Carola,come una moderna Antigone

In seguito alla cronaca degli ultimi giorni tutti sappiamo chi è Carola Rackete, la giovane capitana della Sea Watch 3, che, nonostante il blocco imposto dal ministro Matteo Salvini, è approdata a Lampedusa il 29 giugno 2019. E’ diventata un simbolo di coraggio e di battaglia nella lotta per i diritti umani. Le immagini del suo volto fiero e imperscrutabile hanno fatto il giro del mondo.

Aveva con sé a bordo 42 migranti, presi e salvati in acque libiche. Si è rifiutata di approdare altrove, per esempio in Tunisia, perché lì non erano previste normative a tutela dei rifugiati. La capitana afferma di sapere a cosa andava incontro e che lei si sentiva ed era responsabile di quelle 42 persone, che erano esauste dopo 17 giorni in mare. La situazione era diventata insostenibile. Alcuni di loro avevano iniziato lo sciopero della fame per protestare, altri minacciavano addirittura di suicidarsi.

La giovane 31enne, di origine tedesca, si occupa dal 2016 di salvataggio di migranti in mare. È laureata in scienza nautiche ed ha conseguito un master in conservazione dell’ambiente, ha collaborato con GreenPeace e a soli 23 anni era già al comando di una nave rompighiaccio al Polo Nord per un istituto oceanografico tedesco. Conosce e parla ben 5 lingue: tedesco (sua lingua madre), inglese, francese, spagnolo e russo.

Carola, fino a ieri, era agli domiciliari ad Agrigento, rischiava una multa fino a 50mila euro, i capi d’accusa contro di lei erano quelli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di resistenza alle navi da guerra. Oltre a questi, la comandante doveva altresì rispondere dell’accusa di tentato naufragio, per la manovra compiuta nel porto di Lampedusa, dove la nave della ONG tedesca ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza contro la banchina del molo, mettendo i finanzieri in grave pericolo. Una circostanza non intenzionale, ma dovuta ad un errore di calcolo, come afferma la stessa giovane.

Al di là del fatto in sé e per sé, e dello schierarsi dalla parte di Carola o da quella del ministro Salvini, ciò che non può e non deve lasciare indifferenti è il clima di odio che si è creato nei confronti di questa giovane donna sui social. E’ chiaro che ci troviamo davanti all’ennesima violenza di genere e che se ci fosse stato un uomo al posto suo gli insulti non sarebbero stati così gravi e pesanti. Ad esempio il web è stato molto più comprensivo e benevolo con il comandante Francesco Schettino, noto per aver abbandonato la nave Costa Concordia di cui era capitano, naufragata per un suo errore, un disastro in cui sono morte 32 persone.

Questa giovane, invece, non ha ucciso nessuno, anzi ha salvato 42 persone in mare ed ha agito in nome di ideali fondamentali e in nome dei diritti umani. Eppure a lei sono state augurate le peggiori cose possibili.

Carola Rackete è stata insultata, definita una ‘tossica’ solo per i suoi capelli rasta, chiamata dallo stesso ministro Salvini ‘sbruffoncella’. E’ stata minacciata di morte e le è stato augurato di essere stuprata dagli stessi migranti da lei salvati.

Fortunatamente da ogni parte del mondo sono anche arrivati messaggi di sostegno nei suoi confronti e di apprezzamento per il suo grande coraggio e per il suo eroico gesto.

In queste ore, possiamo dire che giustizia è stata fatta perché il gip non ha convalidato il fermo. Sono così cadute tutte le ingiuste accuse contro di lei. Il decreto sicurezza bis “non è applicabile alle azioni di salvataggio”, spiega il gip di Agrigento. L’art 51 c.p. stabilisce,infatti,che non è punibile chi ha agito per adempiere un dovere. 

 

-Luisa Sbarra

Author: Caterina Bracciano

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