Bastøy e Halden: le prigioni-non-prigioni più umane del mondo

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Forse quando i padri costituenti hanno scritto il comma terzo dell’articolo 27 della nostra costituzione avevano in mente un’idea di carcere vicina a quella che hanno realizzato i norvegesi con la prigione di Bastøy e quella di Halden. Due penitenziari definiti a cinque stelle e nei quali si sogna di entrare anziché evadere.

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Bastøy è un’isola di appena 2 chilometri quadrati situata in uno dei tanti fiordi norvegesi a 75 chilometri da Oslo. Vi sorgono 88 abitazioni in legno che ospitano 115 detenuti. Il direttore riceve ogni mese 30 lettere motivazionali ma sull’isola si possono passare al massimo 5 anni, anche se non ha alcun importanza il reato commesso o la gravità dello stesso (nel sistema norvegese non esiste l’ergastolo e l’ammontare massimo della pena è 21 anni, ndr). La struttura costa allo Stato 8 milioni di euro l’anno. I detenuti hanno l’obbligo di restare nelle loro abitazioni dalle 23 alle 7. Quindici minuti dopo la fine del coprifuoco inizia la loro giornata di lavoro: guadagnano circa 8 euro l’ora lavorando in cucina, nella serra, con gli animali, nella falegnameria, come giardinieri, meccanici o addetti alle pulizie. Inoltre hanno a disposizione 24 euro settimanali da spendere per i pasti o per l’acquisto di una scheda telefonica per utilizzare una delle cabine presenti sull’isola. I detenuti sono obbligati a completare il primo grado di istruzione, se invece non hanno terminato l’ultimo grado possono scegliere di portarlo a termine, optando tra varie materie tra cui informatica, lingue stranire, agraria, sociologia, matematica e musica. Bastøy è una prigione ecologica: la terra viene lavorata con i cavalli e i rifiuti sono riutilizzati come concime o per soddisfare parte del fabbisogno energetico. Fatta eccezione per il pulmino dei visitatori e alcuni trattori, di auto qui non se ne vedono. Le bici, invece, sono ovunque. Sull’isola lavorano 69 persone, nessuna di loro è armata e solo 5 si fermano la notte. Il motto è “riabilitare, non castigare” e sembra funzionare: l’84% dei detenuti che sono stati a Bastøy non infrange nuovamente la legge, il tasso di recidiva è di appena il 16%. Mentre se guardiamo ad altre nazioni europee o agli Stati Uniti le percentuali sono invertite: 75% di recidiva e solo il 25% di detenuti non tornano a delinquere.

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I norvegesi credono talmente tanto che un trattamento penitenziario umano possa garantire la riabilitazione e il reinserimento dei detenuti che nel 2010 hanno inaugurato un altro penitenziario-non-penitenziario: Halden, progettato dall’architetto danese Erik Møller, costato quasi duecento milioni di euro e il lavoro di dieci anni, può ospitare 252 detenuti ognuno dei quali costa allo stato 85mila euro l’anno (la Norvegia riesce ad investire nel sistema carcerario garantendo un welfare elevato a tutti i cittadini). La prigione sorge su circa 50mila metri quadri di foresta tipica del sudest norvegese, un paesaggio composto di cespugli di mirtillo, pini silvestri, felci, muschi e betulle, ma c’è comunque un muro perimetrale ben in vista a separarla dalla campagna circostante,  affinché nessuno dimentichi la propria condizione, senza che questa sia un peso. Ogni cella è dotata di televisione, frigorifero e finestre prive di sbarre per permettere un maggiore afflusso di luce. Oltre ad una cucina comune e una foresteria per i parenti che si fermino in visita, i detenuti hanno a disposizione spazi comuni (ogni 10 o 12 celle) per attività fisiche, creative ed istruttive: sono offerti infatti corsi di cucina e di musica. Inoltre il carcere di Halden è anche provvisto di uno studio di registrazione, un percorso per il jogging e di una parete per l’arrampicata. Metà delle guardie carcerarie sono donne e tipicamente non armate. Questo perché le pistole “[creano] intimidazione non necessaria e distanza sociale”. Anche in questo caso i numeri parlano a favore: solo il 20% dei detenuti viene nuovamente arrestato nei due anni successivi alla scarcerazione.

Se stai leggendo questo articolo e ti trovi in Italia, è possibile che tu abbia pensato che semmai ti trovassi nella condizione di violare la legge ti converrebbe farlo in Norvegia per poter finire in uno di questi carceri. In realtà, però, quando si è “dietro le sbarre” non importa che queste ci siano materialmente, ma solo il motivo per cui si ci trovi: aver violato lo spazio di vita di un altro essere umano. Ma ecco! ciononostante, i detenuti continuano ad essere trattati come essere umani, ed è ciò che fa la differenza! se tratti qualcuno come un animale non puoi stupirti se in seguito lui continui a comportarsi come tale.

Lo sapevano bene i padri costituenti nel ’48 e lo dovremmo rammentare noi oggi.

 

di Angela Cutillo

Author: Angela Cutillo

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