APPLICABILITÀ DELLE ATTENUANTI AL REATO DI VIOLENZA SESSUALE: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE TRA INCOMPRENSIONI E VUOTI DI TUTELA.

Particolarmente criticata è stata la recente sentenza (n.39445/14, ndr) della Corte di Cassazione, terza sezione penale, che ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia la quale aveva escluso la concedibilità dell’attenuante di minor gravità all’imputato macchiatosi di violenza sessuale nei confronti della moglie.
La Corte d’Appello di Venezia aveva escluso la possibilità di concedere l’attenuante prevista dall’art. 609bis u.c. ritenendo che, il solo fatto che la violenza consumatasi fosse stata completa, fosse idoneo ad escludere che il reato potesse configurarsi come di “minor gravità”.
Come accennato, la Corte di Cassazione (la quale, ricordiamo, non è giudice di merito) ha annullato tale sentenza e lo ha fatto sulla base di una motivazione che è certamente più garantistica di quella che a prima vista potrebbe sembrare. Il nostro giudice di legittimità ha infatti sottolineato, accennando anche a precedenti della Corte stessa, che il discrimine tra violenza sessuale di minore o maggiore gravità, non può fondarsi sull’elemento quantitativo della violenza (cioè più grave se violenza completa, meno se violenza non completa), ma deve necessariamente fondarsi su altri elementi, indicati dallo stesso codice penale, quali condizioni fisiche e mentali della vittima, grado di coartazione, danni psichici procurati e così via. Se così non fosse, dice la Corte, si riproporrebbe in altri termini quella dicotomia violenza sessuale/atti di libidine che il legislatore ha certamente inteso superare (ai fini di maggiore e non di minor tutela,ndr), parlando in generale di “atti sessuali”.
Senza dubbio il solo accostare il termine “attenuanti” ad un crimine così atroce come la violenza sessuale fa accapponare la pelle e suscita, come in effetti ha fatto, grande sgomento.
Ma d’altro canto, la sentenza della Cassazione non è oltremodo criticabile: la Corte si è comportata da giudice e, nell’ambito della sua funzione nomofilattica, ha suggerito all’interprete la strada da seguire.
Diverso poi è chiedersi per quale ragione il legislatore abbozzi questa ipotesi di minor gravità senza preoccuparsi di ulteriormente specificare i casi a cui è applicabile, come sarebbe opportuno fare in relazione ad un reato che così prepotentemente attenta alla dignità umana. Pertanto, se vuoto di tutela c’è, esso è a livello normativo. Ma questa è un’altra storia….

-Maria Alvino

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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