuristi che controllano il diario d’esami aspettando di conoscere l’ubicazione del prossimo patibolo e nullafacenti specializzati in rapporto di uno a tre, si nasconde un nemico ben più temibile: ‘’Il PARTITO DELLA MODA’’. Per chi non se ne fosse accorto, ovviamente in tal caso o si è in preda ad una cecità galoppante o si è matricole, questo luogo non è solo sede dei due esemplari pocanzi descritti, ma anche di esseri mitologici , in particolare studentesse che armate di tanto tempo e tanto buongusto (a detta loro) , utilizzano i corridoi come se fossero special guest di una fashion week e con un passo che è un misto tra la grazia di Platinette e un universitario tipo dopo una nottata a Piazza Bellini , decidono di sfilare come se non ci fosse un domani . Avete presente il programma “Ma come ti vesti?”, beh a loro Enzo Miccio chiederebbe piuttosto “Ma perché sei vestita?”. Uno dei tratti distintivi, inoltre, di questa particolare categoria è che: o ridono in modo automatico in stile Joker ad ogni parola che viene detta, pensando di risultare simpatiche, oppure non ridono affatto; per non parlare di quelle che alternano le due forme di comportamento forse per bipolarismo o, molto più semplicemente, per lesioni celebrali dovute alle troppe tinture e alle fascette stile Hippie troppo strette. Sapete qual è il rimedio migliore? Essere se stessi e non copie conformi di un modello di una società stereotipata, avere il coraggio di accettarsi per quello che si è e dare più importanza alla sostanza che alla forma; perché, d’altronde, le scatole vuote fanno tutte la stessa fine: accantonate in un angolo e rese inutili dal tempo.

 

ROSA COPPOLA

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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