Dati personale: l’importanza di una legificazione

Vi è mai capitato di essere inondati da annunci pubblicitari riguardanti qualcosa che avevate cercato poco prima su internet?
Ebbene, sappiate che non è una coincidenza ma un meccanismo tanto semplice quanto efficace che da tempo si è consolidato e che costituisce un mercato delle dimensioni del pil della Russia.

Avrete sicuramente notato l’avviso che spunta ogni volta che visitiamo un sito web, che ci chiede di accettare l’utilizzo dei “cookie” per proseguire. Cosa sono in realtà?

I cookie sono informazioni che ogni dispositivo comunica ai siti web e che vengono salvate per ottimizzare la navigazione. Inoltre, consentono a un sito web di “ricordare” che ci siamo connessi il giorno prima e quindi di non dover rifare l’accesso con le credenziali.
Il loro utilizzo non si ferma qui: la quantità di dati che può essere immagazzinata è virtualmente illimitata e non si limita sono a questa tipologia di dati.

Tutti questi dati raccolti servono nel mondo del marketing ad eseguire la profilazione, ovvero la creazione di un profilo personale contenente i dati personali e le abitudini del soggetto.
Un esempio? I “mi piace” di Facebook o di Instagram vengono utilizzati dal sito stesso per far sì che ti appaiano sempre più contenuti di quel tipo. Cosicché se metti like a foto di animali, ti saranno riproposti più contenuti di quel tipo, o pubblicità riguardanti animali o oggetti connessi al mondo degli animali.

I gestori dei siti web possono fare anche di più. Possono, infatti, conoscere il nostro indirizzo IP, la nostra posizione geografica, i contenuti che abbiamo visualizzato su un sito web e anche quanto tempo siamo rimasti in ogni pagina web che abbiamo visitato.
Generalmente queste informazioni sono acquisite sulla base del consenso che prestiamo continuando a navigare su determinati siti web o utilizzando delle applicazioni.
Talvolta invece ciò avviene senza il consenso dell’utente, come ha scoperto “privacy international” riguardo alle app per il monitoraggio del ciclo mestruale che raccoglievano informazioni personalissime delle donne per poi rivenderle a soggetti terzi che presumibilmente li utilizzavano per fini di marketing.

L’utilizzo di dati, acquisiti attraverso il tracciamento dell’attività dell’utente per personalizzare gli annunci pubblicitari, non si limita alla persecuzione di obiettivi di marketing, ma si estende anche ad altre finalità come nel caso dello scandalo di “Cambridge Analytica”, riguardante la campagna elettorale di Donald Trump del 2016.
Secondo l’inchiesta del The Guardian è stato possibile, attraverso l’enorme mole di dati acquisiti, creare annunci pubblicitari ad hoc per convincere le masse a votare Trump o a scoraggiare i sostenitori di Hilary Clinton dal recarsi ai seggi.

La tendenza ad utilizzare strumenti sempre più tecnologici e interconnessi non fa altro che facilitare l’acquisizione e la profilazione dei consumatori da parte delle società, che mercificano e sfruttano la conoscenza delle masse per i loro scopi. La sfida che oggi ci si pone davanti è disciplinare questo fenomeno ed evitarne effetti aberranti come nel caso di Cambridge Analytica. Impedire che l’elargizione di grosse somme di denaro possa influenzare elezioni politiche o che la privacy dei consumatori venga sistematicamente violata.

 

Articolo di Davide Isleiman

Author: Mariachiara Coppolino

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