DIVORZIO BREVE:cosa cambia con la nuova legge

Il divorzio ha fatto il suo ingresso nel nostro ordinamento con la legge n. 898 del 1970 detta “Baslini-Fortuna” incontrando sin dall’inizio una forte opposizione. Fu oggetto di numerose discussioni al punto tale da essere tenuto fuori dal linguaggio dello stesso Codice Civile che all’art. 149, infatti, afferma: “Il matrimonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi e negli altri casi previsti dalla legge.

Proprio in virtù delle diverse polemiche, quattro anni dopo, la legge, fu sottoposta a referendum abrogativo e dalla vittoria dei “NO” emerse la volontà degli italiani alla permanenza del divorzio nel nostro ordinamento giuridico. Negli anni successivi fecero seguito altri interventi normativi volti a modificare il testo iniziale: in particolare, la l. 436/1978  e la l. 74/1987.

Stando a questa versione della legge, il divorzio, sarebbe stato concesso dopo tre anni dalla separazione.

Mercoledì 22 aprile 2015, però, è stato approvato definitivamente il d.l. che introduce il c.d. “Divorzio Breve”.

Dunque, cosa cambia?

  • Nel caso di separazione giudiziale, i tempi che intercorrono tra la separazione e la richiesta per ottenere il divorzio, sono ridotti dagli attuali tre anni a dodici mesi. Nel caso di separazione consensuale, i tempi sono ridotti a sei mesi.
  • È anticipato il momento di scioglimento della comunione dei beni. Prima poteva effettuarsi solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione. Ora, la comunione si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati.
  • La separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale e non, come approvato la prima volta alla Camera, dalla notifica dell’atto.

Inoltre, la nuova legge, si applica anche ai processi pendenti.

 

L’Italia, attraverso il Divorzio Breve, ha posto fine ad una serie di lungaggini burocratiche che per molto tempo hanno costituito un ostacolo piuttosto grande per coloro che erano decisi ad ottenere il divorzio.

Ma anche su questo fronte, le polemiche sono molte: fine di lungaggini burocratiche o riduzione del profondo significato giuridico – sociale che è connesso al matrimonio?

Da un lato, in un ordinamento giuridico che ha sempre sostenuto e protetto il matrimonio, inserendolo addirittura nell’art. 29 della Costituzione e facendolo apparire come vero e proprio “fondamento” della famiglia, tutto questo potrebbe essere un controsenso. Dall’altro lato, potrebbe spronare i coniugi a riflettere per più tempo, prima di arrivare ad una conclusione definitiva.

Ma le risposte arriveranno con il tempo, e quindi bisognerà attendere per capire se la nuova legge sia un bene oppure un male.

Author: Francesca Bellisario

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