Le politiche eurounitarie di contrasto alla criminalità: dall’estradizione al mandato di arresto europeo

L’ estradizione è fittamente regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali.

Essa ha da sempre rappresentato un efficace strumento di cooperazione internazionale per la repressione dei crimini. In proposito, lo stesso Beccaria nel “Dei delitti e delle pene” affermava: “La persuasione di non trovare un palmo di terra che perdoni ai veri delitti sarebbe un mezzo efficacissimo per prevenirli”.

Si tratta della procedura per la quale uno Stato consegna un individuo, reo di aver commesso un’azione delittuosa e che si trova nel suo territorio, allo Stato richiedente perché venga da questi sottoposto a giudizio penale o, se già condannato, alle sanzioni penali.

L’estradizione può essere attiva o passiva a seconda che, rispettivamente, sia richiesta o concessa dallo Stato in cui si trova l’ individuo da estradare. Ai fini dell’ estradizione passiva è necessario, per la giurisprudenza, che il fatto costituisca reato sia per la legge penale dello Stato richiedente sia per quella dello Stato italiano, ma è indifferente che sia punito diversamente.

E’ tuttavia oggetto di dibattiti in quanto inerisce alcuni diritti fondamentali della persona.

L’articolo  26 della Costituzione enuncia: L’estradizione del cittadino  può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

Questo articolo ha la funzione di tutelare l’ individuo difendendo le sue scelte di libertà contro regimi dispotici. Più precisamente, tutela coloro che sono accusati di reati politici pur non avendo commesso alcun crimine, ma soltanto reati d’ opinione, impedendone l’ estradizione nel paese di appartenenza. La norma in questione va coordinata con l’ art 27 Cost., che ripudia la pena di morte vietando, di conseguenza, la estradizione verso paesi che la prevedono.

Di recente, la Cassazione (sent 48635/17) si è espressa affermando che ai fini dell’accertamento circa la presenza di condizioni ostative rispetto ad un generico rischio di trattamento disumano e degradante nel paese richiedente l’estradizione, il giudice di merito deve utilizzare elementi oggettivi, attendibili, precisi ed aggiornati riguardo le condizioni di detenzione vigenti. In proposito non è sufficiente la mera affermazione dal parte dello Stato del rispetto dei diritti fondamentali ma vanno richiesti specifici elementi di informazione.

In tempi recenti anche le istituzioni dell’Unione hanno cercato di rafforzare l’ambito della cooperazione attraverso la proposta di istituire un mandato di arresto europeo al fine di semplificare i procedimenti di estradizione. Analizzando la decisione quadro del 2002, si evince all’articolo 1 che “il mandato di arresto è una decisione giudiziaria emessa in vista dell’arresto e della consegna di una persona ricercata che si trova in un altro Stato membro”.

Si applica sia per quanto concerne l’estradizione processuale che per quella di tipo esecutivo. La decisione, inoltre, lascia agli ordinamenti nazionali la definizione delle situazioni in cui si può emanare il mandato.Il mandato di arresto europeo può essere non eseguito: per motivi obbligatori come prescritto dall’articolo 3  in particolare in caso di amnistia o minore età del soggetto ricercato. Per motivi facoltativi enunciati all’articolo 4 ,comprendenti l’ipotesi in cui “l’azione penale o la pena è caduta in prescrizione secondo la legislazione dello Stato membro di esecuzione e i fatti rientrano nella competenza di tale Stato membro in virtù del proprio diritto penale” inoltre in conformità al principio del ne bis in idem quando : “contro la persona oggetto del mandato d’arresto europeo è in corso un’azione nello Stato membro di esecuzione per il medesimo fatto che è alla base del mandato d’arresto europeo”

Fondamentale è la cittadinanza in tal caso. Se si tratta di estradizione processuale (art. 5.3) il soggetto reo può essere consegnato ad un altro Stato per essere sottoposto a processo, e poi rimpatriato nello Stato di appartenenza per scontarvi la pena emessa dallo Stato richiedente.Mentre in caso di estradizione esecutiva (art.4.6), il soggetto può non essere consegnato allo Stato richiedente se lo Stato richiesto si occupa dell’esecuzione della pena nel suo territorio in conformità con la propria legislazione nazionale.

Per quanto riguarda la pena dell’ergastolo sono state avanzate delle riserve. Il Portogallo, in particolare,  riuscì in fase di trattative a far accettare una sua richiesta al riguardo, in considerazione del fatto che non è prevista la pena del carcere a vita nella legislazione portoghese. A fronte di ciò, le disposizioni della decisione-quadro prevedono la possibilità che uno Stato possa eseguire un mandato di arresto verso un soggetto condannato all’ergastolo a condizione che la pena inflitta sia modificata, a seguito di dovute garanzie fornite dallo Stato richiedente.

Rispetto ai casi in cui in uno Stato non sia prevista l’estrazione vige il principio aut dedere aut judicare, pertanto, lo Stato dovrà adoperarsi al fine di perseguire il soggetto sospettato secondo le norme del proprio ordinamento.Da questo angolo di visuale il mandato di arresto europeo è stato concepito proprio per sostituire il comune procedimento di estradizione, in modo che anche la cittadinanza di un soggetto ricercato non operi da deterrente alla consegna di questa persona.

Caso controverso in materia è stato quello di Cesari Battisti,condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana per quattro omicidi durante gli anni di piombo del terrorismo. Battisti si è sempre professato innocente e in Brasile si è rifatto una seconda vita. Il governo italiano ha richiesto l’estradizione ai paesi che l’hanno ospitato. L’ex terrorista è stato arrestato nell’ottobre 2017 al confine tra Brasile e Bolivia perché sorpreso con una somma in contanti superiore al consentito. Fu accusato di contrabbando di valuta e riciclaggio di denaro e arrestato. Il rilascio è avvenuto pochi giorni dopo con una serie di prescrizioni sulla libertà che la Corte di giustizia brasiliana ha ora cancellato.

Ancora, ha fato discutere il mandato di arresto europeo diffuso dalla Spagna nei confronti dell’ indipendentista catalano Carles Puigdemont, accusato di avere organizzato il referendum sull’indipendenza dell’1 ottobre, ritenuto illegale dalla magistratura e dal governo spagnolo, e di avere dichiarato unilateralmente l’indipendenza della Catalogna. Il tribunale dello stato tedesco di Schleswig-Holstein ha deciso di non ammettere il reato più grave contenuto nella richiesta di estradizione in Spagna dell’ex presidente, ma la questione rimane ancora delicata infatti se Puigdemont dovesse rientrare di sua volontà in territorio spagnolo, a quel punto verrebbe processato per i reati che gli sono imputati dei tribunali spagnoli.

 

-Alessia Maione

 

Author: Alessia Maione

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