CARCERI ITALIANE IN TEMPO DI COVID-19

Le scorse settimane sono state tempo di protesta per 50 carceri italiane che in alcuni casi, per fortuna pochi, è degenerata in episodi di violenza.  “Non vogliamo morire di Coronavirus, dobbiamo proteggerci.” e “Amnistia e Indulto” sono queste le richieste avanzate dai detenuti, aggrappati all’inferriata del cancello del carcere di Foggia, alle forze dell’ordine che circondano il penitenziario.

Non solo a Foggia si sono verificati episodi di violenza che hanno portato al disordine e alla “conquista” delle carceri da parte dei detenuti, con danni alla struttura a tal punto da renderla parzialmente o totalmente inagibile così come accaduto a Modena. Foggia, Poggioreale, Modena, Alessandria, Rieti, Bari: sono queste le strutture carcerarie dove la protesta ha manifestato particolare violenza e conseguenti disagi.

Visitando il sito https://www.antigone.it/osservatorio_detenzione è possibile reperire le schede tecniche che analizzano ciascuna struttura penitenziaria, sopra menzionata, in seguito alle visite in queste ultime effettuate dall’associazione Antigone, autorizzata nel fare ciò dal Ministero della Giustizia.

Confrontando i dati emersi da tali indagini è possibile notare come tutte queste strutture penitenziarie siano caratterizzate dai medesimi problemi: forte sovraffollamento, carenza di personale penitenziario, carenza di educatori, scarse proposte didattiche e di formazione professionale, cattivo stato delle strutture, scarso livello igienico-sanitario, limitati spazi per lo svolgimento di attività di socialità. Lo stesso Stefano Caporizzi, Segretario Generale Regione Puglia della Polizia Penitenziaria, afferma “Tragedia prevedibile poiché a Foggia la situazione era già una miccia inesplosa prima dell’emergenza sanitaria covid-19 a causa del sovraffollamento e della insufficienza del personale penitenziario.”

Numeri alla mano Modena il 29 Febbraio 2020 registra un tasso di sovraffollamento pari al 134%, Poggioreale non si lascia superare con un tasso di sovraffollamento del 138% spiccando inoltre per un tasso bassissimo di detenuti coinvolti in attività formative o scolastiche, tradotto in numeri solo 366 detenuti su 2267 sono impegnati in tali attività; per quanto concerne il numero di detenuti per ogni agente di polizia a Modena si registra un 2,3 contro il 3,1 di Poggioreale. 

Le carceri prese in analisi manifestano tutte un profondo stato di abbandono, durante le visite svolte dall’associazione Antigone viene rivendicata dai detenuti soprattutto una maggiore presenza di educatori e psicologi oltre ad una maggiore offerta di attività.

Il Bilancio di questa situazione riporta 14 detenuti morti, circa 41 agenti di polizia penitenziaria feriti e danni alle strutture di almeno 35 milioni di euro. I decessi si sono verificati, stando alle prime evidenze, a causa di overdose da farmaci che sono stati reperiti durante l’assalto dei locali di infermeria.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva provato ad arginare simili scenari tramite le circolari del 22 Febbraio, 25 Febbraio e 26 Febbraio; la politica del DAP è sempre stata quella di cercare la collaborazione dei detenuti per superare l’emergenza. Le prime circolari, infatti, prevedevano il dialogo con i detenuti al fine di informarli sulla situazione e riferire loro le disposizioni indicate dalla protezione civile e dal Ministero della Salute.

Con il peggioramento dell’epidemia, o meglio pandemia come dichiarato dall’OMS, sono state poi previste misure più restrittive come la sospensione dei colloqui ed in generale l’impossibilità di accedere agli istituti penitenziari per il personale esterno, familiari e volontari o ancora limitare il trasferimento dei detenuti alle sole ipotesi di malattia e stretta necessità.

Le misure previste dalle suddette circolari DAP sono state ratificate nel DPCM dell’8 Marzo nel quale il Governo raccomanda di sostituire i colloqui visivi con quelli a distanza e di poter agevolare, attraverso la magistratura di sorveglianza, i provvedimenti di concessione della detenzione domiciliare e ancora di garantire un aumento dei contatti telefonici con l’esterno.

“Questo scenario rivela la complessità di un sistema nel quale a livello strutturale e organico per anni non si è investito, una delle preoccupazioni maggiori deriva dall’assistenza sanitaria. La sanità pubblica è già in difficoltà, chi vive in una condizione di assembramento obbligato si sente preoccupato.” afferma Francesco Basentini, Capo del DAP.

E’ importante evidenziare che gran parte della protesta si è svolta in modo pacifico e ciò è fondamentale soprattutto alla luce di richieste come “indulto e amnistia” poiché tali provvedimenti di clemenza se dovessero essere presi in esame non potrebbero che riguardare soltanto i detenuti che non si sono resi protagonisti di atti di rivolta.

L’articolo 32 della nostra Carta Costituzionale tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Sono dunque fondate le rivendicazioni dei detenuti a patto che tale diritto sia assicurato con i mezzi reputati idonei dalle Istituzioni. Se tali mezzi possano essere Amnistia e indulto è un interrogativo senza risposta.

Nel lontano 2013 il Capo dello Stato Giorgio Napolitano tramite un messaggio inviato alle Camere aveva invitato queste ultime a discutere e decidere sulla possibilità di utilizzare tali provvedimenti di clemenza per contrastare la congestione delle carceri ove possibile. Napolitano evidenziò infatti di voler richiamare l’attenzione prima sulla misura dell’Indulto che non incide sul reato, fermo restando l’esclusione di amnistia per i reati di particolare allarme sociale come la violenza contro le donne, lasciando però al Parlamento la perimetrazione di tali misure così come designato dalla Costituzione.

L’art 79 della Costituzione prevede che la competenza a concedere Amnistia e Indulto spetti esclusivamente al Parlamento con maggioranza dei due terzi di ciascuna camera in ogni suo articolo e nella votazione finale, la stessa legge ne fissa anche il termine di applicazione.

L’amnistia, analizzata inoltre alla luce dell’art 151 c.p, estingue il reato o nel caso di condanna determina la cessazione della condanna; non può inoltre essere concessa ai recidivi e delinquenti professionali o per tendenza. L’indulto, rimandiamo all’art 174 c.p, rappresenta un ulteriore provvedimento di clemenza che agisce però sulla pena, dunque lasciando in piedi il reato e i suoi effetti penali, condonando in tutto o in parte la pena inflitta o commutandola in altra pena stabilita dalla legge.

 Al momento la priorità è quella di garantire il diritto alla salute per tutti, liberi e non, e poi ove possibile l’adozione di altre misure cercando di mantenere un equilibrio tra certezza della pena, cioè garanzia di giustizia, e migliori condizioni per i detenuti delle carceri italiane. Voltaire affermava “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando le sue carceri”, riflettiamo.

Articolo di Antonella Silenzio

Author: Mariachiara Coppolino

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