Diritto di informazione e giornalisti sotto attacco.

La nostra Costituzione è ben chiara nel garantire la sacralità del diritto di informazione.
Art 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.


Ossigeno per l’informazione, associazione di volontariato istituita nel 2007 per denunciare le gravi violazioni della libertà di stampa e difendere chi ne è vittima, ha calcolato circa 3700 casi di intimidazioni a giornalisti negli ultimi anni. Non mancano, infatti, episodi eclatanti di bavaglio a giornalisti, come l’editto bulgaro di Berlusconi, che nel 2002 durante una conferenza stampa a Sofia denunciò l’uso criminoso, a suo parere, della tv pubblica dei giornalisti Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, portando alla loro estromissione dal palinsesto Rai.

Anche l’Unesco ha stimato la morte di circa 530 giornalisti dal 2012 al 2016 (con una impunità di 9 casi su 10), la maggior parte dei quali non corrispondenti di guerra, ma cronisti del malaffare, della corruzione.

A livello internazionale, il diritto di informare è garantito dall’art 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere) e dall’art 11 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali (Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati).
Ciononostante in quest’ultimo anno abbiamo già assistito all’uccisione di 3 giornalisti europei: a Malta il 16 ottobre 2017 Daphne Caruana Galizia, in Slovacchia il 25 febbraio Ján Kuciak, e l’ultima il 6 ottobre in Bulgaria, Viktoria Marinova.


Malta, isola felice, turistica, florida, eppure quell’economia cosí prospera e quel potere largamente sostenuto dal popolo, legittima la miscredenza nei riguardi dei giornalisti che fanno emergere pericolosamente il dubbio su organizzazioni criminali legittimate e favorite nei loro interessi dal sistema politico. Caruana Galizia aveva infatti denunciato il legame tra la Pilatus Bank e la moglie del primo ministro maltese, senza addentrarci nell’industria del gioco d’azzardo online che contribuisce al 12-15% del pil del Paese, o del Casinò Portomaso, o della società bookmaker Centurion bet ltd con sede a Malta, intitolata allo ‘ndranghetista Francesco Martiradonna. Non può dunque sfuggire il collegamento politico con l’autobomba che uccise Daphne nel 2017.


Ján Kuciak, ucciso a febbraio del 2018,come testimoniano i colleghi della redazione Aktuality: “Aveva scoperto come persone arrivate in Slovacchia dalla Calabria anni fa stessero gestendo fondi europei con persone vicine al gabinetto del primo ministro“. Il cronista aveva lavorato ,infatti ,sulle attività della ‘ndrangheta in Slovacchia e sui legami dell’organizzazione mafiosa con esponenti politici, quali il premier Fico e ad altri uomini d’affari ai vertici nel suo Paese, come l’imprenditore Kocner ,accusato di poca trasparenza nella gestione dei fondi europei. Il governo della Slovacchia ha offerto una ricompensa da un milione di euro a chiunque possa fornire dettagli utili sull’omicidio di Kuciak; proprio come aveva fatto il governo maltese dopo l’assassinio di Daphne Caruana Galizia.


Viktoria Marinova, è il caso più recente di giornalista uccisa e prima stuprata in un parco a Russe, in Bulgaria, ultimo Paese europeo secondo Giornalisti senza Frontiere a garantire la libertà di stampa. La sua ultima indagine riguardava una presunta corruzione sui fondi dell’Ue. La giornalista nell’ultima puntata del suo programma televisivo d’inchiesta, Detektor, aveva parlato di uno scandalo legato all’affidamento di fondi europei scoperto da due giornalisti, arrestati dalla polizia bulgara, mentre cercavano di salvare dei documenti in fiamme contenenti le prove dello scandalo delle aziende collegate alla “GP Group”. Tali aziende avrebbero distribuito tangenti e manipolato gli appalti pubblici per centinaia e centinaia di milioni di euro.
Secondo la polizia, invece, non ci sono legami tra l’omicidio e il suo lavoro, ma il rappresentante dell’Osce per la libertà dei media, Harlem De’sir ha twittato la necessità di un’urgente indagine completa e approfondita.

Il quadro presentato evidenzia dunque la pericolosità di un diritto di informare fortemente a rischio, intimidito da denunce pretestuose e dal carcere per diffamazione.

Un diritto che rischia altresì di essere messo per sempre a tacere dall’oscurantismo, che mal combacia con la democraticità dei Paesi europei e con l’esigenza di un’Europa libera, pensante e sicura.

 

-Francesca Caruso

Author: Caterina Bracciano

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