Come parlare in pubblico

“L’uso della parola”, così René Magritte, ha rappresentato i suoi olio su tela. Conoscete? La rappresentazione di una pipa con su scritto “Ceci n’est pas une pipe” che in italiano significa “questa non è una pipa”. Noi ci chiederemo, allora, perché, l’ha dipinta? L’interpretazione è stata difficile anche per i critici. Magritte ha voluto farci capire che la pittura come la parola è una rappresentazione, è un linguaggio convenzionale. Oggi, alla base del saper vivere, il posto più importante ce l’ha la parola, definita da molti saggi, un dono divino del quale, purtroppo, viene, spesso, fatto un pessimo uso. Pensiamo a come viene usata/abusata in tv, in comizi e anche nel quotidiano. Nel contesto politico-giuridico, l’uso della parola non va sottovalutato. Sappiamo dell’ars oratoria, del logos come strumenti del raggiungimento di grandi cose.

Ho deciso di fare un’indagine accurata ed ho intervistato chi di parole, linguaggi e comunicazione ne ha fatto un vero e proprio studio oltre che uno strumento con cui lavorare, Roberto Barone.

roberto barone

-Roberto, in questo contesto, che valore possiamo dare all’ uso della parola?

<<Secondo me, ogni volta che qualcuno decide di voler lavorare per la collettività, quando parla deve farsi capire. In questo caso, il pubblico è vario e ciascuno ha il proprio sistema rappresentazionale, motivo per cui bisogna usare un modo di parlare trasversale, pulito e trasparente per poter essere recepiti. La trasparenza è data dalle idee chiare ed è un dovere essere chiari affinché non siano gli altri a sforzarsi di capire chi siamo noi, piuttosto l’inverso. È importante il valore, l’uso di affermazioni con giusto colore; è necessario il sentimento che appassioni chi ci sta ascoltando. Non c’è politica saporita che non coinvolga; e il coinvolgimento avviene se si toccano le corde giuste per arrivare alla sensibilità>>.

-Come facciamo a raggiungere queste consapevolezze?

<<Durante il percorso di studi, di preparazione deve esserci un ottimo comunicatore, io lo definirei, un buon sarto perché deve aiutare ciascuno a costruirsi nel proprio ambito senza modificare le proprie caratteristiche; l’uso di sole tecniche renderebbe un qualsiasi discorso noioso e freddo, senza pathos. Per un politico saper parlare non significa farlo come uno speaker o come un uomo di spettacolo, tutt’altro>>.

-Oggi giorno, c’è gente che dà poca importanza al modo di parlare perché lo ritiene più forma che sostanza. Cosa ne pensi?

<<Per me, forma e sostanza sono la stessa cosa. Altro è il formalismo, ovvero l’uso di bon ton, sforzarsi per parlare bene attraverso regole sociali. Ed è pur giusto che in una società evoluta si dia importanza alla forma, all’ estetica, alla bellezza che possono fungere da comunicazione. Userei il concetto di tandem: inizialmente è il più forte a tirare il più debole e poi un giorno sarà il contrario, in questo modo si potranno trasmettere le cose>>.

-In merito a quanto detto cosa consigli ai ragazzi?

<<Alla base, nel contesto sociale, la comunicazione è importantissima ma dipende anche da ciò che si vuole dalla vita. La persona deve avere una forte connessione con il mondo evoluto, se avrà voglia di migliorare, di crescere, al di là della professione lavorativa, allora lingua e linguaggio saranno imprescindibili, e non aspetterà che sia la società a trovargli una collocazione ma da sola si costruirà una strada>>.

-La persona che avrà contatto con il pubblico dovrà controllare la sua emotività, per avere quel tocco di professionalità?

<<L’emotività è una cosa positiva, è il risultato del proprio credo nei concetti. Tutt’altro è l’inibizione che, nel momento in cui si parla, nasce dal timore di essere guardati e giudicati e questo fa trasparire fragilità e debolezza. Ciò non si verifica se la persona ha delle strutture ovvero gli strumenti giusti per potersi esprimere. L’emotività può essere controllata solo attraverso l’esperienza. E quando si parla, la prima cosa da fare è comunicare la difficoltà di comunicazione; dire la verità abbassa l’ansia da prestazione>>.

-Esistono, dunque, delle tecniche basilari per parlare bene e mantenere l’attenzione dell’ascoltatore?

<<Si, esistono. L’uso del colore della voce, della tonalità che non dovrà essere troppo alta, altrimenti si rimanderà ad un rimprovero e alla persona si riconoscerà autorità e non autorevolezza e nemmeno troppo bassa perché non arriverà il colore e si darà l’idea di essere una persona dimessa e quindi debole; l’uso di una frase d’effetto alla chiusura di un discorso che scaturirà un applauso e infine essere autentici, apparire umani non ci farà perdere il contatto con gli altri>>.

Al termine di questo ricchissimo confronto, i cui salienti ammonimenti non possono essere altro che regole di vita sociale oltre che di vita professionale, penso che alla base della vita di un uomo è davvero importante studiare ciò che più ci può appassionare e non trascurare, al tempo stesso, il mondo circostante, perché è proprio grazie alla comunicazione- trasmissione di una qualsiasi conoscenza- che il mondo è sempre in moto.

-Nency Borrata

Author: Nency Borrata

Diplomata al Liceo Scientifico Sperimentale S. Pizzi di Capua, ora sono studentessa alla facoltà di Giurisprudenza dell' Università Federico II di Napoli. Nutro una grande passione per la scrittura, la musica e il mondo dello spettacolo. Amo il canto , il vino e i motori. Con il tempo ho sviluppato un forte interesse per la politica e il calcio. Seconda classificata ad un concorso di poesia provinciale, ora scrivo come redattrice per il magazine di un' associazione universitaria. Spero di riuscire in futuro a scrivere anche per altre testate. Non ho ancora un sogno ben definito ma" il mio più grande piacere è quello di scaturire piacevoli interessi negli altri"!

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1 Comment

  1. Nency, questo Tuo articolo mi è piaciuto molto. Bel modo di ”comunicare” hai. Fluente, chiaro, profondo.
    Complimenti!♡
    Raffaella

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