Danno da vacanza rovinata:come tutelarsi?

La vacanza è generalmente considerata una parentesi piacevole dopo un periodo di stress lavorativo o studio, sia essa estiva, invernale o primaverile. Purtroppo, non di rado, accade che si trasformi in un castigo: camere d’albergo fatiscenti, servizi e cibo scadenti, offerte turistiche fantasma. Si parla in tutti questi casi di “vacanza rovinata”, espressione che è entrata nel linguaggio comune. Detto in soldoni, essa racchiude in sè tutti i disagi sopportati dal turista durante il soggiorno, a causa dell’organizzatore del viaggio o del tour operator. A titolo esemplificativo, configurano il danno da vacanza rovinata: la mancata partenza dell’aereo e/o l’eccessivo ritardo nelle partenze stesse; lo smarrimento, la ritardata consegna o il danneggiamento dei bagagli; la mancanza dei servizi essenziali negli alloggi (acqua, corrente elettrica, e così via) e la mancanza degli altri servizi previsti in contratto; le caratteristiche dei luoghi e degli alberghi diverse rispetto a quelle prospettate al cliente; in generale i disservizi imputabili a negligenza dell’organizzatore del viaggio e, quindi, da questi evitabili.

In “alienus dolus nocere alteri non debet”, l’art. 47 del Codice del Turismo (d.lgs. 79/2011) definisce il “danno da vacanza rovinata” come “un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta”, a patto che l’inadempimento sia “di non scarsa importanza” (art. 47). Ergo consiste proprio nella perdita di un’occasione di relax che pertanto non potrà essere considerato risarcibile tutte le volte in cui il tempo di vacanza sia inutilmente trascorso, ma solo quando l’interesse ad esso sotteso sia stato leso. Determinante in sede giudiziale è la valutazione circa il carattere irripetibile o meno dell’occasione perduta, con esclusione del risarcimento dei danni minore o bagatellare.

Prima del d.lgs. 79/2011, tale voce di danno veniva genericamente ricondotta all’art. 2059 c.c., che disciplina proprio il danno non patrimoniale. La norma però limitava e limita espressamente la risarcibilità del danno non patrimoniale “nei casi previsti dalla legge”. Quanto al danno da vacanza rovinata dunque, prima del 2011, non vi era una norma apposita che ne sancisse, ipso iure, la risarcibilità, che veniva riconosciuta soltanto laddove vi fosse violazione di un interesse di rango costituzionale inerente alla persona (art. 2 Cost.) ovvero una lesione di un bene costituzionalmente protetto (ad esempio, il diritto alla salute, art. 32 Cost.), il tutto ricavato da un’elaborazione giurisprudenziale peraltro di difforme applicazione (v.  trib Monza , 22/06/2009, n. 1924; Trib. Salerno, Sez. II, 24/01/2011, n. 150). L’espressa introduzione di detta voce di danno ad opera del Codice del Turismo ha dunque sanato questa lacuna, aprendo alla piena tutela del turista. Frattanto, di fronte ai cd. emotional distress, come tutelarsi?

Anzitutto bisogna aver chiaro il soggetto a cui indirizzare la domanda di risarcimento. Al riguardo, va precisato che il tour operator è responsabile di ogni problema nesso alla qualità dei servizi  e degli inadempimenti causati dai fornitori da lui scelti (compagnia aerea, albergatori, guide turistiche), nei confronti dei quali potrà eventualmente rivalersi solo dopo aver risarcito il turista. Successivamente, provare a far valere le proprie ragioni sul posto di vacanza, formulando un reclamo al rappresentante locale del tour operator.  Altrimenti, una volta a casa, e comunque non oltre i dieci giorni, il turista può denunciare, per iscritto e tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, al tour operator, “l’inesatto adempimento e le difformità dagli standard qualitativi del servizio promessi o pubblicizzati” e chiedere quindi un indennizzo. Fotografie, filmati e testimonianze saranno fondamentali per dimostrare i disservizi in questione. Allo scopo di far valere le proprie ragioni è necessario rispettare il termine di un anno dal rientro dalle vacanze per intentare la causa per i danni derivanti dall’inesatto adempimento o inesatta esecuzione della prestazione; tale termine sale però a tre anni per le lesioni personali. Infine, il quantum della  “liquidazione equitativa dei danni, ai sensi dell’art. 1226 c.c., è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito, non soltanto quando la determinazione del relativo ammontare sia impossibile, ma anche qualora la stessa si presenti particolarmente difficoltosa in relazione alla peculiarità del caso concreto” (Nella specie, Trib Como, Sez. I, 18/07/2014, n. 1304 ).

In alternativa alla domanda giudiziale, è previsto come mezzo di risoluzione di eventuali problematiche e diatribe il ricorso alle ADR (Alternative Dispute Resolution); la L. n. 135/2001 ha affidato alle Camere di Commercio un ruolo centrale nella gestione e risoluzione delle controversie anche nel settore del turismo, in particolare con la figura del rappresentante del turista a cui è possibile conferire formale mandato di rappresentanza nella procedura conciliativa, qualora non sia possibile per l’interessato presenziare appunto all’incontro conciliativo.

In caso di suo esito negativo il danneggiato potrà comunque rivolgersi al giudice ordinario per ottenere il risarcimento dei danni.

 

-Emanuela De Falco

 

Author: Caterina Bracciano

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