Covid-19 e restrizione delle libertà fondamentali

L’emergenza globale scatenata dal Covid-19 ha modificato radicalmente le abitudini e la quotidianità di milioni di persone in tutto il mondo. Il nostro Paese è stato uno dei primi a reagire per cercare di arginare gli effetti disastrosi del contagio, ponendo in campo una serie di misure volte innanzi tutto a contenere il dilagare dell’epidemia: la strategia adottata prende il nome di “distanziamento sociale” e consiste nel ridurre al minimo indispensabile i contatti sociali ed umani tra le persone. Ciò ha significato la compressione di alcune delle libertà fondamentali più importanti previste dalla nostra Costituzione:  si pensi alla libertà personale (art.13), alla libertà di circolazione e di soggiorno (art.16), alla libertà di riunione e associazione (artt. 17 e 18), ma anche a tutte le attività inerenti al diritto all’istruzione, al diritto di agire e di difendersi in giudizio, le attività legate alla rieducazione dei condannati nelle carceri, tutte sospese ed affievolite in vista della gestione dell’emergenza. Si tratta di una situazione del tutto nuova che ci spinge a interrogarci sull’adeguatezza degli strumenti adottati per fronteggiarla, data la delicatezza e la primaria rilevanza degli interessi e dei diritti intaccati.

Si è in realtà sentito parlare da più parti di “prove di dittatura” o di “misure da regime”, tanto che una riflessione sul punto, diretta a smentire accuse e timori del genere, è giunta anche da Zagrebelsky: in una intervista a La Repubblica del 20 marzo scorso il presidente emerito della Corte Costituzionale ha appunto affermato che le misure in questione appaiono << a favore della più democratica delle libertà, libertà dalla malattia e dalla morte […] quale diritto è più fondamentale del diritto alla salute e alla vita? >>. I principi che fungono da bussola in questo momento delicato devono quindi essere in primis il diritto alla salute, art. 32 Cost., visto non solo e non tanto nella sua dimensione individuale bensì nell’ottica della tutela della salute collettiva, si impone poi l’art 2 Cost., che spinge verso i doveri di solidarietà di ogni singolo nei confronti della comunità di cui fa parte e infine l’articolo 52 Cost. che individua come dovere di ogni cittadino la difesa della Patria.

Le limitazioni alle libertà citate sarebbero dunque giustificate dal bilanciamento con beni primari quali la salute e la vita, necessario in virtù del contesto eccezionale che stiamo vivendo, eppure interrogativi permangono. In casi di necessità ed urgenza il Governo può adottare decreti che saranno poi convertiti in legge dal Parlamento, ma alcuni hanno messo in dubbio la adeguatezza della base legale di tali limitazioni: con il d.l. 6/2020 sono state infatti previste delle misure in origine pensate solo per le c.d. “zone rosse” poi estese a tutto il territorio nazionale. Il decreto in questione stabiliva una serie di limitazioni e prevedeva poi che il Presidente del Consiglio potesse adottare ogni altra misura di contenimento che fosse efficace e proporzionata in ragione dell’evolversi della situazione (in effetti poi adottate tramite Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri). La disposizione appare essenzialmente poco conforme al principio di tassatività e precisione.


In più i DPCM prevedono restrizioni e limitazioni che non consistono solo in specificazioni di quelle contenute nel decreto da cui originano, potendosi quindi affermare che la riserva di legge è stata sostanzialmente aggirata.
Problemi rispetto alla legalità e alla tassatività emergono poi anche su un piano più strettamente penale, date le sanzioni previste per garantire effettività ai divieti. Ad essere chiamato in causa è l’articolo 650 c.p., il quale punisce chi non rispetti provvedimenti amministrativi “legalmente dati”: tali provvedimenti non sono altro che i sopracitati DPCM, dunque l’elusione del principio di legalità si ripropone anche in quest’altro aspetto. Non per ultimo si dovrebbe riflettere sul sovraccarico generato sul sistema della giustizia penale, dato il gran numero di denunciati registrato (più di 20mila solo nei primi giorni di vigenza delle misure). Si sarebbe forse potuti essere altrettanto efficaci con sanzioni amministrative sufficientemente severe, considerando che dopotutto ci si è affidati ad un reato bagatellare, che prevede l’ammenda di 206 euro in alternativa all’arresto fino a 3 mesi. Dunque anche i principi dell’extrema ratio e di proporzionalità mostrano di non essere del tutto soddisfatti.

Concludiamo precisando che proprio in relazione al carattere eccezionale dell’emergenza, le misure adottate restano giustificate finché dura l’emergenza stessa. Augurandoci una risoluzione il più rapida possibile, sospendiamo il giudizio in attesa di conoscere con quali strategie verranno affrontate le prossime fasi di contenimento del virus e gestione dell’emergenza, le quali probabilmente saranno ancora più delicate di questa prima tappa che ormai volge al termine.

 

Articolo di Giuliana Falcone

Author: Mariachiara Coppolino

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