Dottorato di ricerca: in cosa consiste?

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Dottorato di ricerca: chi è costui?

Come dei moderni Don Abbondio alla lettura di Carneade, i neolaureati in Giurisprudenza, in procinto di affrontare il foro di competenza con ventiquattrore in una mano e penna stilografica nell’altra, guardano con stupore e diffidenza al dottorato di ricerca, che rimanda immagini di occhialuti in camice ed alambicchi fumanti.

Poco male; in fondo, l’ultima volta che ho effettuato un prelievo di sangue, l’operatore sanitario mi ha domandato: ma perchè, a Giurisprudenza si fa ricerca?

Per comprendere la vitalità e l’effettività del percorso di dottorato(che nei Paesi anglofoni è denominato Doctor Of Philosophy, abbreviato in Ph.D. o PhD, abbreviazione del latino Philosophiae Doctor), ci rivolgiamo a Marina Sfarzo, dottoressa in diritto processuale civile.

1) In cosa consiste il dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Giurisprudenza?

Consiste nello svolgimento di un’attività di ricerca, finalizzata alla scrittura della tesi di dottorato, da discutere al termine del triennio dinanzi ad una Commissione esterna e da pubblicare sul sito istituzionale.

Il dottorando è tenuto anche a seguire corsi di formazione, approfondimento ed aggiornamento nella materia d’interesse, in modo da acquisirne una conoscenza specialistica. Inoltre, se nominato cultore della materia, può regolarmente far parte della commissione esaminatrice e svolgere altre attività didattiche.


2)Quali possibilità lavorative si palesano al dottorando? 

In realtà la scuola di dottorato è incompatibile con molte forme di pubblico impiego e la stessa erogazione dell’eventuale borsa di studio è subordinata alla mancata percezione di reddito oltre un certo importo.

Il dottorando può, ad ogni modo, svolgere tirocini formativi e stages (anche con borsa di studio, purché chieda il cd. Congelamento di quella di dottorato).

Può essere affidatario di tutorati per studenti e, una volta conseguito il titolo di dottore di ricerca, può continuare a vario titolo la collaborazione didattico-scientifica.

3)Quali possibilità lavorative offre il dottorato di ricerca, dopo il completamento del percorso ?

Dopo il dottorato si può sostenere il concorso a ricercatore (ma ormai solo a tempo determinato) e ottenere l’abilitazione a professore associato (anche senza passare per il concorso a ricercatore, se si hanno i requisiti) e, infine, professore ordinario.

4)Quali sono le modalità di accesso?

Ai “miei tempi” il concorso era per esame: si sostenevano le prove scritta (svolgimento di un tema su una traccia sorteggiata tra tre), orale e quella di lingua (traduzione di un testo dall’inglese giuridico all’italiano).

Ora il concorso è per titoli ed esame orale.


5)Nel film L’Amore Bugiardo, il protagonista parla in modo dispregiativo di un invitato alla festa che, a suo dire, “sproloquia sulla sua tesi di dottorato”: crede che l’opinione collettiva, secondo la quale il dottorato sia un percorso eminentemente teorico, spieghi il motivo per cui esso non sia la prima scelta di un neolaureato in Giurisprudenza ?

Non ho visto il film, ma credo che il protagonista non abbia tutti i torti: difficilmente si invita qualcuno alla propria festa per ascoltarne la tesi di dottorato!

E’ comunque comune, dopo cinque anni di studi universitari, il desiderio di mettere in pratica quanto appreso, ma credo che i motivi per cui il dottorato di ricerca non sia la prima scelta del neolaureato siano tanti.

Molti giovani avviano collaborazioni con i professori universitari, pur senza essere dottorandi, quindi non credo che non ci sia la volontà di percorrere questa strada.

Penso che, in questo momento storico, sia lo stesso sistema universitario a non incoraggiare i neolaureati rispetto alla carriera accademica: purtroppo gli spazi si sono progressivamente ridotti e i tempi sono notevolmente dilatati, indirizzando i giovani laureati verso strade più prevedibili e sicure e fortunatamente, sia pur faticosamente, la laurea in giurisprudenza lo consente!

6)Quanto la ricerca influisce sull’evoluzione del diritto, o la dottrina sulla giurisprudenza? 

E’ chiaro che un prodotto poco meditato difficilmente riesce ad orientare il Legislatore o ad influire sugli orientamenti giurisprudenziali. Quando, invece, il contributo dottrinario è il frutto di lunghe ricerche, da cui riceve continue conferme e prove del nove, esso ha un’autorevolezza da non trascurare.

L’”opinione” dei Maestri influisce notevolmente sul sistema giuridico. Spesso, poi, gli autori delle interpretazioni proposte in scritti e articoli scientifici sono anche operatori pratici; non sono dei meri teorici, ma dei pratici che conoscono perfettamente la teoria e che suggeriscono l’opzione interpretativa più ragionevole ed economica per un giusto processo.

Tuttavia oggi dobbiamo fare i conti col Web che, se da un lato consente l’effetto assolutamente favorevole di dare risonanza ancora maggiore agli scritti di grandi autori, dall’altro ha consentito la divulgazione anche di scritti più ingenui, quali quelli di noi giovani, spesso presi dall’entusiasmo di “dire la nostra”.


7)Qual è stata la sua esperienza di dottorato?

Il dottorato è stato una delle esperienze più belle e preziose della mia vita: rivivrei quel triennio altre mille volte.

Ho avuto l’onore di affiancare, in giovanissima età, professionisti ammirevoli, cui devo gran parte della mia crescita professionale.

La soddisfazione di aver apportato un primo contribuito all’approfondimento e alla razionalizzazione di una tematica ancora da esplorare mi ha ripagato di tutti gli sforzi.


8)Quale consiglio si sente di suggerire, a chi volesse affrontare una carriera nella ricerca e nell’insegnamento accademico?

Consiglierei solo ai veri appassionati di dedicarsi a questa carriera.

L’attività di ricerca richiede impegno ed aggiornamento costanti e non è facilmente conciliabile con altre attività professionali. Consiglierei di cominciare da giovanissimi.

 

Rossella Giuliano

Author: Rossella Giuliano

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