Convegno Fiat e Globalizzazione

L’Aula Pessina della sede centrale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” ha ospitato il convegno “Fiat e globalizzazione”, con gli interventi appassionati dei rappresentanti di Fim-Cisl, con il Segretario Nazionale Bruno Vitali ed il delegato eletto nelle Rappresentanze Sindacali Unitarie Gerardo Giannone, e Fiom, con il delegato Giuseppe Dinarelli (era previsto l’intervento del Segretario Nazionale Maurizio Landini, poi assente), intervallati da analisi tecniche del professor Riccardo Mercurio, docente di Organizzazione Aziendale della Facoltà di Economia della “Federico II”, e del professor Lorenzo Zoppoli, titolare della cattedra di Diritto del Lavoro della Facoltà di Giurisprudenza della “Federico II”.

L’evento è stato organizzato dalla giovanissima Isabella Esposito, giornalista di Pomigliano d’Arco e consigliere di Facoltà di Giurisprudenza, in collaborazione con l’associazione di cui è esponente “StudentiGiurisprudenza.it”, molto sensibile al tema poiché abitante del territorio toccato dal piano di Marchionne “Fabbrica Italia”, che sugli stabilimenti Fiat di Pomigliano ha certamente investito danaro, piombandovi, però, con ultimatum, indirizzato a recuperare la produttività degli operai, dai toni forti e decisamente evolutivi rispetto alla tradizionale contrattualistica in materia di “lavoro”. E’ Dinarelli ad iniziare senza mezzi termini, sottolineando come la Fiat <>, nonostante nel recentissimo passato lo stabilimento di Pomigliano avesse accettato <>. Ma l’accordo post-crisi proposto da Marchionne agli operai campani non avrebbe tenuto conto di quella missione produttiva vinta, preferendo sfruttare <>.

La Fim-Cisl ha replicato con Giannone, sottolineando l’importanza di Pomigliano per l’economia dell’intera zona, tenendo conto non solo del giro d’affari della fabbrica, ma anche dell’indotto. Per il Segretario Nazionale Vitali <>, e bisognava accettare le condizioni di Fiat affinchè questo potesse servire <>. La produttività degli stabilimenti italiani attesta la necessità di un intervento, visto che l’unica fabbrica Fiat in Polonia riesce a produrre un numero di auto (600.000) quasi pari a quello delle 5 fabbriche presenti sul suolo italiano (650.000). Addirittura si arriva a ritenere necessario evolvere il concetto di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ipotizzandone uno scisso e valido esclusivamente per gli operai impegnati nella produzione automobilistica.

Ma oltre al dibattito sull’operato della multinazionale, da Pomigliano a Mirafiori, il discorso si è soffermato soprattutto sulle prospettive dell’evoluzione tecnologica e la consequenziale necessità di riconversione della produzione,meritevole di un discorso attento, poiché il giro di affari che gira intorno alle automobili è molto più vasto di quanto si pensi ed interessa anche tutti gli enti locali, i quali basano numerosi introiti, tra imposte dirette ed altre entrate indirette, proprio su auto ed automobilisti. Da giurista, il professore di Diritto del Lavoro della Facoltà di Giurisprudenza “Federico II” Lorenzo Zoppoli ha incentrato il suo intervento sul presunto rapporto di antitesi tra diritti dei lavoratori e produttività, affermando che tale divisione <>. In generale il rapporto tra Fiat e lavoratori risulta essere <

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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