Amianto: come smaltirlo correttamente

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Anche se sono trascorsi quasi venticinque anni dall’emanazione della legge che ha vietato la produzione e commercializzazione dei manufatti contenenti amianto (Legge n°257/1992 e successivi decreti ministeriali), i problemi legati allo smaltimento e alla nocività di questo minerale fibroso non sono ancora stati risolti. Infatti, accertata ormai da lungo tempo la pericolosità dell’amianto per la salute e la vita dell’uomo (gravi malattie dell’apparato respiratorio e della pleura, tra le quali il cancro), ci si chiede come sia possibile trovarlo ancora nelle case e nei fabbricati, o ancor peggio, abbandonato illegalmente nelle discariche-strade a cielo aperto che tanto caratterizzano i nostri territori. Sono diverse le cause del fenomeno e vanno dall’ignoranza alla malavita, dall’assenza di controlli da parte dello Stato alla negligenza del cittadino, dall’incompetenza delle imprese a quella del privato. A riguardo una possibile risposta potrebbe anche risiedere nella normativa sanzionatoria prevista per l’abbandono di amianto sul suolo pubblico (D.Lgs 152/2006), la quale non rientra nell’ambito del diritto penale (a meno che non si configuri il reato ex art. 452-bis c.p ), ma prevede solo pesanti sanzioni amministrative per il privato “fai da te” , che vanno dai 300 ai 3.000 euro e l’obbligo di rimozione, smaltimento e ripristino dello stato dei luoghi. Data la diffusione del problema, specialmente nel nostro territorio, è lecito pensare se una normativa più severa a riguardo possa ritenersi come coadiuvante strumento di risoluzione. Ma, al di là delle questioni giurisprudenziali e dottrinali, in questa sede può essere utile avere informazioni sulla corretta procedura di rimozione e smaltimento di questo rifiuto pericoloso. La normativa vigente (D. Lgs. 9 Aprile 2008 n.81, che da ultimo disciplina organicamente tutta la normativa storica sull’amianto) non prevede necessariamente l’obbligo di bonifica, in quanto l’effettivo pericolo per la salute si manifesta se il materiale rilascia fibre in maniera significativa e, anche qualora fosse necessaria la bonifica, questa non prevede esclusivamente la rimozione.

In sintesi gli adempimenti a carico del proprietario o dell’amministratore di condominio sono:
– l’obbligo d’indagine per verificare la presenza di amianto con conseguente obbligo, in caso di riscontro, di attuare un programma di controllo e manutenzione dei manufatti e di verifica delle coperture;

-l’obbligo di bonifica nel caso in cui dal programma di controllo e dalla verifica dei manufatti risulti un cattivo stato di conservazione o un rilascio di fibre oltre determinati valori.

Per la bonifica il privato deve affidarsi a ditte specializzate, abilitate ad eseguire i lavori. Queste sono imprese iscritte all’Abo nazionale gestori ambientali, con coordinatore ed operai specificamente qualificati. La ditta deve redigere un “piano di lavoro” da presentare all’ASL competente per territorio almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori (eccetto casi di urgenza). Trascorsi i 30 giorni scatta il silenzio-assenso.

Tuttavia, come accennato in precedenza, non è sempre necessaria o possibile la rimozione, ma la bonifica o la messa in sicurezza può avvenire secondo tre modalità:
a) incapsulamento, trattando con vernice il materiale, ricostruendo in questo modo la superficie e impedendo la fuga delle particelle; b) confinamento, cioè la chiusura dietro murature; c)rimozione e smaltimento del materiale. Inoltre è importante sottolineare che lo smaltimento di amianto effettuato da ditte non autorizzate comporta l’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da € 2.600,00 a € 26.000,00 (256 D.Lgs. 152/2006). Anche il proprietario sarà responsabile nel caso non adempia a precisi obblighi di accertamento a suo carico, ossia che il soggetto al quale sta affidando i lavori possegga tutte le autorizzazioni previste e verificare che vengano effettuate le comunicazioni agli Uffici Aziende Sanitarie Provinciali competenti e, a smaltimento avvenuto, deve chiedere copia del documento di trasporto a smaltimento cioè il Formulario di Identificazione Rifiuto (FIR) dove sono riportati i soggetti coinvolti, il luogo oggetto di bonifica ed i manufatti rimosse.

Spiegata la procedura da seguire, il proprietario può usufruire di incentivi per la rimozione dell’amianto, con la detrazione Irpef al 50% delle spese sostenute fino a un ammontare massimo di 96 mila euro per unità immobiliare, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2017 che ha prorogato fino al 31 Dicembre 2017 la possibilità di usufruire di questo Bonus Ristrutturazioni ( in pratica chi spende 15 mila euro per la bonifica dall’amianto ne potrà recuperare 7500 in 10 quote annuali). Collegato ambientale alla Legge di Stabilità stessa, è stato approvato un emendamento presentato dal Governo che prevede un credito di imposta del 50% delle spese sostenute  per interventi di bonifica dell’amianto anche su beni e strutture produttive. I fondi previsti per tale attività ammontano a 5,6 milioni di euro per il triennio 2017-2019.

Ciò significa che gli elevati costi (che oscillano dai 12 ai 25 euro a metro quadro in base alla quantità da rimuovere) non possono essere più una giustificazione per i proprietari, anche se in ogni caso davanti al bene inviolabile della salute e della vita non esistono scusanti. Per questo è fondamentale che i Comuni e le Amministrazioni sanitarie adempiano al loro compito di rilevazione e censimento delle micro-discariche sul territorio (art. 2 Legge 17/ 2003)  e che ognuno di noi, nel proprio piccolo, si adoperi per tutelare l’unica cosa veramente preziosa: la nostra casa Terra e la nostra irripetibile vita.

 

 

 

 

 

Author: Francesco Manco

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