Danni in lavanderia: ecco come difendersi

Se subisco un danno dal lavaggio di un indumento, la lavanderia è responsabile?

Almeno una volta nella vita sarà capitato a tutti noi di ritirare un abito o un cappotto danneggiato dal titolare della lavanderia. Come si agisce in questi casi? La legge tutela il consumatore?

Chi si è occupato del lavaggio, potrebbe appellarsi al fatto di aver seguito passo dopo passo le istruzioni presenti nell’etichetta posta all’interno del capo; questo però non è sufficiente a giustificare l’operato del tintore, in quanto è sempre responsabile e non può utilizzare questa scusante. Il tintore deve essere pronto a risolvere qualsiasi situazione, studiando il tipo di tessuto per potersi servire del trattamento più adeguato, tenendo conto anche dei colori. Se le sue capacità dovessero risultare non idonee ad espletare il compito, dovrà rifiutarsi di eseguire il lavoro.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati casi di questo tipo e per tale ragione, è assai frequente per le lavanderie, la prassi di stipulare una confacente assicurazione contro i danni apportati ai capi. Nel caso in cui vestiti risulteranno danneggiati, il consumatore dovrà esigere dalla lavanderia il risarcimento del danno.

La richiesta di risarcimento sarà avanzata nei confronti della compagnia assicuratrice; in assenza si dovrà interpellare la lavanderia. Si invierà quindi una raccomandata con ricevuta di ritorno, denotando sinteticamente i fatti e la richiesta di risarcimento dei danni. Se quest’ultimo verrà negato, si potrà ricorrere al giudice di pace, che dovrà pronunciarsi sull’accoglimento della richiesta avanzata. Il consumatore potrà provare di essersi recato in tintoria, mostrando lo scontrino e una fotografia del capo leso.

L’onere della prova compete al tintore il quale sarà liberato da ogni responsabilità solo se proverà che il danno è scaturito per caso fortuito o per cause ignote.

È richiesta al tintore, secondo la Corte di Cassazione, la diligenza che incombe al lavoratore qualificato ed esperto, in merito ad una certa attività lavorativa. I giudici del merito ritengono fondata questa tesi e sostengono che, nel caso in cui colui che esegue il lavoro, provochi danni ai capi acquistati da poco, il tintore dovrà risarcire il danno, con un somma equivalente all’intero prezzo del capo danneggiato.

Se il capo viene smarrito, si avrà diritto al risarcimento del danno in base al valore del capo al momento della consegna, che va calcolato considerando tre parametri: il prezzo di acquisto (constatare tramite lo scontrino), l’età e lo stato d’uso del capo.

Se il capo è stato rovinato, il titolare della lavanderia dovrà risarcire il danno in proporzione al ridotto utilizzo del vestito. Nel caso in cui il capo sia insanabile e sia impossibile il suo utilizzo, valgono le regole dello smarrimento.

 

-Sara Di Mattia 

Author: Sara Di Mattia

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