Careleavers: si è davvero adulti a 18 anni?

Articolo di Emanuela Donnici

I care leavers sono dei ragazzi neomaggiorenni, che al compimento del 18esimo anno di età, non fanno più parte di un sistema di ‘’tutela’’ da parte dello Stato.

Sono giovani che non hanno una famiglia su cui contare alle spalle. Vengono dunque allontanati dalla propria famiglia di origine in minore età (che sia per violenza domestica, abusi e quant’altro) e affidati a strutture residenziali adeguate (comunità o casa-famiglia). Sono tutelati, finchè minorenni, sotto ogni punto di vista: da quello economico a quello educativo.

Ma a diciotto anni sono davvero pronti ad essere indipendenti?

Ebbene sì, perché al compimento del loro 18esimo anno di età non sono più tutelati, dunque devono avviarsi da soli – e senza alcun supporto- verso un percorso di completa autonomia.

Sembra facile. Ma non lo è. Perché stiamo dimenticando e non tenendo conto di un aspetto fondamentale: la fragilità. 

La fragilità che caratterizza ogni singolo care leavers.

Grazie al sistema welfare italiano che è caratterizzato dal presupposto -e spesso lo si da quasi per scontato- che siano i genitori ad occuparsi dei figli, dimentichiamo di questa minoranza che, come sottolineavo prima, non ha una famiglia su cui contare. 

E, mentre la stragrande maggioranza di noi festeggia i 18 anni  spensierati tra palloncini, dolciumi e regali,l’altra minoranza si ritrova catapultata in una realtà totalmente opposta, un po’ come se venisse gettata in una giungla. O quasi. Ed è qui che non si tiene conto delle emozioni, delle paure, delle fragilità.

In un tot di mesi i care leaver devono imparare a fare tutto da soli. Nessuno assicura loro un tetto sulla testa. Un piatto caldo a tavola. Devono pensarci da soli. Nessuno assicura loro un lavoro e nessuno paga loro gli studi. Per loro la formazione scolastica si ferma a 18 anni. 

Soli, a combattere contro un mondo che sembra essersi dimenticato di loro.

Ed è qui che entrano in gioco i pericoli a cui i care leaver sono esposti.

A partire dall’esclusione sociale. Ci sono stati diversi casi di care leaver che non sono riusciti a portare a termine un contratto di affitto o lavoro. ‘’Chi è stato in comunità è sicuramente un tossicodipendente ‘’ e quindi niente contratto. Non si pensa minimamente a ragazzi come vittime, ma come carnefici.

I care leavers sono continuamente sotto pressione. Rientrano inoltre, tra il 44% dei giovani disoccupati e questo li può esporre con più facilità a cadere nell’illegalità, per quanto questa possa essere non assolutamente giustificata. L’idea di essere da soli a combattere li rende più esposti e vulnerabili. 

Dimentichiamo le fragilità che li caratterizzano. C’è chi ha subito abusi, violenze, chi è cresciuto in un contesto familiare non adeguato. Hanno bisogno di supporto, di comprensione – forse più di chiunque altro- e per questo meritano di essere seguiti da specialisti.

Cosa fa lo Stato per i care leaver?

Reperire dati è stato difficile -durante il corso degli anni- e quindi di conseguenza mettere in atto misure adeguate è stato un passo più complicato del solito.

Tuttavia, una svolta di recente vi è stata, da gennaio scorso: I  careleaver hanno portato in Parlamento le loro proposte. E’ in corso ,infatti,  un emendamento affinchè il fondo per i care leavers sia esteso fino al 25 anno di età. 

Attualmente tale progetto che li coinvolge ha durata triennale e li accompagna fino al compimento del ventunesimo anno d’età. Che sia  per accompagnarli nel percorso universitario o nel mondo del lavoro.

E’, oltre ogni ragionevole dubbio, una svolta importante.

Perché nessuno deve essere lasciato solo a brancolare nella più totale indifferenza e nel più assoluto buio.

Tutti meritano di poter ottenere un percorso stabile. Tutti meritano di poter creare un proprio futuro.

Non dimentichiamo la sofferenza che si portano dietro. Un cuore di un bambino che soffre è una sconfitta per tutti. Non lasciamoli da soli e non spezziamo loro il cuore una seconda volta. Non lasciamo loro la mano nel momento del bisogno, perché si sa, a 18 anni  non si può essere già adulti. E a 18 anni nessuno dovrebbe essere lasciato da solo con la paura di non farcela, con la paura di non riuscire a sopravvivere, con l’incertezza di non avere un piatto caldo a tavola o un tetto sulla testa.

Restiamo umani anche quando l’umanità intorno a noi pare si perda’’ e duriamo tanta fatica.

L’indifferenza uccide. Ricordiamolo. 

Author: Rita Caso

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