Consigli di sopravvivenza per il post-laurea

“Sai che nel Lazio ci sono più avvocati che in tutta la Francia?” E’ una frase che ognuno di noi si è sentito dire almeno una volta durante il proprio percorso universitario, molto probabilmente seguito dallo spassionato consiglio di darsi all’ippica, “magari avrai più fortuna!” Checché ne dicano tutti, giurisprudenza è ancora una facoltà che può offrire un ampio spettro di sbocchi lavorativi, ciò non toglie che la concorrenza sia spietata e di certo non lascia spazio alla mediocrità.

Sull’argomento ho raccolto le esperienze e i consigli di alcuni neolaureati in giurisprudenza.

A detta di Fabrizio D., il paradosso dell’università è proprio questo: studi per poter lavorare ma di fatto è uno studio poco propedeutico alla vita pratica.  Se da un lato è certamente necessario e formativo confrontarsi con la dottrina, è importante acquisire una dimestichezza concreta sulle materie trattate. Questo costituisce una delle maggiori problematiche delle università italiane: uno studio puramente teorico ma, come asserisce Federica L.< è di fatto “la pratica che consente al diritto di essere un diritto vivente”. D’altro canto è bene non scadere nell’eccesso opposto. Generoso V. fa riferimento alle università di giurisprudenza americane che, al contrario della nostra, lascerebbero poco spazio alla dottrina. Il dottore in giurisprudenza deve puntare ad avere una vasta cultura giuridica ed un’idea sistematica della materia che solo uno studio teorico può fornire.

La prima cosa che cambia dopo la laurea è il metodo di studio per la preparazione dei concorsi.

Pietro D. spiega che, per chi ha intenzione di partecipare ai concorsi più prestigiosi, il percorso è ancora molto lungo e occorreranno tempo, denaro e una non poca dose di fortuna. Mentre lo studio universitario è finalizzato al superamento del singolo esame, lo studio del neolaureato deve essere generale, prevede la revisione delle materie già trattate, l’approfondimento e il riscontro pratico che, come sostiene Generoso V., “giova più di quattro ore di apprendimento mnemonico”. Il tempo a disposizione è decisamente inferiore soprattutto per chi svolge praticantato o, come fa notare Federica L., per uno studente lavoratore che deve fare i conti con i propri bisogni materiali.

Per partecipare ai concorsi più importanti è ormai quasi sempre necessario passare diciotto mesi da praticante presso uno studio legale.

Per tacere sulle esperienze più traumatiche, si finisce, nella migliore delle ipotesi, per fare caffè e fotocopie. Stefano T., l’intervistato con più esperienza sul campo, afferma che il mestiere va “rubato”! Sono pochi gli avvocati veramente disposti a darti una mano, devi perciò essere tu a carpire i segreti per imparare il mestiere. Per l’individuazione del proprio dominus, è quindi preferibile, anziché scegliere l’avvocato di successo con migliaia di cause, optare per un avvocato disponibile magari meno noto ma che ti faccia prendere parte attiva al suo lavoro.

Un’alternativa sono scuole per le specializzazioni per le professioni legali (SSPL)

Corsi della durata di un anno e mezzo, danno accesso al concorso in magistratura senza dover necessariamente superare l’esame d’avvocato; inoltre dovrebbe fornirti un aiuto valido per lo studio postlaurea, attraverso il confronto con esperti. A quanto risulta dall’esperienza diretta di FedericaL, queste scuole non costituiscono un aiuto concreto per lo studente che vuole acquisire un metodo per il nuovo tipo di studio ma è certamente utile avare “il pezzo di carta” per poter accedere al concorso.

 

Per chi non avesse la minima intenzione di lanciarsi nelle folli imprese dei grandi concorsi, c’è la possibilità di proiettarsi in diversi settori ma nemmeno qui è tutto rose e fiori. Lo studente dovrà imbattersi nella realtà concorsuale che, come sostiene FedericaL, è la peggiore con cui il neolaureato dovrà scontrarsi.

L’individuazione del bando è una vera e propria caccia al tesoro! Lo studente, destreggiandosi tra giornali e siti web, dovrà fare i conti con i requisiti richiesti per accedere al concorso: la laurea non sempre basta!   Spesso lo studente scoraggiato non sa né cosa né dove guardare e, data la competizione, non c’è alcun interesse nel far girare informazioni sui bandi. Infine, dopo aver finalmente compreso le complesse modalità di partecipazione, non gli resta che sperare che tutta Italia non abbia visto quel bando e che il numero di raccomandati sia minimo.

Fabrizio D. consiglia, a chi ha una buona conoscenza delle lingue, di lanciarsi nel settore internazionale.

Quest’ultimo è un sentiero meno battuto ma il livello dei concorrenti è certamente più alto. Ad esempio si può puntare ad entrare nelle Law-Firm, ovvero grandi studi di avvocati divisi al loro interno in settori specializzati. Quei pochi eletti che avranno la possibilità di lavorarci, entreranno da subito in contatto con le più importanti aziende internazionali, avendo la possibilità di carpire tutti i segreti del mestiere.

Per tutti gli intervistati appare di primaria importanza la focalizzazione di un obiettivo ben preciso. Spesso, per la frenesia di cercare lavoro, si finisce per tentare di provare tutte le strade e questo non sempre porta a un buon risultato.

Per quanto nella nostra società domini il culto della raccomandazione, c’è ancora chi crede nella meritocrazia ed anche io credo fermamente che l’impegno e la dedizione, in un modo o nell’altro, porteranno alla realizzazione dei nostri obiettivi.

Detto questo, in bocca al lupo a tutti noi

-Luisa Quaglia

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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1 Comment

  1. Sarei curioso di sapere che fine hanno fatto i nostri protagonisti. Grazie.

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